Posted On 20 Aprile 2020 By In Innovazione With 245 Views

Parola della settimana: contact tracing

la parola della settimana

L’Italia ha finalmente scelto l’App per il contact tracing  per cercare di contenere la diffusione del virus. La notizia è giunta nella serata di giovedì 16 aprile quando il governo ha fatto sapere che la decisione è ricaduta sull’app “Immuni” che tramite Bluetooth sarà in grado di avvisare su eventuali contatti avuti con persone positive al Covid-19. Ad occuparsi della valutazione e selezione dell’applicazione migliore un gruppo di 74 esperti in diverse discipline nominato dalla ministra dell’Innovazione, Paola Pisano. 

A sviluppare l’App ci ha pensato l’azienda milanese Bending Spoons in collaborazione con il Centro Medico Santagostino. Al momento non si sa ancora esattamente come funzionerà l’App ma a quanto pare avrà un funzionamento simile a quella su cui stanno lavorando congiuntamente Apple e Google. Denominatore comune sarà pertanto la tecnologia  Bluetooth. 

Come fare contact tracing con un’app?

Ogni telefono, tramite l’app, invia un codice identificativo personale e anonimo  periodicamente che può essere riconosciuto dagli altri smartphone che hanno l’app attiva nel proprio device e che si trovano nelle vicinanze. Se una persona nei giorni successivi scopre di essere positiva e lo comunica sull’app, Immuni è in grado di segnalare alle altre persone di essere entrate in contatto con un caso positivo. Infatti all’interno dell’applicazione è presente una sorta di scheda clinica in cui si può appuntare tutto quello che si ritiene importante per la propria condizione di salute e aggiornarla in caso di cambiamenti nella sintomatologia. L’utilizzo di Immuni non sarà obbligatorio ma su base volontaria, un aspetto che potrebbe renderla un flop dal momento che non tutta la popolazione italiana si troverà d’accordo nello scaricare un’app sul proprio device personale che “possa controllarla”.  

Corea del sud

Un’esperienza di contact tracing simile è quella della Corea del sud. L’applicazione è in grado di tenere traccia della posizione geografica delle persone ed è in grado di avvisarle nel momento in cui sono state vicine o nelle immediate vicinanze di qualcuno affetto da coronavirus. Tutto questo è possibile però attraverso leggi per la tutela della privacy piuttosta deboli poiché le autorità sanitarie sono ricorse alle immagini delle telecamere di sicurezza, alle attività della carta di credito e ai dati degli smartphone per tenere “sotto controllo” la popolazione. Le informazioni raccolte vengono poi diffuse pubblicamente  sull’app per notificare alle persone la vicinanza ai positivi.

Notizia degli ultimi giorni però è che, se inizialmente la Corea del sud si era differenziata per la sua strategia di contenimento dell’epidemia, ora sembrerebbe che un numero imprecisato (intorno al centinaio) di pazienti già guariti dal coronavirus, potrebbe essere tornato positivo un’altra volta. Un mistero su cui le autorità sanitarie stanno lavorando proprio in questi giorni. 

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