Posted On 6 Aprile 2020 By In Innovazione With 490 Views

Parola della settimana: MES

la parola della settimana

In queste ultime settimane siamo tornati a parlare del MES o Meccanismo Europeo di Stabilità. Scopriamo meglio di cosa si tratta e perché può o meno aiutare i paesi europei in questo momento di estrema crisi. 

Il MES è un’organizzazione intergovernativa dei paesi che hanno scelto come valuta l’euro nei primi anni 2000 e il suo scopo è quello di aiutare gli Stati in difficoltà economica. In funzione dal settembre 2012, questa organizzazione ha in dotazione 80 miliardi di euro, cifra alla quale contribuiscono tutti gli stati membri proporzionalmente alla propria importanza economica. Emettendo titoli con la garanzia degli stati che ne fanno parte, il MES può raccogliere sui mercati finanziari fino a 700 miliardi di euro.

Per ricevere il sostegno economico del MES, uno stato membro deve accettare una serie di riforme controllate dalla “Troika”: Commissione Europea, BCE e Fondo monetario internazionale. Queste riforme normalmente prevedono taglio alla spesa pubblica, privatizzazioni, liberalizzazioni e leggi su lavoro flessibili in modo da rendere sostenibili i conti pubblici. 

Nel caso in cui lo stato in difficoltà economica dovesse accettare delle condizioni particolari, può anche ricevere aiuti illimitati dalla BCE (Banca Centrale Europea) sotto forma di OMT (Outright monetary transactions), le operazioni definitive monetarie che permettono l’acquisto senza limiti dei titoli di stato del paese in crisi. 

Come si è modificato

Questa organizzazione intergovernativa è spesso criticata perché non ritenuta sufficiente e per le condizioni “impopolari” a cui vengono sottoposti gli stati per ricevere i fondi. Nel 2018 pertanto il MES ha subito una serie di modifiche. Per volontà dell’Italia e di altri paesi indebitati è stato richiesto che le linee precauzionali dovessero essere concesse senza l’introduzione delle riforme di cui abbiamo parlato in precedenza. La modifica è stata accolta ma con l’inserimento di una condizione voluta dai paesi del Nord: che per avere una linea di credito, infatti, sarà sufficiente una lettera di intenti, ma solo per quegli stati che rispettano i parametri di Maastricht. 

Un altro punto che ha richiesto modifiche è stato quello relativo al backstop per il Fondo di risoluzione unico, finanziato dalle banche europee e al quale si ricorre per aiutare gli istituti finanziari in difficoltà. Con il backstop, il MES può finanziare il Fondo di risoluzione unico fino a 55 miliardi garantendo alle banche più sicurezza. 

La terza modifica prevede una più facile “ristrutturazione” del debito pubblico di un paese che richiede l’aiuto del MES, ovvero una riduzione concordata del valore del prestito fatto allo stato. Questo vuol dire che un paese debitore potrebbe dare indietro meno soldi di quelli inizialmente prestati dal proprio creditore.

MES e Coronavirus

Alcuni paesi europei in queste ultime settimane si sono ritrovate a richiedere l’intervento del MES per fronteggiare la crisi. Germania, Austria, Paesi Bassi e Finlandia invece hanno rifiutato la possibilità. Ma perché invece paesi come l’Italia lo hanno richiesto?

Il governo italiano ha infatti chiesto l’attivazione del MES con “condizioni di emergenza” ovvero con condizioni non vincolanti e pertanto senza tutti gli aspetti impopolari che lo fanno temere ai paesi europei. Conte ne chiedeva il ricorso su una lettera al Financial Times, di recente ha fatto sapere di non voler più firmare alcun accordo concernente il MES, per poi tornare mercoledì scorso sulla possibilità di accedervi a condizioni speciali, all’interno di un “ampio pacchetto”. 

L’Italia sembrerebbe ancora nella possibilità di non richiedere il MES proprio perché può ancora accedere ai mercati. Molti sostengono al contrario che sarebbe meglio che il MES non venisse attivato anche perchè la BCE con il suo “programma di acquisto di titoli di stato” ha già fornito ai paesi in difficoltà svariati aiuti per imprese e lavoratori. 

Martedì 7 aprile si terrà l’Ecofin Eurogruppo in cui i paesi europei si dovranno confrontare sulle misure da prendere per la gestione del coronavirus. Francia e Germania sono concordi sull’utilizzo delle misure del MES ma in formato “light”, con condizioni minime e uguali per tutti.  Sul Mes si è anche espresso Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’economia, definendolo “uno strumento utile, ma solo uno tra molti”. 

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