Posted On 15 Giugno 2022 By In Company news With 63 Views

I risultati del Rapporto sul Procurement indiretto 2021 di RS Components Italia: a che punto è il nostro paese

La riduzione dei budget operativi e la gestione efficiente dell’inventario rimangono le due sfide principali per i professionisti del settore MRO, a cui quest’anno si aggiungono nuove pressioni per migliorare sostenibilità ed etica.

A dimostrarlo i risultati dell’indagine del Gruppo RS sullo stato dell’approvvigionamento di prodotti MRO realizzata in collaborazione con il Chartered Institute of Procurement & Supply Chain (CIPS).

La ricerca, condotta su oltre 1300 responsabili di procurement globale di grandi e medie imprese, include i dati EMEA e fornisce una panoramica approfondita sulla posizione strategica del Cpo e del grande impegno dei team di procurement per assicurare la continuità di business, ma anche per generare valore all’interno dell’organizzazione.

In Europa più della metà degli intervistati ha dichiarato che il Covid-19 ha sconvolto la loro supply chain e che ad affrontare le maggiori difficoltà sono state le piccole e medie imprese.

Una fotografia che trova un riscontro anche nel nostro Paese come ha spiegato Diego Comella, Managing Director di RS Components Italia, sottolineando come la vulnerabilità dei mercati abbia reso evidente l’impossibilità di continuare a fare “business as usual”. Al contrario, le aziende devono ripensare i propri processi per renderli più resilienti ma anche più sostenibili.

La ricerca ha evidenziato cinque priorità per i team di approvvigionamento MRO, portando alla luce il ruolo chiave dei responsabili di procurement per garantire successo e vantaggio competitivo all’interno delle organizzazioni.

 

1. Adottare un approccio etico e sostenibile

Dal feedback degli intervistati è emerso chiaramente che il procurement etico e sostenibile è diventato una priorità per un maggior numero di organizzazioni rispetto al passato. L’indagine suggerisce che i progetti strategici per affrontare il cambiamento climatico stanno tornando a riscuotere un interesse crescente; da un lato a causa delle crescenti pressioni dei consumatori, dall’altro da quelle degli investitori che sempre più sostengono un’economia green.

 

  • Dall’indagine risulta che più della metà delle organizzazioni di EMEA (59%) ha in atto una strategia di sostenibilità. L’esigenza di un approccio etico e sostenibile è sentita più che mai dalla funzione Acquisti, che la valuta come una delle due principali pressioni aziendali, seconda solo alla necessità di ridurre i budget operativi. In particolare, la riduzione delle emissioni è balzata in vetta alla classifica delle priorità aziendali, rispetto al 48% del 2020.A livello EMEA il 30% delle organizzazioni intervistate ha una strategia di riduzione delle emissioni di CO2. La maggior parte delle imprese europee, per la precisione il 69% ricicla i propri rifiuti, il 60% usa energia rinnovabile e il 50% raggruppa gli ordini per ridurre il trasporto. Si registra che il ricorso a queste ultime misure è aumentato del 10% nel 2021 rispetto all’anno precedente.

 

  • Le preoccupazioni sulla sostenibilità sono condivise anche dai fornitori. Uno degli intervistati ha dichiarato che è essenziale che i fornitori siano “etici e trasparenti nelle loro attività”. Un altro intervistato ha sottolineato l’importanza di specificare ciò che l’acquirente si aspetta, affermando: “Mettiamo per iscritto tutto quello che ci aspettiamo dal fornitore, come la descrizione del servizio, i termini di consegna, la qualità e gli standard etici”. In questo contesto è emerso che molte aziende del settore MRO possiedono codici di condotta per i fornitori che descrivono nei dettagli i loro requisiti per attività etiche e sostenibili, quali privacy dei dati, diversità e inclusione, occupazione, condizioni di lavoro, misure di salute e sicurezza.

Diego Comella spiega come “le aziende che danno la priorità a modelli di business sostenibili sono più innovative, hanno performance migliori, sono più resilienti agli shock del mercato”.

