Posted On 29 Marzo 2022 By In Anthology, Interviste, Supply Chain With 362 Views

Unionplast: il caro energia mette in ginocchio le industrie del settore plastica

Intervista a Marco Bergaglio, presidente di Unionplast.

L’aumento dei prezzi di energia, a cui si aggiunge la carenza di materie prime – intensificata ulteriormente con la guerra in Ucraina – sta mettendo in crisi l’industria italiana di trasformazione delle materie plastiche con rischi per tutta la filiera e impatti rilevanti anche su altri settori.

È l’allarme lanciato da Marco Bergaglio, presidente di Unionplast, l’associazione dei trasformatori di materie plastiche italiani parte di Federazione Gomma Plastica.

 

Caro energia e carenza di materie prime: in che modo e in quale misura queste due problematiche influiscono sul settore della trasformazione delle materie plastiche?


L’aumento dei costi energetici e la crescente difficoltà di reperimento delle materie prime sono problematiche che impattano fortemente tutti i comparti energivori del sistema industriale italiano, tra cui anche quello della trasformazione delle materie plastiche, aumentando vertiginosamente i costi di produzione e riducendo la marginalità. In questa situazione, la necessità di non incorrere in pesanti perdite, che metterebbero a rischio le imprese del settore, porta ad un inevitabile incremento dei prezzi delle nostre forniture ai clienti, che ovviamente cerchiamo di contenere il più possibile.

 

Quali sono i principali rischi che corre il settore? Quali le conseguenze a livello operativo?

Il rischio più serio e concreto è quello di non essere in grado di far fronte alle richieste dei nostri clienti, che sono industrie del mondo alimentare, del settore edilizio, del comparto automotive, del mondo della sanità, solo per citarne alcune, quindi con un forte impatto sul consumatore finale: il momento di grave difficoltà che stiamo vivendo influenzerà inevitabilmente i comparti industriali supportati dal settore della plastica, strategici per il nostro paese. Una seconda potenziale problematica è quello di dover chiudere o rallentare i processi produttivi, come già sta avvenendo, con impatti sulla marginalità delle nostre imprese e, a tendere, se il combinato disposto dell’aumento dei costi e della mancata disponibilità delle materie prime non si allenterà, con impatti anche sull’occupazione. Per molte aziende del settore, sia relativamente alle forniture di materie prime che di vendita dei propri prodotti, si sta verificando inoltre una crisi di liquidità, a cui si aggiunge l’estrema difficoltà di mantenere relazioni commerciali con i paesi coinvolti nel conflitto in Ucraina, con conseguenze drammatiche anche dal punto di vista della logistica.

 

Ci saranno ripercussioni anche in altri settori?

Le plastiche sono materiali che portano nel loro Dna l’innovazione continua, di prodotto e di processo e la capacità di servire un gran numero di filiere, come detto in precedenza. La brusca compressione dei margini operativi, dovuta all’aumento dei costi energetici e alla carenza delle materie prime, spesso anch’esse impattate da una crescita dei costi, porta a un’inevitabile ricaduta su tutta la filiera, a monte e a valle. Da parte nostra cercheremo, come detto, di ridurre il più possibile l’impatto sui clienti, ma è chiaro che un impatto c’è e ci sarà, pena la sopravvivenza delle nostre imprese. Sappiamo che il tema è ben presente anche in altri settori energivori, quali il cemento, la ceramica, il vetro, la metallurgia, il legno e la carta. L’impatto è forte anche sul settore della plastica e certamente urgono interventi efficaci per evitare conseguenze gravi per l’intera industria manifatturiera italiana.

 

Per quanto riguarda i prezzi, cosa dobbiamo aspettarci? 

Gli aumenti di prezzo in ogni settore erano già prevedibili dalla fine dello scorso anno per effetto dei rincari dell’energia. Questi si sono consolidati all’inizio del 2022 e ora sono ulteriormente incrementati a causa del conflitto in Ucraina, che ha colpito in maniera decisiva i mercati delle materie prime, sia come reperibilità che come logistica, cui si aggiunge la difficoltà di mantenere rapporti commerciali e produttivi con i paesi in guerra, andando ulteriormente a peggiorare una situazione già complicata. Le aspettative purtroppo non sono per nulla positive.

 

Alcune aziende, vista la situazione così complicata, sono già state costrette a chiudere o a limitare la produzione?

Il caro energia ha iniziato a causare il rallentamento dell’attività di non poche aziende del nostro comparto. In taluni casi, come per la mia azienda, è stata temporaneamente interrotta la produzione per evitare di lavorare in perdita. Il fenomeno è ancora relativamente contenuto ma potrebbe peggiorare rapidamente, se non ci sarà un calmieramento dei costi energetici e un miglioramento sulle filiere delle forniture di materie prime. Altra problematica che sta interessando un crescente numero di aziende di medie dimensioni del settore è la crisi di liquidità, che minaccia la loro stessa sopravvivenza: se la produzione non è più redditizia, i macchinari vengono spenti e il rischio è che si interrompano catene di approvvigionamento molto importanti.

 

 Quali sono le possibili vie di uscita?

Per cercare di uscire da questa drammatica situazione, crediamo che sia necessario fare sistema e lavorare insieme a Confindustria e alle Istituzioni per trovare soluzioni che possano innanzitutto calmierare l’aumento dei costi energetici. Siamo un Paese industrializzato e una grande nazione manifatturiera povera di materie prime, in un’Europa che ha cessato di investire e difendere il suo mercato proprio dove occorre. Nell’ottica di un processo di decarbonizzazione agognato dalle istituzioni europee, possiamo certamente promuovere il potenziamento dell’energia da fonti rinnovabili, ad esempio grazie al fotovoltaico da installare negli spazi messi a disposizione dalle nostre imprese, come edifici industriali o terreni di proprietà industriale.  In questo modo potremmo renderci meno dipendenti dall’estero per gli approvvigionamenti, creando allo stesso tempo nuovi input per una concreta transizione ecologica. Occorre inoltre che gli Enti di ricerca, di formazione, di normazione e di certificazione, di recupero e riciclo a noi più vicini diventino nostri naturali partner nello sviluppo di progetti di attuazione del PNRR, con lo scopo di educare e divulgare informazioni puntuali e corrette facendo chiarezza rispetto ai temi della sostenibilità, della transizione ecologica e – più nello specifico – della raccolta differenziata e del riciclo.

 

 Marco Bergaglio

Presidente Unionplast – Associazione Italiana Trasformatori Materie Plastiche

 

 

 

 

 

 

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