Posted On 5 aprile 2016 By In Congress & Meetup, Eventi With 625 Views

Sostenibilità! Non ci sono più attenuanti

Il 2°Osservatorio Nazionale sullo stile di vita sostenibile di LifeGate illustra un’Italia sempre più consapevole.
Chi pensa che i temi ambientali siano ancora appannaggio di una minoranza di verdi e di radical chic farebbe bene a darsi una regolata.

Per quel che riguarda i temi della sostenibilità – ambientale, economica, culturale, sociale – il Paese sta cambiando velocemente, anzi, è già cambiato parecchio e continuerà a farlo. Gli ambientalisti sono in maggioranza, fra la popolazione. Lo dice la seconda edizione della ricerca condotta dall’istituto Eumetra Monterosa (quello di Renato Mannheimer) per conto di Lifegate, presentata il 31 marzo 2016 alla Fondazione Corriere della Sera.
La nuova realtà
I dati completi sono scaricabili dal sito LifeGate (http://www.lifegate.it/persone/news/osservatorio-nazionale-stili-vita-sostenibili-2016), semplicemente compilando un form. Ne emerge che una serie d’idee stereotipate su questi temi andrebbero finalmente archiviate. Asserzioni tipo “La gente s’interessa relativamente alle questioni ambientali, i problemi sentiti sono ben altri” non hanno più senso; l’allarme smog e l’aumento delle temperature sono indicati al vertice della classifica fra gli avvenimenti negativi, più ancora dell’escalation del terrorismo. Persino il riferimento alla tasca non fa più presa. All’affermazione “In un momento di crisi economica, le persone hanno cose più urgenti di cui occuparsi della sostenibilità”, il 27% degli intervistati (un campione di 1000 persone, esattamente rappresentativo della popolazione italiana adulta per distribuzione geografica, età, sesso, livello scolastico e sociale) ha affermato di non essere per nulla d’accordo. L’anno scorso la stessa risposta totalizzava 18 punti percentuali in meno. Se a chi non è “per nulla d’accordo” si aggiungono quelli che si dichiarano “poco d’accordo”, la maggioranza diventa schiacciante: 64%.
Sostenibili per scelta
“Esaurite le vecchie ideologie, l’attenzione alla sostenibilità sta diventando sempre più uno dei valori portanti del pensiero collettivo” ha detto Mannheimer, e la posizione è stata confermata dagli altri relatori presenti sul palco: Giulio Boccaletti, Global Managing Director or Water di The Nature Conservacy; Valter Molinaro, Responsabile Innovazione e Servizi Coop; Luca Morari, Direttore Generale di Divita (caramelle Ricola); Marisa Parmigiani, Responsabile sostenibilità del Gruppo Unipol; Andrea e Simona Roveda, rispettivamente Amministratore Delegato e Direttore Editoriale di LifeGate. In particolare, fanno riflettere i dati riguardanti gli acquisti. Non solo a parità di costo si prediligono i prodotti sostenibili, ma il 45% degli Italiani è disposto a comprare un bene sostenibile anche se costa di più. Secondo il manager Coop, poi, è aumentata la gamma dei prodotti di questo tipo, e s’è integrata con quelli a km 0 (sostenibilità ambientale) del Fair Trade (sostenibilità economica e sociale), delle cooperative operanti su proprietà confiscate alla mafia (sostenibilità etica). Insomma, se la crisi ci ha portato a spendere meno, ci ha insegnato però a spendere meglio, con un’attenzione per la filiera che s’allarga dalla tutela dell’ambiente a quella dei diritti di chi lavora.
E il procurement?
Vien naturale pensare al nostro settore, agli approvvigionamenti e alla supply chain. Alla certificazione di sostenibilità degli acquisti, mai davvero diventata un must. Al green public procurement, spesso vissuto più come tendenza imposta da un certo tipo d’elettorato che come risposta a un’esigenza effettiva del mercato. All’attenzione meno meticolosa di quanto sarebbe giusto per le scelte, i processi, i prodotti e i servizi green. “La sostenibilità è un fatto culturale e sarà paradigma di una nuova economia”, ha chiosato Simona Roveda. I numeri della ricerca ratificano la veridicità dell’analisi LifeGate. Darsi una regolata farebbe bene a tutti, per quel che riguarda l’approccio sostenibile, non solo ai CPO (e, magari, potrebbe essere l’inizio di un risveglio civile più in generale).