 

2. Individuare fornitori affidabili

L’indagine evidenza la necessità di individuare fornitori affidabili e condurre una razionalizzazione che permetta di creare partnership più forti e durature. Un intervistato ha dichiarato che la pandemia ha creato un’opportunità per “essere più agili e lavorare più strettamente con i fornitori”.

Inoltre, è emerso che la scelta del giusto fornitore consente alle organizzazioni di garantire il mantenimento degli standard evitando acquisti ad hoc fuori contratto.

 

  • A livello EMEA, più della metà degli intervistati (55%) ha dichiarato che la pandemia ha sconvolto la loro supply chain e ad affrontare le maggiori difficoltà sono state le piccole e medie imprese. Il 52% delle organizzazioni ha riferito che alcuni dei loro fornitori sono usciti dal mercato durante la pandemia.

 

  • Per quanto riguarda la valutazione dei fornitori la puntualità nelle consegne rimane il principale KPI per la maggior parte delle imprese europee (87%), seguita dalla qualità (86%) e dalla reattività (70%).

 

3. Pianificare la continuità aziendale per ridurre il rischio

Circa la metà degli intervistati ha dichiarato di avere in atto una strategia per la pianificazione della continuità aziendale (Business Continuity Planning – BCP).

Per molti del settore, in periodo di lockdown, mantenere la continuità dell’approvvigionamento è stato un obiettivo immediato, piuttosto che pianificato, perseguito attraverso piani di emergenza.

Gli intervistati affermano di aver tratto importanti insegnamenti dall’impatto della pandemia sulla supply chain da sfruttare per elaborare solide strategie di continuità aziendale. In particolare, è emersa la necessità di:

– concentrarsi sulla gestione del rischio di fornitura;

– assicurarsi la disponibilità di fornitori alternativi;

– aumentare le scorte di sicurezza;

– adottare approcci resilienti improntati sulla sostenibilità;

– collaborare a stretto contatto con i fornitori.

 

Marco Beltramo, Sales Director Italia di RS Components Italia, ha commentato i risultati sostenendo che la pianificazione della continuità aziendale sta iniziando ad adattarsi alla nuova situazione attuale di più alto rischio, aggiungendo che “nell’arco dei prossimi 18 mesi o due anni assisteremo al passaggio da un cambiamento di comportamento temporaneo all’integrazione di nuove best practice. È inevitabile che ci sia un periodo di transizione in cui le aziende si adattano, rivalutano e recepiscono il cambiamento”.

Nella sua visione, i team di procurement “hanno l’enorme opportunità di sfruttare una visione più ampia, concentrandosi non solo sul costo dei componenti, e sono nella posizione ideale per farlo”.

 

 4. Gestire efficacemente la relazione con gli stakeholder

Il rapporto con gli stakeholder è diventata per le aziende una competenza fondamentale da sviluppare. Infatti, il 30% degli intervistati a livello di EMEA ha identificato la gestione degli stakeholder in più sedi come una delle principali sfide quotidiane.

Da parte loro le organizzazioni di procurement devono mettere la gestione degli stakeholder al centro della loro strategia. Tuttavia, molti professionisti dell’approvvigionamento di prodotti MRO hanno riferito di aver riscontrato difficoltà nel rapportarsi con gli stakeholder. Il problema principale identificato nell’indagine è la loro resistenza al cambiamento, dovuta soprattutto a una mancanza di tempo e una tendenza alla scarsa reattività.

Inoltre, si registra che il numero medio di rapporti con gli stakeholder interni che i professionisti dell’approvvigionamento di prodotti MRO devono gestire è quasi raddoppiato.

Un intervistato ha riassunto in maniera esemplificativa le problematiche inerenti alla gestione degli stakeholder sostenendo che “gli stakeholder vogliono velocità e qualità. Il procurement deve occuparsi anche di costi, affidabilità e sostenibilità”.

