Posted On 29 Aprile 2021 By In Company news With 177 Views

Procurement drives revolution

Che il procurement possa guidare la rivoluzione digitale in azienda non è un concetto recente. Se ne parla già da qualche anno. Uno studio del 2019 di Accenture, ad esempio, si concentra sul ruolo dei CPO (Chief Procurement Officer) per la crescita delle imprese. La ricerca, in particolare, fa riferimento all’innovation come capacità insita negli ecosistemi, vale a dire in quell’insieme di cui fanno parte l’organizzazione e la sua rete di fornitori e partner. Se questo era vero un paio di anni fa, dopo la crisi pandemica è diventato ancora più evidente. Basti pensare a quello che abbiamo imparato, a nostre spese, quando le istituzioni, a vari livelli, hanno svolto il ruolo di centrale acquisti per comperare dispositivi di protezione individuale e, più di recente, dosi massive di vaccino. I problemi emersi, così come i punti di forza, possono servire da spunto per comprendere quale dovrebbe essere la strada per definire una strategia nella quale l’innovazione nel procurement funga da leva per il cambiamento.

Dall’Augmented CFO alle tecnologie del procurement

Nella mia ormai lunga esperienza, condotta a fianco delle più importanti Tech Company globali, ho potuto osservare l’incidenza che la tecnologia ricopre al servizio del business. Prima che anche all’ambito dell’approvvigionamento fossero dedicate soluzioni specifiche, è stata l’area di pertinenza dei CFO (Chief Financial Officer) a sperimentare quanto l’innovazione nei processi potesse essere fondamentale non solo per scopi basilari di cost saving, ma anche ai fini della stessa governance d’impresa. Tanto che oggi è invalsa l’espressione Augmented CFO con cui identificare le competenze del direttore finanziario contemporaneo che sfrutta le opportunità offerte dalla digitalizzazione, a cominciare dai sistemi ERP (Enterprise Resource Planning) cosiddetti “estesi” di nuova generazione. Per analogia potremmo associare il termine Augmented alla figura del CPO, proprio perché la tecnologia nel procurement introduce quella metamorfosi resa necessaria dalla digital transformation e dagli scenari competitivi odierni in cui è chiamato a muoversi chi ha la responsabilità degli acquisti in azienda.

Una piattaforma digitale per l’approvvigionamento

Il procurement in sanità a cui abbiamo assistito da quando è iniziata la pandemia ha dimostrato quanto sia essenziale avere informazioni esaustive che comprendano non solo le politiche di costo dei fornitori, ma anche la disponibilità dei materiali, la loro qualità, il paese di provenienza, la tempistica nelle consegne ecc. Il tutto soggetto a criteri di trasparenza tali da poter essere sottoposto puntualmente al giudizio dell’opinione pubblica. Sebbene le dinamiche di approvvigionamento e le logiche a cui deve ispirarsi un CPO in un’azienda privata siano diverse e debbano tenere conto del mercato specifico in cui opera ogni singola impresa, ciò non toglie che occorra l’adozione di piattaforme digitali in grado di raccogliere e aggregare tutte le informazioni che servono allo scopo. Il procurement guida la rivoluzione se le architetture informative utilizzate mettono in connessione l’Augmented CPO con quell’ecosistema a cui ho accennato all’inizio, affinché la rete di partner e fornitori sia costantemente aggiornata, validata e posta sotto la lente.

Big Data e predictive analytics al servizio del CPO

Da mera funzione deputata alla riduzione dei costi, quindi, il procurement oggi può essere il protagonista dell’innovation in virtù di scelte che non mirano soltanto a far spendere meno all’azienda, ma a renderla più efficiente selezionando prodotti, servizi e tecnologie che, nel loro insieme, attuano una digital transformation a misura del business. L’Augmented CPO, in definitiva, deve adoperare strumenti evoluti per attingere alle varie fonti dei Big Data con cui incrociare offerte, rating di affidabilità, recensioni di altre aziende e qualsiasi altra informazione che aiuti l’azienda a optare per l’approvvigionamento maggiormente in linea con le sue esigenze in una determinata fase della sua storia. Oltre alla raccolta dei dati, questa medesima tecnologia deve mettere a disposizione del CPO modelli di analisi predittiva (predictive analytics) con cui riuscire a calcolare tutte le variabili che intervengono in un processo di procurement. Solo così l’ottimizzazione dei costi e il miglioramento del servizio potranno andare di pari passo, senza che l’uno debba escludere l’altro.

Leggi l’articolo completo, condividilo con i tuoi contatti!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.