Posted On 1 marzo 2016 By In Benchmark With 594 Views

Gli scenari della globalizzazione: Il Connectivity Index di McKinsey

In un mondo interconnesso anche il valore dell’economia cambia. Nell’era della globalizzazione digitale il valore di un’economia si misura dal valore dei suoi flussi: non parliamo più solo di beni e servizi ma anche di dati.

Se il dato crea ricchezza, questa non è una buona notizia per l’Italia visto che nella classifica mondiale dei flussi siamo ancora l’ottava potenza mondiale con un valore nel 2014 di quasi 1.600 miliardi di dollari, la nostra capacità di inserirci nel vortice degli scambi globali è molto più ridotto. A tal proposito il McKinsey Global Institute ogni anno redige un report sugli scenari della globalizzazione e specificatamente sul fronte della digitalizzazione globale , siamo al 17esimo posto in materia di “ connessività “.
Tutto ciò vuol dire che produciamo troppo per noi stessi e poco per un mondo interconnesso in cui i consumatori, siano i singoli utenti o grandi imprese in cerca di beni, semilavorati e servizi, non comprano più “sotto casa “ ma ovunque nell’universo mondo dove possono trovare esattamente quello che cercano alle migliori condizioni.
Non è un caso che in cima alla classifica Connectivity Index di McKinsey ci sia proprio Singapore, un’economia in grado di muovere flussi pari quasi a 5 volte il suo stesso Pil. Subito dopo ecco l’Olanda, gli Usa e la Germania. La Cina segue la Gran Bretagna e precede la Francia che a sua volta è solo di una posizione sopra il Belgio.
Se si era in cerca di un modo di valutare l’economia diverso dal vecchio Pil, ecco una risposta: il calcolo dei flussi valuta infatti una molteplicità di fattori: non più i soli beni materiali e i servizi, ma anche i dati; non più solo la finanza ma anche l’apertura delle popolazioni, la loro capacità di aprirsi a culture e esperienze diverse visto che anche questo crea ricchezza.
Primi effetti di questa era della connessione sono la creazione di grandi comunità di utenti per piattaforme. Se considerassimo le web community come paesi, oggi Facebook con i suoi 1.6 miliardi di “abitanti“ sarebbe più grande della stessa Cina. You Tube e Whatsapp sarebbero appena più “piccoli” dell’India. Instagram più grande degli Usa e Amazon più grande del Brasile.
L’e-commerce e la connettività ad esempio, stanno dando come risultato quello che anche la più piccola impresa artigianale può avere una vetrina grande come tutto quanto il mondo. Gli effetti si vedranno sempre più nei prossimi anni: secondo la stima di McKinsey, di qui al 2020 il numero globale di utenti che compreranno on-line sul mercato domestico resterà stabile (attorno agli 1,2 miliardi), mentre quello di quanti faranno acquisti sui siti esteri triplicherà, dai 300 milioni di oggi a un miliardo. E parimenti il valore dello shopping online crescerà soprattutto nella sua componente estera, che si quintuplicherà. Merito della crescente ”connessività” delle persone: e qui peseranno sempre più formazione, scolarità, qualità dei prodotti culturali a cui ogni paese darà accesso ai suoi “utenti”.