Posted On 20 marzo 2018 By In Innovazione, News With 194 Views

Uber e Google: verso una logistica a guida autonoma

Sia Uber che Google hanno annunciato che da diversi mesi stanno portando avanti la sperimentazione di un servizio di trasporto merci con camion robotizzati.

I primi passi in questa direzione risalgono al 2016, quando Uber ha acquisito la startup specializzata in camion a guida autonoma Otto, mentre Google ha lanciato nel 2009 il suo progetto, che nel 2016 è diventato Waymo.

Dopo anni di ricerca e test, al momento Uber Freight ha già attivo su suolo pubblico, in Arizona, un servizio di camion a guida autonoma. Il servizio si integra con quello, già offerto dall’azienda, di ottimizzazione dei trasporti sulle lunghe tratte per camionisti e aziende del settore. Il servizio funziona così: in un punto prestabilito, di solito all’ingresso dell’autostrada, l’autista incontra il camion di Uber che si prende carico del rimorchio per le tratte autostradali più lunghe, fino a un altro punto di scambio dove un altro camion porterà il carico a destinazione.

I veicoli a guida autonoma, sviluppati dalla divisione Uber Advanced Technology Group, sono utilizzati proprio nelle tratte autostradali, spesso molto lunghe, e sono comunque dotati di autista a bordo per motivi di sicurezza. I tratti stradali urbani, invece, sono troppo complessi per i camion robotizzati, e al momento non esistono soluzioni in questo senso. Invece, i test relativi alle auto a guida autonoma per il trasporto passeggeri sono stati interrotti dopo l’incidente che, domenica 18 marzo, ha provocato la morte di una donna in Arizona.

Il progetto di Uber per il futuro è rendere il processo il più efficiente possibile da un punto di vista logistico. L’idea, infatti, è di affidare ai robot, una volta che non sarà più obbligatoria la presenza di un umano di controllo a bordo, la guida nelle tratte autostradali, mentre gli autisti si occuperanno di portare i carichi fino al punto di interscambio, dove troveranno un carico appena arrivato da portare indietro, in modo da non fare mai viaggi a vuoto. Questo tipo di organizzazione incontra ancora molte difficoltà in un sistema di scambi che non è completamente lineare, né omogeneo nelle due direzioni (Wired).

Waymo, invece, ha annunciato che userà camion robotizzati per trasportare merci nei data center di Google ad Atlanta, utilizzando la stessa tecnologia implementata sulle sue auto a guida autonoma. Non un servizio al pubblico, quindi, come nel caso di Uber, ma consegne limitate all’interno del circuito aziendale. (The Verge).

Del resto, sono tante le aziende che stanno puntando sulla guida automatica dei camion: Volvo, Daimler, Tesla, e altre startup. Una tendenza che punta a risolvere anche un problema di disruption: con l’aumento degli acquisti online, il trasporto via camion sta diventando un punto delicato nella supply chain, poiché non ci sono abbastanza autisti per soddisfare le richieste (Wired).

La Ansaldo STS, invece, nell’autunno 2017 ha collaudato, su circa 100 km di linea, un treno per il trasporto delle merci pesanti completamente autonomo. Il progetto sarà applicato nelle miniere di Rio Tinto in Australia, e prevede che su ogni treno venga installato un modulo di guida di bordo, così che la flotta venga gestita interamente da remoto dal centro di controllo di Perth.

Anche in agricoltura, si parla di veicoli senza conducente, e le aziende stanno lavorando per realizzare trattori a guida satellitare o senza guidatore, capaci di lavorare senza bisogno dell’intervento umano e di interfacciarsi con altre macchine (Ansa).

Scania, azienda svedese che produce veicoli industriali, sperimenterà invece il primo sistema di platooning di veicoli industriali a guida autonoma. Un plotone di quattro tir collegati tra loro viaggerà sulle strade pubbliche di Singapore, per trasportare container tra i terminal del porto. Dei quattro veicoli, a parte il capofila con autista, che determina percorso e velocità, tre autocarri sono a guida autonoma. L’obiettivo è anche automatizzare completamente i processi di carico e scarico del cargo. Il progetto è organizzato dal Ministero dei trasporti e dalle Autorità portuali di Singapore, e prevede anche la partecipazione di Toyota. Oltre ad aumentare la produttività del porto, dovrebbe contribuire a risolvere i problemi di circolazione nell’area di Singapore (dove circola quasi un milione di veicoli e il 12% della terraferma è occupato dalle infrastrutture per il trasporto), oltre a sopperire alla mancanza di conducenti esperti sul territorio.

In Italia, fino ad ora, non è stato possibile condurre test per veicoli a guida autonoma, ma con la firma del decreto ministeriale “Smart Road”, contenuto nella Legge di Bilancio 2018, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio ha ufficialmente autorizzato l’inizio della sperimentazione sulle strade italiane. Il decreto prevede l’adeguamento delle infrastrutture alla mobilità smart, e quindi connessa, con la prima scadenza fissata al 2025 per le infrastrutture appartenenti alla rete TEN-T (Trans European Network – Transport) e per la rete autostradale. In seguito, i lavori di adeguamento verranno estesi a tutta la rete dello Snit (Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti). Nello stesso decreto è contenuta la possibilità che il ministero autorizzi la sperimentazione su strada di veicoli a guida automatica, così come la disposizione dei soggetti che possono farne richiesta e le procedure necessarie (Mit).

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