Posted On 16 Settembre 2020 By In Innovazione With 27 Views

Intelligenza Artificiale, la percezione in Italia tra pro e contro

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Un’indagine statistica firmata da Altroconsumo, basata su un campione di 1.774 persone e realizzata tra novembre-dicembre 2019, ha messo in luce l’opinione degli italiani su uno dei temi che ultimamente fa più discutere: l’intelligenza artificiale. A emergere è l’interesse generale verso la tecnologia ma anche la poca conoscenza e informazione oltre a i pochi benefici concreti percepiti e il grande interrogativo sulla tutela dei dati.

L’inchiesta, svolta in 9 paesi europei in contemporanea, evidenzia come il solo 11% dei “ben informati” in materia sia in linea con la media europea, il 9%. Per quanto possa sembrare una realtà lontana, in realtà abbiamo a che fare quotidianamente con l’IA attraverso sistemi di calcolo, ovvero algoritmi, che lavorano sui Big Data per imparare e comprendere, basandosi sui nostri comportamenti, a prevedere, dare risposte o proporre prodotti, servizi e azioni adatte alla situazione.

La percezione dell’IA tra gli italiani

Circa il 48% del campione ritiene che l’IA sia poco, per nulla o non sa quanto realmente sia presente nella sua quotidianità. In realtà sono molti i servizi di cui beneficiamo e che sono basati su questa tecnologia, eccone una breve lista:

  • notizie e contenuti consigliati dai social network
  • motori di ricerca di immagini
  • assistenti vocali
  • itinerari auto basati su geolocalizzazione
  • contenuti e pubblicità personalizzati su piattaforme di acquisto
  • suggerimenti per lo streaming (Netflix)

Il valore di utilità di questi servizi è riconosciuto solo dal 20% del campione, il 40% invece per quanto riguarda il navigatore. Da questi dati non può che essere chiaro che ad oggi la popolazione in Italia ancora non le riconosce particolari benefici; eppure siamo davanti a una delle tecnologie decisive del XXI secolo, destinata a crescere sempre più e a diventare sempre più raffinata. Basti pensare che alcuni partecipanti all’analisi (19%) hanno avuto esperienza di proposte di assicurazione, create grazie a offerte personalizzate in base ai propri dati, mentre altri con chatbot per attività di acquisto o prenotazione.

L’IA nella quotidianità e nell’industria

Ma non sono solo questi gli utilizzi. L’intelligenza artificiale ha un suo ruolo anche nell’industria e nell’agricoltura per automatizzare processi ed efficientare le risorse, ma anche monitorare lo stile di guida e prevenire incidenti o malattie tramite il tracciamento dei parametri e dello stile di vita. Senza contare che può contribuire anche alla riduzione del consumo di energia elettrica e alla manutenzione degli elettrodomestici, tenendo sotto controllo eventuali guasti. In questo caso, il riconoscimento del ruolo della tecnologia ottiene valutazioni più positive, tra il 50-70% degli intervistati. A modificare questa percentuale, rispetto al 20-40% di gradimento dei servizi precedentemente elencati, è sicuramente una maggiore familiarità con le attività, maggiore informazione e alfabetizzazione digitale. Questo è il motivo per cui è importante fornire conoscenza sulle potenzialità e sui rischi.

I rischi e responsabilità

Il sentimento italiano verso la tecnologia propende verso la preoccupazione in primis della tutela della privacy, della trasparenza su quali sono le decisioni automatiche che ci vengono proposte e quali dati utilizzano: il 55% ritiene che l’IA porterà a nuovi abusi. Un altro problema nasce dall’automatizzazione di alcune operazioni che non darebbero la possibilità di rifiutarle e si rischierebbe di dare il controllo delle proprie azioni alle aziende per manipolarci verso un certo acquisto o operazione, come conferma il 57%. Citato nell’articolo è anche il rischio di discriminazioni (45%) che si originerebbe dall’errata categorizzazione degli utenti da parte dell’IA e che sfocerebbe nella negazione di accesso a determinate informazioni e servizi verso il singolo utente. Una scorretta profilazione potrebbe generare diverse problematiche.

Un’altra questione spinosa, infine, riguarda la responsabilità. Chi risponde per lei? L’Europa ci sta lavorando e dovrebbe tenere in considerazione il fine primario ovvero il bene e la fiducia dei cittadini.

 

 

 

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