Posted On 12 Ottobre 2021 By In Company news With 32 Views

Analytics: il punto di incontro tra CIO e CPO

Contributo a cura di Fabrizio Fassone, Head of Intelligent Spend Management SAP Italy&Greece

La trasformazione digitale in cui siamo immersi non solo sta generando nuove forme di relazione tra clienti e fornitori da una parte e azienda dell’altra, ma sta ridisegnando i legami anche all’interno delle organizzazioni in una maniera totalmente diversa. I CIO (Chief Information Officer), ad esempio, che da sempre hanno la responsabilità di identificare le tecnologie migliori per il business d’impresa, oggi sono chiamati a collaborare a più stretto contatto con le altre funzioni aziendali. Tra queste, con il CPO (Chief Procurement Officer), una delle figure che grazie alla digitalizzazione può ottenere grandi vantaggi sia per ottimizzare i propri flussi di lavoro sia per introdurre dinamiche di efficienza a beneficio dell’intera organizzazione. In base alla mia esperienza, uno dei punti di congiunzione principali tra l’area di pertinenza del CIO e quella del responsabile acquisti è rappresentato dal mondo degli analytics, il cui mercato anche in Italia, sebbene recentemente rallentato, dimostra una certa vivacità.

Che cos’è il procurement analytics

Il procurement analytics coincide con il processo di raccolta e di analisi di tutti i dati riguardanti l’approvvigionamento allo scopo di creare insight significativi che aiutino il CPO a compiere decisioni basate, appunto, sui dati. La difficoltà in un tale processo deriva dalla eterogeneità dei dati e delle sorgenti da cui provengono, motivo per il quale l’analytics nel procurement necessita dell’intervento del CIO soprattutto nella fase di selezione delle soluzioni in grado di attingere a sistemi plurimi (dai classici ERP alle piattaforme web aziendali), di armonizzare, classificare e, alla fine, convogliare in un cruscotto riepilogativo le informazioni di cui il CPO ha bisogno. Non tutte le informazioni, infatti, hanno rilevanza ai fini delle attività del responsabile acquisti, per questo è fondamentale la collaborazione con il CIO affinché siano individuati gli indicatori KPI (Key Performance Indicator) che servono a comprendere andamento del mercato, affidabilità dei fornitori, rischi eventuali nelle consegne e così via.

I KPI che servono al Chief Procurement Officer

Quando dialogo con i CPO, per loro è molto chiara la tipologia di KPI che gli occorre avere sottomano. Dallo storico della spesa per fornitore a quello per area geografica, dalla spesa relativa ai subcontractor all’analisi economica e finanziaria del fornitore, fino a quella di gestione complessiva di ciascun fornitore. Le variabili, poi, si riferiscono allo specifico mercato in cui opera l’azienda, ma in generale è il CPO che deve suggerire al CIO quali sono gli indicatori più idonei che un sistema tecnologico deve includere e che una dashboard intuitiva deve visualizzare.

Secondo un recente sondaggio di Deloitte, la maggior parte dei Chief Procurement Officer intervistati considera l’ambito analytics come uno tra quelli destinati ad avere il maggior impatto sul business dell’azienda. Dallo stesso studio si evince che i CPO, pur essendo ancora molto concentrati sui costi, hanno ampliato le loro proposte di valore per influenzare la domanda, guidare l’innovazione e lavorare con fornitori e partner strategici.

Le varie applicazioni degli analytcs per il CPO

I risultati della survey di Deloitte fugano un malinteso che tenderebbe a far coincidere il procurement analytics esclusivamente con l’analisi della spesa. In realtà gli analytcs toccano tutte le sue attività. In particolare:

Gestione delle categorie

Questa classe di analytcs permette ai manager di identificare le opportunità di risparmio, segmentare e dare priorità ai fornitori, affrontare i rischi di approvvigionamento e facilitare l’innovazione.

Sourcing strategico

Consente di evidenziare i tempi e le aree migliori per eseguire sourcing e richieste di offerta, selezionando i fornitori da includere nei progetti di sourcing anche alla luce delle rispettive posizioni di rischio.

Gestione dei contratti

Forniscono valore nella gestione del ciclo di vita dei contratti, suggerendo ad esempio se debbano essere rinegoziati o se vi sono elementi nuovi da aggiungere nelle trattative.

Procure-to-pay

Questo modello di analytics misura i cicli degli ordini di acquisto così da migliorare i termini di pagamento, scoprire opportunità di sconti, pagamenti errati ed eventuali frodi.

Sostenibilità

Mi sono già occupato in precedenza del valore della sostenibilità per il procurement. Posso ora aggiungere che gli analytics in materia abilitano a verificare l’impatto ambientale o sociale delle decisioni di approvvigionamento in modo da guidare quelle più sostenibili.

Alla luce di quanto richiamato sopra, è dunque evidente che la collaborazione tra CIO e CPO oggi si fonda sul comune obiettivo, che è poi dell’azienda nel suo complesso, di trasformare i dati in informazioni essenziali per le diverse aree di business. Nel caso del responsabile acquisti, questo coincide con l’avere a disposizione un quadro quanto il più completo, attendibile e tempestivo sulla rete di fornitura. Il che è possibile soltanto con strumenti digitali idonei che il CPO deve scegliere e gestire in stretta sinergia con il CIO.

Leggi l’articolo completo, condividilo con i tuoi contatti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.