Posted On 21 Luglio 2021 By In Company news With 38 Views

Supply chain: quando il fattore innovativo è racchiuso nella “collaboration”

Contributo a cura di Fabrizio Fassone, Head of Intelligent Spend Management SAP Italy&Greece

La supply chain è probabilmente l’ambito aziendale che è stato messo più in crisi a causa della pandemia. La catena di approvvigionamento, infatti, ha subito forti rallentamenti dovuti al venir meno delle dinamiche di fornitura consuete e a una logistica resa più difficoltosa dai vari lockdown che si sono succeduti.

Per questo la supply chain collaboration, concetto non nuovo nel panorama delle tecnologie al servizio per l’appunto della supply chain, ha assunto secondo me un valore innovativo e strategico in un contesto come quello attuale, dominato da forti oscillazioni nella domanda e dall’esigenza di accorciare sempre di più il time-to-market.

Gartner, nel suo recente studio Supply Chain Top 25 del 2021 ha identificato quelle aziende che sono riuscite a primeggiare in aree quali, appunto, la collaboration, il networking e la sicurezza a supporto della supply chain. Fattori che, insieme a una migliore condivisione delle informazioni, hanno reso la catena di fornitura resiliente anche durante il Covid-19.

L’importanza della visibilità end-to-end nella supply chain 

Le carenze nell’approvvigionamento e le interruzioni nella catena logistica non sono fenomeni inediti. Esistevano anche prima del Coronavirus. Così come la necessità delle organizzazioni di selezionare i fornitori, di gestire il sourcing in maniera ottimale e di pianificare al meglio il reperimento di materie prime e prodotti finiti. Se ci soffermiamo a riflettere, perfino principi di produzione, come Just in Time e Kanban, con cui le aziende puntano a ridurre sprechi e scorte di magazzino, sono ormai dei caposaldi applicati alla supply chain.

La crisi pandemica, perciò, non ha fatto altro che evidenziare quanto la visibilità end-to-end lungo l’intera catena e il network possano contribuire a minimizzare i rischi legati all’interruzione della fornitura, enfatizzando la circostanza di una volatilità che non ha più carattere sporadico, ma tenderà a rappresentare la norma anche in futuro. Solo la supply chain collaboration, di conseguenza, potrà mitigare gli effetti delle perturbazioni provocate da fattori multipli che inevitabilmente influenzano la catena di approvvigionamento, a prescindere dalle performance produttive di ogni azienda.

I 10 step della supply chain collaboration

Sul tema della supply chain collaboration, possiamo identificare 10 step principali per incrementare la collaborazione con l’aiuto della tecnologia e vorrei condividerli con voi:

  1. Avere piena visibilità, in una supply chain estesa, su fornitori, produttori contoterzisti e provider di servizi logistici così da controllare in tempo reale tutte le informazioni al riguardo.
  2. Poter contare su un business network esteso che comprenda un’ampia gamma di fornitori qualificati e selezionati che fanno parte di una rete affidabile che garantisca una supply chain senza interruzioni.
  3. Chiedere ai fornitori qual è la loro flessibilità e la loro bandwidth, cioè la “larghezza di banda” che non si riferisce tanto a ciò che si intende solitamente dal punto di vista della connettività, quanto alle risorse necessarie per completare l’attività oggetto della fornitura.
  4. Semplificare le comunicazioni ad hoc con i fornitori tramite l’utilizzo di una stessa piattaforma da impiegare non soltanto per gestire l’approvvigionamento e la catena di fornitura (conferme d’ordine, avvisi di spedizione, previsioni), ma anche le comunicazioni inerenti.
  5. Prestare maggiore attenzione anche ai fornitori “C”. Questo step identifica l’importanza di non limitare la collaborazione alla prima fila dei fornitori (A e B, appunto), ma anche a quelli che occupano uno spazio più marginale ma che, non per questo, sono meno cruciali nella supply chain.
  6. Utilizzare scenari di inventario gestito dal fornitore o supplier-managed inventory (SMI) fino ad adottare ad esempio meccanismi di due diligence per approvare l’ordine di acquisto che il fornitore ha generato per conto dell’azienda committente.
  7. Aiutare i fornitori a gestire i rischi della domanda, in maniera tale da allocare meglio le loro capacità e da stabilire le priorità su basi condivise.
  8. Trovare altre fonti di approvvigionamento e stabilire un modello collaborativo che permetta di scegliere rapidamente alternative quando serve. Detto in altri termini, avere un business network consolidato come messo in risalto nel punto 2.
  9. Valutare il rischio del fornitore in modo tale da poter valutare la sua capacità di soddisfare la domanda e di sapere in anticipo cosa occorre per mantenere intatta la catena di fornitura.
  10. Adottare una collaborazione peer-to-peer per evitare che, come spesso accade per molti componenti, la loro fornitura avvantaggi una delle aziende a danno delle altre che ne rimangono sprovviste.

Questi 10 punti, in definitiva, mirano a sottolineare come la collaboration nella supply chain possa incidere positivamente nella gestione del ciclo di vita del prodotto, integrando senza soluzione di continuità sourcing, contratti, ERP, materials management e così via da un capo all’altro della catena di approvvigionamento.

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