Posted On 21 gennaio 2016 By In Benchmark With 524 Views

Cresce l’attenzione sul tema dell’edilizia scolastica, ma i vecchi problemi restano

a cura di [GoGreen]. Legambiente ha presentato il XVI Rapporto Ecosistema Scuola, l’indagine annuale sulla qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi scolastici della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 96 capoluoghi di provincia.

Per Legambiente sono ancora tante le questioni da affrontare: prima fra tutte la forte disparità territoriale che c’è tra Nord, Sud ed isole del Paese in fatto di qualità del patrimonio edilizio scolastico, di investimenti, servizi e buone pratiche sostenibili.

Nella Penisola su 6.310 edifici, circa il 65% è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica del 1974. Il 39% necessita di interventi di manutenzione urgente, il 29,3% si trova in aree a rischio sismico, il 10% in aree rischio idrogeologico e il 10,4% in aree a rischio vulcanico.

Sono, poi, ancora davvero poche le scuole costruite con criteri di bioedilizia, sono solo lo 0,6%, mentre solo l’8,7% sono quelle edificate con criteri antisismici. Sul fronte delle pratiche sostenibili, aumentano gli edifici (14,3%) che usano energia rinnovabile mentre si registra un calo del servizio scuolabus e dei servizi scolastici. A guidare, invece, la graduatoria della qualità dell’edilizia scolastica sono sempre le città del nord. Al primo posto svetta Trento, seguita da Reggio Emilia e Forlì. Quest’anno Roma è tra le città escluse dalla graduatoria, perché ha inviato meno del 50% dei dati richiesti.

Per quanto riguarda i servizi scolastici, solo nel 5,3% delle mense scolastiche si servono pasti interamente biologici, così come la media di prodotti biologici che si attesta al 51,3%. Scendono poi al 55,9% le scuole che nelle mense servono acqua di rubinetto (nel 2013 erano il 65,1%). Anche i servizi relativi alla mobilità-scuola non decollano: solo il 25,8% delle scuole usufruisce del servizio scuolabus, mentre il 5,9% del servizio pedibus. Questo comporta un maggiore utilizzo nel percorso casa scuola del mezzo privato, che sta generando in prossimità degli edifici scolastici problemi di gestione della sicurezza, della salubrità e di qualità della vita.

Dati positivi arrivano, invece, dalla raccolta differenziata: nelle scuole si differenziano soprattutto carta (83,5%) e vetro (63,3%). In aumento la raccolta di organico che passa dal 48,3% del 2010 al 65,6% del 2014 e delle pile che passa dal 33,9% del 2010 al 55% del 2014. L’uso delle energie rinnovabili segna quest’anno una crescita, passando dal 13,6% del 2013 al 14,3% del 2014.

Tra gli edifici che utilizzano rinnovabili, la maggior parte presenta pannelli fotovoltaici (71,1%), e impianti solari termici (23,4%). Cresce la copertura dei consumi da fonti rinnovabili, con il 44,5%. A livello regionale fanno da portabandiera per l’utilizzo di fonti energetiche alternative Abruzzo e Puglia con rispettivamente il 40% e il 53,9% delle scuole. Maglia nera alla Lombardia, dove solo il 2,8% delle scuole utilizzano fonti rinnovabili, e a Campobasso, capoluogo molisano dove nessuna scuola utilizza fonti energetiche alternative.

Per quanto riguarda gli edifici scolastici esposti a situazioni di rischio ambientale indoor e outdoor, scendono al 90,3% i Comuni che hanno effettuato monitoraggi sulla presenza di amianto negli edifici scolastici nonostante i casi certificati di amianto siano passati dal 7,5% del 2013 al 10,1% del 2014. In flessione i dati sul radon, che viene monitorato dal 30% delle amministrazioni contro il 32% del 2013. I casi certificati restano costanti (0,5%), mentre non risulta significativa la crescita delle azioni di bonifica effettuate negli ultimi due anni.

Rispetto alle fonti d’inquinamento elettromagnetico, quest’anno è stato inserito nel questionario di Ecosistema Scuola il monitoraggio da Basse Frequenze e da Alte Frequenze, entrambi risultati tuttavia quasi pari allo zero. In crescita invece gli edifici in prossimità di elettrodotti (3,7%) e di antenne cellulari (15,4%), mentre diminuiscono di poco quelli nelle vicinanze di emittenti radio televisive. Aumentano anche gli edifici scolastici posti tra 1 e 5 km da aree industriali (17,8%), strutture militari (6,5%), aeroporti (11,7%).

Anche quest’anno si riconfermano in testa alla graduatoria nazionale di Ecosistema Scuola le città capoluogo del centro nord. Svetta al primo posto Trento, seguita da Reggio Emilia e Forlì. Ci sono poi Verbania (al quarto posto), Piacenza (al quinto posto), Biella (al sesto posto), Bolzano (al settimo posto), Pordenone (all’ottavo posto), Brescia (al nono posto) e Gorizia (al decimo posto).

Gli altri Comuni che guidano la graduatoria si distinguono per i dati complessivi ma anche per singole peculiarità. Come Bolzano, tra i primi dieci Comuni che investono di più sia in manutenzione straordinaria che ordinaria. Oppure Reggio Emilia con 66 edifici su 87 con piste ciclabili nelle vicinanze che favoriscono la raggiungibilità della scuola in modo ecologico. Singole specificità che talvolta vedono protagonisti altri comuni come Como e Verona che riescono a coprire, negli edifici dove sono presenti impianti di energia rinnovabile, il 100% dei consumi. Ci sono poi Brindisi, L’Aquila e Pisa che di distinguono per somministrare pasti 100% bio nelle mense scolastiche. Lucca, Macerata, Siena sono invece le città che garantiscono il servizio di scuolabus a tutte le scuole.