Posted On 21 luglio 2017 By In Innovazione, News With 108 Views

“Italia, sei poco innovativa”

innovazione the procurement

Le startup riprendono la crescita. Dopo gli ultimi due anni di stenti, gli investimenti nella ricerca e sviluppo hanno ripreso la crescita (da 116 mld a 176 mld di dollari tra il 2005 e il 2015). Questo quanto è emerso dal rapporto  “Innovation Summit 2016 Innovazione, benessere e qualità della vita” redatto da Deloitte. 

Innovare è diventato più semplice e veloce, grazie alla recente crescita esponenziale della potenza di calcolo, all’aumento della quantità di dati prodotti ed analizzabili, all’incremento dei device interconnessi e alla riduzione del costo delle tecnologie. L’innovazione ha dunque trovato un terreno fertile per generare prodotti, aziende e sistemi senza precedenti.  Gli esperti del settore prevedono che il 2045 sarà l’anno in cui il progresso tecnologico supererà la nostra capacità di comprenderlo. “Sarà il momento della singolarità tecnologica”. È dunque necessario capire non solo cosa favorisca l’innovazione, ma anche quali siano le sue effettive e concrete ripercussioni sul nostro benessere individuale, su quello di aziende e organizzazioni, e infine sul sistema sociale in generale. Sebbene vi siano infatti innegabili benefici conseguenti all’innovazione  è fondamentale riconoscere i rischi insiti nel processo innovativo e cautelarsi rispetto alle sue limitazioni. Solo affrontando i rischi dell’innovazione (dal cyberbullismo alla startup bubble) si può catturare il meglio, ottenendo un miglioramento del sistema economico, sociale e ambientale. Ma i rischi dell’innovazione non saranno solo quelle che abbiamo visto fino a oggi: la spinta inarrestabile del progresso cambierà anche il futuro che pensiamo di conoscere. “Non basteranno quindi barriere regolamentari per arginare il cambiamento nei paesi più sviluppati, perché l’innovazione prenderà comunque piede in aree meno sorvegliate del pianeta”.

Il report di Deloitte evidenzia come a livello europeo l’innovazione ha un valore importante nello sviluppo del benessere, seppur con prospettive incerte a causa del contesto economico. Nel dettaglio gli europei si sentono più giovani dell’età che hanno (solo il 6% giudica insufficiente il proprio stato di benessere psico-fisico) e più giovani dei rispettivi coetanei (in Italia la pensa così 1 cittadino su 2, e sono soprattutto gli Over 65, vs 39% media europea), attenti alla forma fisica (il 44% pratica sport 1 o 2 volte a settimana), e rispetto a 10 anni fa curiamo di più il nostro benessere (solo il 6,5% in Italia vs 7,3% a livello europeo, è mento attento). Per tutti la chiave del benessere è l’alimentazione (al primo posto in 4 Paesi su 5), ambito sentito particolarmente per gli italinai: il 42,1% (vs 14% a livello europeo) segue un regime alimentare regolarmente o per gran parte dell’anno.  L’innovazione ha migliorato lo stato di benessere, perché ha permesso una maggiore disponibilità di informazioni. Gli italiani percepiscono l’Italia come fuori dai giochi, poco innovativa, solo 1 cittadino su 10 crede che l’Italia sia più innovativa di altri, vs 3 su 10 in media a livello EU, grazie a un numero superiore di talenti e maggiori investimenti privati. L’innovazione è quindi un’occasione persa soprattutto perché mancano gli investimenti pubblici: la pensa così il 64% degli Italiani vs 37% media europea. E questo va di pari passo alla qualità della vita. Gli italiani sono i più scontenti (solo il 36% crede che vivere in Italia sia meglio che vivere altrove, vs 58% media EU), a causa di condizioni ambientali peggiori, minori disponibilità economiche e difficile accesso alle strutture mediche; infine, siamo preoccupati da problemi economici, che impattano sulla salute (1 su 3 si controlla solo se necessario, e la motivazione è soprattutto economica).

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