Posted On 31 marzo 2016 By In Benchmark With 641 Views

Agricoltura: più giovani nei campi, ma attenzione a concorrenza e calo dei prezzi

L’Italia agricola ha finalmente ripreso a crescere, mettendo a segno nel 2015 un aumento di valore aggiunto del +3,8% rispetto ai 32 miliardi di euro riportati nell’anno precedente (Fonte: Istat). Ma analizziamo meglio i numeri..

Questo interessantissimo aumento compensa però solo in parte il drastico calo registrato dal settore tra il 2014 ed il 2013 quando c’è stata una flessione del -6,6%.

Il comparto agricolo è quindi pronto a ripartire dal dopo Expo. I numeri relativi al 2015, hanno rinsaldato il settore grazie ad un interessante incremento dell’occupazione giovanile del +16%, con oltre 20mila posti di lavoro in più rispetto al 2014 che è stato un anno in cui, nonostante le note difficoltà, l’agricoltura ha visto comunque aumentare gli occupati del +1,4%, con una crescita più pronunciata per i dipendenti del +1,9% rispetto a quanto registrato per gli indipendenti del +1,1% (Fonte: Istat).

La positiva spinta del dopo Expo non deve però illudere. Secondo i dati dei primi mesi del 2016, il livello di guardia dei produttori italiani è ritornato a salire in modo assai preoccupante, alimentato dalle fosche nubi che negli ultimi tempi aleggiano sulle campagne italiane. Attualmente il pericolo numero uno è sicuramente il crollo dei prezzi che a febbraio ha fatto registrare indici da “codice rosso”: dal -43% dei pomodori al -27% del grano duro fino al -30% delle arance rispetto allo stesso periodo del 2015 (Fonte: Ismea).

I principali fattori destabilizzanti di un inizio d’anno così difficile per l’agricoltura italiana, secondo la Coldiretti, sono da attribuire agli effetti anomali del clima, all’embargo russo e all’accordo commerciale tra Ue e Marocco sui pomodori. Non solo, ad allarmare ulteriormente il settore sono anche altri fenomeni negativi che, stando sempre alla Coldiretti, partono da lontano: negli ultimi 15 anni una pianta di arance su 3 è scomparsa (31%). Come se non bastasse, ci sono stati anche il dimezzamento dei limoni (-50%) e la riduzione del 18% delle piante di clementine e mandarini.

In un contesto fosco e pieno di luci e ombre, l’unica nota positiva è quella che arriva dal fronte dell’occupazione. In particolare è emerso come sia aumentato l’interesse dei giovani verso l’attività agreste. Effetto della crisi? Dei pochi sbocchi occupazionali? Oppure di una forte propensione delle nuove leve per i cibi sani e sicuri? Questo è difficile dirlo, certo è che l’agricoltura oggi è vista con occhi nuovi dai ragazzi tra i 18 e 35 anni che, in controtendenza rispetto al passato, hanno deciso di sporcarsi le mani con la terra cogliendo le buone opportunità che il settore offre per fare impresa.

Non a caso, il ministero delle Politiche agricole, nel tentativo di favorire il ricambio generazionale dell’agricoltura che ha un indice di invecchiamento superiore alla media europea, ha messo in campo una serie di incentivi (mutui vantaggiosi e detrazioni fiscali) in favore degli under 40 e 35 per acquistare o affittare terreni.

Interessante analizzare i dati dello studio “The European House – Ambrosetti” – dal quale emerge come il settore agricolo sia anche quello che manifesta la maggiore incidenza dei fenomeni di sommerso occupazionale (il tasso di irregolarità per i lavoratori impiegati nel settore dell’agricoltura è l’unico ad essere aumentato passando dal 18,5% del 2000 al 22,3% del 2013), con una differenza non particolarmente significativa fra Nord e Sud Italia (i dati oscillano fra il 25,7% del mezzogiorno, il 24,9% del Nord-Est, il 24,6% del Centro, il 22,7% del Nord-Ovest).

Ma quali sono i numeri del caporalato ( antichissimo sistema di organizzazione del lavoro agricolo temporaneo) oggi in Italia?. Lo studio Ambrosetti li fornisce: 80 distretti agricoli, 400.000 lavoratori coinvolti con salario giornaliero inferiore del 50% rispetto a quello previsto dai contratti nazionali. Alcuni dati allarmanti riguardano anche la tutela della salute dei lavoratori: almeno 10 le vittime del caporalato nell’estate 2015, il 72% dei lavoratori ha presentato malattie che prima dell’inizio della stagionalità non si erano manifestate, il 64% dei lavoratori invece non ha avuto accesso all’acqua corrente.

Il settore agricolo per essere un valore aggiunto ha quindi bisogno senza dubbio della massima trasparenza soprattutto dal punto di vista contrattuale.
Sono molti infatti i lavoratori che macchiano questo settore lavorando in nero o comunque a cifre basse, praticamente sottopagati, creando una vera è propria concorrenza sleale che a volte non fa altro che indebolire il settore. Che ben vengano quindi nuovi incentivi per rilanciare l’occupazione del settore agricolo.