Posted On 14 Aprile 2021 By In Innovazione With 365 Views

Cosa succede dopo il Covid?

Una ricerca firmata Avetta ha posto l’interrogativo sul futuro post Covid-19. Cosa succederà alla supply chain? Quel che è certo è che oggi le aziende dovranno preparare il terreno, proteggersi e intensificare le operation per il dopo. Questo anche per evitare che un altro sconvolgimento possa provocare gli stessi danni.

In questo panorama i professionisti del procurement hanno un ruolo centrale dal momento che le supply chain globali sono state colpite duramente e in futuro sarà fondamentale garantire la resilienza e la trasparenza delle reti di fornitori.

Una prospettiva a lungo termine: prepararsi per il mondo post-COVID-19

Le misure a breve termine adottate sono state le fondamenta necessarie per la resilienza proattiva. Ma il panorama in cui operano le supply chian è mutato e per questo si dovranno sviluppare alcune misure tra cui:

Prepararsi a un rimbalzo

Assicurarsi che i fornitori, insieme ai loro sub-fornitori, dispongano di solidi piani di continuità aziendale al fine di evitare interruzioni future.

Mappare tutti i terzisti oltre il livello 1

Avere una visibilità completa dei componenti della supply chain è oggi fondamentale ma lo è anche l’accesso a tecnologia, dati e analisi per identificare e mitigare potenziali lacune operative e di conformità, pianificare e gestire contingenze a breve termine e creare catene di fornitura resilienti a lungo termine.

Le attività da fare 

  • Formare una task force e sfrutta l’analisi dei dati per generare insight fruibili
  • Valutare il rischio a tutti i livelli della catena di fornitura
  • Condurre una rigorosa pianificazione degli scenari per identificare le implicazioni finanziarie e operative a lungo termine che la pandemia avrà sulla tua azienda

L’imperativo digitale

Sia le misure a breve sia quelle a lungo termine possono gettare le basi per costruire la resilienza in un mondo post COVID. Eppure, ciò nonostante ci sono diverse sfide che le aziende dovranno affrontare. Con la ripresa delle operation, sarà necessario tenere traccia di tutti i dati dei fornitori e sub fornitori ma anche monitorarli. La carta dovrà essere abbandonata definitivamente, se non lo si è già fatto. Il grande rischio sarebbe quello di perdere visibilità sulle prestazioni e sulla conformità dell’appaltatore in situazioni di crisi dovute a una pandemia globale, per esempio.

La digitalizzazione non è più un’opzione. Al fine di limitare l’impatto di un’interruzione sulla catena di fornitura, ci si deve assicurare di mettere i dati a disposizione di tutte le principali parti interessate attraverso sistemi avanzati di gestione dei database dei fornitori basati su cloud. In futuro, le aziende con una solida infrastruttura digitale saranno in una posizione migliore per affrontare le interruzioni della catena di approvvigionamento rispetto a quelle senza.

Se si diventa consapevoli che il rischio è dietro l’angolo, le aziende potrebbero muoversi nella direzione di regionalizzare e ristrutturare le proprie catene. Allo stesso modo, i governi stessi potrebbero promuovere la produzione interna di prodotti ritenuti essenziali per il paese. Le aziende, in ogni caso, hanno molte strategie per “proteggersi” dalle pause e per avere una maggiore visibilità oltre ai fornitori di primo livello. In primis dovrebbe esserci da parte dell’azienda la volontà a conoscere ciò che avviene in tutti gli step dell’approvvigionamento, riconoscendone le problematiche e punti critici. Inoltre, si potrebbe ridurre la complessità del prodotto per una produzione più flessibile e trattenere più denaro e inventario.

Coloro che vorranno passare da supply chain instabili a stabili dovranno affidarsi a tecnologie di produzione avanzate, contare su una forza lavoro con competenze in linea con il settore di riferimento e costruire infrastrutture digitali e fisiche.

 

 

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