Posted On 9 dicembre 2015 By In Benchmark With 548 Views

Attenzione alle etichette energetiche: 1 su 2 è fuori norma

Siamo arrivati al terzo e ultimo round del progetto MarketWatch di Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino co-finanziato dalla Commissione Europea per verificare la corretta applicazione delle etichette energetiche in Italia.

Con il rapporto Etichetta Furbetta Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino diffondono i dati dell’indagine sulla corretta applicazione delle etichette energetiche in Italia su frigoriferi, congelatori, cantinette per vino, televisori, lavatrici, lavastoviglie, lampadine, condizionatori, forni elettrici ed a gas, asciugatrici, lavasciuga, aspirapolveri, ed anche cappe aspiranti, che da quest’anno hanno la loro etichetta.

Su 4.637 prodotti controllati tra negozi fisici (2.704) e negozi online (1.933), il 57% è risultato etichettato correttamente: l’81% nei negozi fisici e solo il 23% nei negozi online. Il 43% dei prodotti risulta quindi venduto senza etichetta o con l’etichetta scorretta, un dato elevato, ma che segna un miglioramento rispetto all’indagine 2014, quando i problemi delle etichette hanno riguardato un prodotto su tre.

Toscana, Lazio e Veneto sono le regioni dove stavolta sono stati controllati 6 negozi specializzati in elettrodomestici ed elettronica, 3 grandi superfici di vendita di mobili e complementi d’arredo e 3 supermercati. I negozi di arredo si confermano quelli con il più altro grado di non conformità (53%), mentre uno dei due supermercati visitati presenta la più alta percentuale di mancata etichettatura (77%).

In questi negozi, gli elettrodomestici dove più facilmente è stata riscontrata la mancanza di etichetta sono gli aspirapolvere (32% venduti SENZA etichetta) e i televisori (18%), assieme a -comprensibilmente- le ultime arrivate nella famiglia delle etichette ovvero le cappe aspiranti delle quali una su due è venduta senza etichetta. La categoria migliore? Le lavastoviglie: meno del 2% è senza etichetta. Va sottolineato che solo in un negozio su quattro è stato possibile prendere visione della scheda tecnica informativa che la normativa impone di mettere a disposizione, su richiesta, e che fornisce informazioni suppletive rispetto all’etichetta.

I negozi online, invece, registrano una non conformità del 77%. Si tratta di un valore molto alto se si considera che dal 1 gennaio 2015 è entrata in vigore una specifica normativa che impone la presenza dell’etichetta energetica in evidenza accanto alla foto del prodotto e soprattutto se consideriamo che ben 8 dei 12 negozi fanno riferimento a grandi catene specializzate, che evidentemente trattano i clienti online come clienti di serie B, in relazione alle informazioni fornite. Solo il 23% dei prodotti controllati nei negozi online è da considerarsi correttamente etichettato, e moltissimi siti ancora non si sono adattati alla normativa che prevede l’obbligatorietà delle etichette anche online.

Si sono scelti, di base, per ogni categoria di prodotto i 20 prodotti più efficienti e i 20 prodotti più economici presenti nel negozio. Tra le categorie di prodotto meno virtuose online ritroviamo le cappe aspiranti (89% non conformi), i televisori (75%) e i forni (64%). Si è data la preferenza ai negozi online dei grandi superstore dell’elettronica (8), senza trascurare però gli spazi di vendita esclusivamente online (3) e il sito di una grande catena di supermercati.

Per ultimo, una nota sui prodotti che sono ormai troppo energivori per stare sul mercato e che sono stati quindi messi al bando tramite la direttiva Ecodesign: frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie al di sotto della classe A+ e aspirapolvere con potenza superiore ai 1800W. Il progetto ha monitorato anche questi e scoperto che il fenomeno è fortemente ridimensionato ma ancora presente: abbiamo trovato in vendita (soprattutto online) 3 lavatrici e 2 frigoriferi al di sotto della classe A+, 7 televisori e 2 aspirapolvere.

Se venissero correttamente applicate le direttive Ecodesign ed Etichetta Energetica, il taglio annuale alle emissioni di CO2 sarebbe di circa 500 milioni di tonnellate, pari a quelle del parco auto circolante in Europa e la loro applicazione potrebbe far risparmiare quasi 400 euro a famiglia, mettendo i consumatori in condizione di scegliere correttamente i prodotti in vendita.

Invece emerge un grave problema riguardante le vendite on line che sono destinate ad aumentare in maniera esponenziale nei prossimi anni. Gli organi di vigilanza, primi fra tutti il MISE, l’Autorità Antitrust e la Polizia postale dovrebbero intervenire tempestivamente.

Già pubblicata su Gogreen