Posted On 22 settembre 2017 By In International With 411 Views

Procurement e apparel, quali le aspettative per il futuro

Per quanto il colorato ed eccentrico mercato della moda e dell’abbigliamento sia uno dei più mutevoli in assoluto, sempre attento alle voghe passeggere e ad anticipare i gusti per gli anni che verranno, lo stesso non si può purtroppo dire per la produzione industriale che vi sta dietro: come infatti noto a tutti i lettori da decenni le grandi marche e case di moda fanno produrre i propri capi in Paesi lontani come India, Vietnam o Cambogia in quanto il costo della manodopera è enormemente inferiore, ma si tratta allo stesso tempo di una catena macchinosa e lenta che richiede settimane per creare, trasportare e infine vendere il suddetto bene. Si tratta infatti di un processo ormai datato e poco flessibile che presenta per questo enormi margini di miglioramento, e data l’importanza del tema appare quantomai fondamentale oggi dedicare una ragionata analisi alla digitalizzazione del settore.

Per le aziende di tutto il mondo infatti la digitalizzazione rappresenta la naturale evoluzione delle dinamiche produttive e il vero punto di svolta per rimanere non solo al passo coi tempi ma sempre all’avanguardia: per questo stupisce sapere che a fare eccezione in questo senso è proprio il mondo dell’apparel, che tra i tanti comparti dell’industria rimane digitalmente tra quelli più arretrati. Questo perlomeno è quanto emerge dalla ricerca effettuata di recente da McKinsey, secondo la quale la maggior parte dei Cpo intervistati (appartenenti alle 63 più prestigiose marche di abbigliamento) ritiene che la propria società possieda un’organizzazione informatica poco o per nulla sviluppata. Il dato è atipico e stupisce, specialmente in un mondo sempre più rapido, digitale e interconnesso come quello in cui stiamo vivendo, e mette certamente in luce una debolezza del comparto apparel mondiale.

Untitled design (6)

Se agli intervistati si chiede invece quali siano le aspettative per i prossimi anni, la risposta è quantomai chiara e decisa: processi digitali di gestione end-to-end, centralizzazione nello sviluppo del prodotto e processi di procurement basati su un sistema che sfrutti la futuristica tecnologia Cloud. Ma anche pianificazione digitale, una più efficiente dislocazione globale della produzione e moderne piattaforme digitali per collaborare e mantenere i contatti con i fornitori e i colleghi. Simili avanzamenti tecnologici dovrebbero aiutare a migliorare le dinamiche della Supply Chain e diminuire drasticamente le tempistiche di consegna del prodotto dalle 2 alle 4 settimane, senza contare un evidente e naturale calo dei costi di targeting che secondo le attese si aggirerebbe intorno al 2/2,5%. Molto apprezzata in questo senso è certamente la stampa 3D, una tecnologia in grado di accorciare notevolmente i tempi di produzione e il processo di design ma dotata in generale di enormi potenzialità in vari ambiti, tra cui anche quello sempre importante della sostenibilità e dell’impatto ambientale.

Anche la robotica secondo il parere degli esperti rappresenterà nel prossimo decennio un punto di svolta importante per per la produzione estesa di capi d’abbigliamento, ma sarà di fatto una rivoluzione delicata che non sostituirà completamente la tradizionale produzione manuale ma andrà invece a coesistere con quest’ultima andando a creare un nuovo equilibrio più pratico ed efficiente per le aziende. In compenso la localizzazione della produzione facilmente rimarrà stabile in Paesi come Bangladesh o Etiopia dove oltre ai bassissimi costi sempre più brand e società stanno costruendo fabbriche e preparando migliaia di lavoratori, un processo che a lungo termine dovrebbe portare i suoi frutti in termini di efficienza e permettere alla tecnologia di supportare la forza lavoro umana, non di sostituirla.

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