A detta di Marco Beltramo, sviluppare una solida relazione con tutti gli stakeholder sarà fondamentale per capire dove l’approvvigionamento di prodotti MRO può creare valore aggiunto. In particolare, il suo consiglio agli addetti di procurement è quello di farsi coinvolgere dagli stakeholder nella strategia e non solo nella supply chain, collegando i propri KPI con quelli generali dell’azienda nell’ottica più ampia di ottenere risultati significativi per l’intera organizzazione.

 

5. Incrementare le soluzioni digitali

L’indagine mostra un ampio consenso sul fatto che gli strumenti digitali siano la chiave per migliorare l’efficienza di approvvigionamento dei prodotti MRO, attraverso la progressiva automazione e semplificazione dei processi di acquisto.

In generale, è emersa una tendenza diffusa all’utilizzo di modalità di lavoro digitali piuttosto che in presenza. Gli intervistati parlano di “collaborazione digitale” sostenendo che gli strumenti digitali rivestiranno un ruolo maggiore nelle trattative con i fornitori e un punto fermo per le riunioni del team.

Stando ai dati, il 42% delle organizzazioni di EMEA sta automatizzando le operazioni attraverso l’e-Procurement e la stessa percentuale conferma come i propri stakeholder stiano già utilizzando sistemi di acquisto elettronici per elevare i livelli di efficienza dell’approvvigionamento dei prodotti MRO.

Poco più della metà, per la precisione il 51% delle aziende ha riferito un incremento nell’uso di strumenti digitali a supporto dei processi Purchase-to-Pay dall’inizio della pandemia di Covid-19.

Per Marco Beltramo l’investimento in tecnologie innovative permette ai team di procurement di concentrarsi sugli aspetti da cui è possibile ottenere il massimo valore. In particolare, a dedicare più tempo alla collaborazione proficua con i fornitori, a gestire il rischio in maniera proattiva, utilizzando la supply chain per rendere l’azienda più efficiente e realizzare una vera e propria innovazione.

 

In generale i dati EMEA della ricerca di RS rispecchiano l’attuale situazione italiana.

Per quanto riguarda il tema della sostenibilità, nonostante gli ultimi due anni di pandemia, le aziende italiane hanno accelerato la transizione verso modelli più sostenibili con l’obiettivo di consolidarne l’integrazione nel business. Lo rivela un recente report EY, “Seize the Change – futuri sostenibili”, che analizza i più rilevanti e significativi trend di sviluppo sostenibile per le imprese italiane. Secondo la ricerca, il 69% delle organizzazioni ha sviluppato un piano di sostenibilità nel 2021 e il 15% delle società analizzate, che non sono dotate attualmente di un piano di sostenibilità, dichiara di averne previsto lo sviluppo.

Nel complesso, il 53% delle aziende afferma di aver incluso azioni inerenti al cambiamento climatico all’interno del proprio piano industriale e il 35% ha già intrapreso un percorso di decarbonizzazione.

In merito alla digitalizzazione, lo studio realizzato dal Procurement Lab di SDA Bocconi, che ha coinvolto con una survey oltre 130 Cpo di imprese italiane rivela una crescita dell’impiego di soluzioni digitali di procurement.

I risultati mostrano che le aziende italiane stanno adottando l’intelligenza artificiale per supportare le diverse fasi del processo di procurement. Il 33% delle organizzazioni analizzate sta esplorando le potenzialità dell’AI con un atteggiamento proattivo che prevede anche collaborazioni con aziende di consulenza, software vendor e altri attori della loro supply chain (clienti e fornitori).

In particolare, secondo l’indagine, l’incertezza nei mercati di fornitura e la necessità di governare scenari complessi ha spinto diverse realtà a introdurre l’AI nei processi di procurement, portando risultati ampiamente positivi, con un bilanciamento uomo/macchina in grado di migliorare sia l’efficienza sia l’efficacia nelle decisioni di acquisto.

 

Diego Comella

Managing Director di RS Components Italia

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.