Posted On 24 Settembre 2020 By In Innovazione With 91 Views

Come impostare una strategia di procurement

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Il procurement deve dimostrare di essere strategico. Ma come? Senza una corretta strategia oculata e ben pensata sarà difficile portare a termine i propri obiettivi, a maggior ragione dopo questi ultimi mesi che hanno messo a dura prova l’intero sistema di molte aziende. Secondo un articolo di Procurious esiste una strategia ideale da seguire in 4 fasi. Vediamole nel dettaglio.

Le 4 fasi di una corretta strategia di procurement

Valutare e definire

La prima azione da compiere è valutare quello che già si possiede. Anche se a livello embrionale o non completamente efficiente, una strategia di procurement sarà già in azione. Se invece sembra non esserci o è ancora in fase di definizione, potrebbe rivelarsi utile tenere traccia di tutte le azioni che si compiono quotidianamente. Valutare la strategia attuale creerà un naturale confronto con ciò che si sta facendo e su cosa funziona o no. Una volta scoperto il piano strategico in atto, è fondamentale comprendere quelle che sono le priorità dell’azienda nello specifico e farle combaciare con la tua agenda quotidiana.

Identificare gli stakeholder 

Un’attività che spesso è trascurata è quella di consultarsi con gli stakeholder interni. In primis dunque la funzione procurement dovrà identificarli, capire e definire cosa può offrire loro e decidere cosa invece esternalizzare. Evidenziare chi sono gli stakeholder chiave sarà la strada più veloce per ottenere consenso in tutta l’organizzazione: avere l’appoggio di un cliente interno porterà a cascata anche gli altri, magari meno inclini, a collaborare con il procurement.

Considerare il proprio vantaggio competitivo 

La decisione della strategia non può prescindere dal vantaggio competitivo dell’azienda. Secondo l’autore dell’articolo di Procurious, Diego De la Garza, il vantaggio competitivo potrebbe non essere una sola cosa ma al contrario potrebbe evolvere nel tempo. Infatti dovrebbe modificarsi mano a mano che l’ambiente dell’organizzazione varia e il procurement allo stesso modo dovrebbe fornire valore a ciò di cui l’azienda ha bisogno. Un punto di partenza che si consiglia è quello di mettere a confronto il valore del proprio team di  procurement con un fornitore in outsourcing e vedere cosa li differenzia.

Gioca per vincere

Una volta che si ha ben chiaro quale valore si può garantire all’organizzazione e agli stakeholder, si potrà procedere creando delle strategie con focus differenti, identificando quale potrebbe portare ad un successo maggiore. Gli stakeholder saranno centrali per una strategia vincente, infatti, per far adottare a un numero maggiore di persone il tuo modus operandi dovrai avere l’appoggio di chi ne è maggiormente influenzato.

 

Le strategie da NON seguire

Ogni desiderio è un ordine

Avere una strategia è difficile e ne esistono due nello specifico che sarebbe meglio non adottare. La prima “ogni desiderio è un ordine” parte dal presupposto che la funzione acquisti debba obbligatoriamente svolgere ogni attività che venga richiesta dagli stakeholder. Si tratta di una dinamica comune che concedendo i “desideri” a una moltitudine di “comandanti” diversi, senza alcun riguardo per cosa dare la priorità o come allocare le risorse, il personale diventa rapidamente oberato di lavoro, le risorse si distribuiscono troppo poco e le parti interessate sono spesso deluse. Tutte le decisioni diventano reattive e nulla viene fatto bene, il che significa che si perde l’importantissima influenza sugli acquisti, con poco spazio per mostrare il valore aggiunto.

Leader di mercato

La seconda strategia, sconsigliata da Procurious, è quella del “leader di mercato” che consiste nel trattare il procurement come “merita” e offre potere e importanza al suo ruolo.  Questa strategia sembra perfetta finché non si considera una cosa: il contesto. E dato che il procurement non è separato da un’organizzazione, ma ne è parte integrante, il contesto è estremamente importante. Non è necessario essere un leader di mercato in ogni aspetto degli acquisti per generare un vantaggio competitivo per l’organizzazione ma soprattutto non è detto che la buona pratica che ha funzionato per qualcuno debba funzionare anche nella tua azienda. Per esempio, se altre realtà hanno puntato su una forte digitalizzazione facendo investimenti cospicui, questo non significa che anche nella propria azienda questa strategia possa funzionare. Fare ciò che è giusto per il business nello specifico, è sicuramente la decisione più giusta. Altrimenti si può rischiare che il valore aggiunto degli appalti venga messo in discussione.

 

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