Posted On 4 luglio 2016 By In Innovazione With 1030 Views

Come ho spiegato Blockchain a mia nonna

Articolo presente sul magazine “The Procurement” (Anno 2 Numero 2) a cura di Enrico Camerinelli. –

L‘innovazione funziona solo quando viene riconosciuta e compresa. Ma non è facile illustrare certi processi che la tecnologia rende possibili…  Ci prova questo delizioso, surreale apologo economico

Mia nonna, che a volte mi pone domande insospettate, di recente mi ha chiesto: «Ho letto sul giornale di una cosa chiamata “blockchain”. Tutti sembravano entusiasti, ma io non riuscivo a capirci nulla. Sai che cos’è?». «Sì, naturalmente», ho risposto. «Bene. Potresti spiegarmelo?». Ho preso il coraggio a due mani e ho provato a farmi capire.

«Pensa d’avere a disposizione solo 100 euro per acquistare beni in un centro commerciale. Alla cassa dici che invierai un’e-mail che promette di pagare appunto 100 euro, con l’e-mail che rappresenta una promessa di pagamento (vale a dire, un “pagherò elettronico”). Il commerciante accetta felicemente l’e-mail e va alla banca. Anche la banca accetta l’e-mail e accredita € 100 sul conto del commerciante.

Per capire come questo potrebbe accadere aggiungiamo un gruppo di clienti nel centro commerciale. Ora, quando dici che invierai l’e-mail “pagherò”, questa gente chiede di ricevere la stessa e-mail. Ci sono alcuni clienti “speciali” tra la folla che si sfideranno per essere i primi a convalidare i contenuti dell’e-mail (per esempio: il mittente, il destinatario, l’ammontare scambiato, il vero possesso della somma richiesta). Una volta convalidato, il contenuto diventa “vero” per tutti.

Tutti i partecipanti speciali seguono una regola (cioè, un “protocollo”) …..

il primo a risolvere un puzzle elettronico, diciamo un Sudoku, vince la gara. Può essere difficile, ma la soluzione è facile da controllare. La fatica nel risolverlo è premiata, e si è incentivati a provare ancora per vincere la volta successiva. Dopo aver verificato che il puzzle è risolto correttamente, gli altri giocatori stracciano la loro versione e accettano l’e-mail convalidata del vincitore come “la versione della verità”. Questa viene inviata a tutte le persone nel centro commerciale: ora hanno tutti la stessa copia, riconosciuta come valida e immutabile. Con questa versione della verità accettata pubblicamente, tutti nel centro commerciale sapranno che devi 100 euro al negozio e che quei 100 euro che hai sono già spesi.

Se vai al negozio accanto, nel centro commerciale, e cerchi d’acquistare altri beni per un valore di € 100 facendo di nuovo la promessa di pagamento via e-mail, questa volta la tua offerta sarà rifiutata. Perché anche il commerciante ha ricevuto l’e-mail, e sa perfettamente che non hai più soldi. Sia la tua banca, sia la banca del negoziante sono nel giro delle e-mail. Così il sistema è auto-controllato e non c’è bisogno d’intermediari (come una camera di compensazione o la Banca centrale) per raccontare alle diverse parti quanto ognuno in effetti possiede e se le transazioni sono accettabili o no.

Che cosa succede se invece fai la promessa di pagamento a un impiegato cui è stato detto che verrà licenziato e che è al suo ultimo giorno di lavoro? ……

L’impiegato può decidere di vendicarsi. Perché non dare una lezione al suo capo e accettare un pagamento fasullo via e-mail da uno sconosciuto? Che accade se colui che riceve la promessa di pagare ha l’intenzione di agire in malafede e accetta una transazione irregolare? Ebbene, in questo caso i clienti del negozio (gli stessi che hanno ricevuto la prima e-mail valida) alzano una bandiera rossa (sì, siamo in un mondo dove la gente interviene). Se il 51% dei clienti dice che tu non puoi pagare (hanno tutti la stessa copia della “verità ufficiale”), ti sarà rifiutato l’acquisto del bene. Se l’impiegato malintenzionato vuole ostinatamente ingannare il sistema, dovrà convincere almeno il 51% dei partecipi ad accettare la sua versione dei fatti, ma questi non hanno alcuna ragione né interesse particolare per farlo. L’impegno e l’energia per forzare il sistema saranno così onerosi da essere irrealizzabili. Il sistema ancora una volta si controlla da sé, senza bisogno di un’autorità centrale di comando.

Quando il commerciante che ha ricevuto il pagherò valido lo userà (in parte o in toto) in qualche altra parte del centro commerciale, l’intera popolazione nel centro commerciale sarà informata esattamente di quanto sta accadendo. La storia del pagherò non sarà mai persa; in qualsiasi momento, in futuro, qualcuno – debitamente autorizzato – potrà rintracciare le transazioni passate e sapere che in quel certo giorno in quel determinato momento hai superato la tua “cambiale elettronica” per acquistare beni per 100 euro.

Questa storia si ripete per tutte le transazioni tra le parti nel centro commerciale. A intervalli regolari si gioca il Sudoku e si diffondono i pagherò convalidati per posta elettronica. Senza alcun controllo centralizzato.

In gergo blockchain, il “pagherò elettronico” si chiama “Bitcoin”. Quando si promette di pagare € 100 è come se si stesse scrivendo su un libro mastro che il titolo da riscattare, del valore di 100 euro, viene trasferito dal tuo conto sul conto del venditore. Se tenti di farlo di nuovo (cioè, di “spenderlo due volte”) qualcuno griderà ad alta voce che stai imbrogliando.

Tu, i negozi nel centro commerciale, la massa dei clienti, i partecipanti “speciali”, le banche che convertono i pagherò in moneta – tutti costituiamo l’infrastruttura blockchain. Niente controllo centralizzato; ogni personaggio può negoziare con qualsiasi altro ed è il sistema stesso che controlla la validità degli scambi. I partecipanti “speciali” sono chiamati “minatori” e raccolgono le transazioni valide in un “blocco”.

Chiunque può rintracciare la storia di una transazione, perché i blocchi sono collegati (come il nome ricorda, sono “incatenati”)……..

Quindi, in poche parole, blockchain è una catena di blocchi, ognuno con un registro di pagherò elettronici convalidati. Tutti i membri della rete hanno una copia del blockchain che rappresenta la versione concordata della verità».

Poi ho guardato la nonna, che era rimasta silenziosa durante la spiegazione piuttosto lunga, chiedendo se era tutto chiaro. «Tu fai sembrare le cose difficili così semplici… C’è una cosa ancora, però, che vorrei chiederti. Hai detto che avrei potuto pagare con un’e-mail, vero?». «Sì, esattamente. Basta inviare un’e-mail e il pagamento è fatto» ho risposto, fiero della mia spiegazione. E lei, con un sorriso schietto: «Mi ricordi che cos’è un’e-mail?»