Posted On 15 febbraio 2016 By In Congress & Meetup, Eventi With 582 Views

Profit e non Profit uniti dal Social Procurement

The times, they are a-changin’, verrebbe voglia di cantare come Bob Dylan. E che le cose stiano cambiando, per quanto riguarda il social procurement, ce lo dice la prima indagine effettuata in Italia sugli acquisti delle aziende da cooperative e imprese sociali, presentata da Right Hub e ISNET a Milano il 10 febbraio, all’Hotel Principe di Savoia.

Perché è vero che l’obiettivo primario dell’indagine, condotta su oltre un centinaio d’imprese – perlopiù di grandi dimensioni e operanti nel nord-ovest d’Italia – era quello di scattare una prima fotografia del social procurement nel nostro Paese: ma il fatto stesso che i tempi siano maturi per un’inchiesta di questo tipo ci dice che la consapevolezza civica delle imprese e della società in generale si sta muovendo; anche solo una decina d’anni fa, una cosa del genere non sarebbe stata neanche ipotizzabile.
E invece, il quadro che emerge è per certi aspetti incoraggiante; vero che il livello di conoscenza delle imprese sociali è ancora superficiale per la maggior parte delle aziende (54%) e che coloro che dichiarano d’avere già rapporti commerciali in essere sono solo il 27,5%, ma quasi 9 aziende su 10 sono disponibili a valutare offerte di prodotti e servizi da parte delle imprese sociali stesse. Ovvio, fra i criteri di valutazione prevalgono quelli classici di un’ottica profit: il prezzo competitivo, la rapidità di risposta, la presenza sul territorio. La scommessa, insomma, è quella d’accreditarsi al pari dei fornitori tradizionali, offrendo la sostenibilità sociale come elemento caratterizzante e distintivo, come vero e proprio valore aggiunto che va a tutto beneficio della social reputation dell’azienda committente.
Alla tavola rotonda moderata da Elio Silva (Il Sole 24 Ore) sono intervenuti Ombretta Di Marco (CSR & Local Industry Relations Manager, AirPlus International), Giuseppe Guerini (Portavoce dell’Alleanza Cooperative Sociali), Valerio Di Bussolo (Direttore Relazioni Esterne, Ikea Italia), Laura Bongiovanni (Presidente ISNET) e Luca Guzzabocca (General Manager, Right Hub). Portavoci della parte più progredita e attenta del management italiano? Può darsi, ma i fatti fanno testimonianza e generano imitazione. Che in Ikea, per esempio, si tende già a convocare una cooperativa sociale per ogni gara, e che in futuro certe gare saranno indette solo fra cooperative sociali, è un messaggio chiaro e forte, è una storia di funzionalità aziendale che include in un processo virtuoso anche fasce della società altrimenti svantaggiate. Ma non solo: che accresce la company loyalty dei dipendenti, appagati dall’impegno sostenibile della propria azienda, e il radicamento territoriale dell’impresa stessa; come dimostra la collaborazione con la cooperativa sociale del Carcere della Dozza, a Bologna, che svolge compiti di sartoria d’arredo per lo store di Casalecchio.
Le sinergie fra mondo profit e mondo non profit hanno ancora tanta strada davanti a sé; ma è positivo che vi sia un numero crescente d’imprese a considerare il social procurement come un’opzione percorribile e vantaggiosa, non solo solidale. Sì, i tempi stanno cambiando; e la velocità dell’evoluzione dipende da un processo culturale al quale ciascuno di noi partecipa.
L’intera ricerca è scaricabile gratuitamente sulla homepage del sito www.righthub.it  ; come pure su www.impresasociale.net.