Posted On 15 marzo 2016 By In Know-how With 551 Views

Blockchain convince i grandi della finanza

All’inizio si parlava di Blockchain unicamente in relazione a Bitcoin, la “moneta virtuale” con cui s’effettuano transazioni economiche senza passare dalle banche e senza usare nessuna delle valute riconosciute, e ciò aveva suscitato anche reazioni fortemente critiche (fra le più dure, quella del giornalista d’economia e finanza Luciano Giovannetti, fondatore del videoblog Vloganza. “…è usato principalmente per foraggiare un’economia sommersa pericolosa per i portafogli reali e in generale per chi ha a cuore la sicurezza dei propri soldi…”).

Ma Blockchain può applicarsi a un’infinità di cose: praticamente, a ogni relazione o scambio che ha bisogno d’essere garantito. Al di là del Bitcoin, dunque, Blockchain può servire da notaio per certificare un passaggio di proprietà; può tener traccia di expertise d’arte; può assicurare la validità di un’elezione, o la proprietà intellettuale di un’opera letteraria o d’un brevetto scientifico… Secondo un sondaggio del World Economic Forum, almeno il 10% del Pil mondiale verrà registrato per mezzo di attività basate sui principi del Blockchain entro il 2025.
Nel 2015 Chain.com, una piattaforma concepita per lo sviluppo di Blockchain a servizio delle imprese, ha ottenuto 30 milioni di dollari d’investimenti da una serie di colossi come City Bank, Visa, Nasdaq, Orange, interessati a future ricadute sui sistemi di pagamento e di scambio. Goldman Sachs, da sola, ha messo a disposizione 50 milioni di dollari; Ibm sta studiando sistemi di relazione fra Blockchain e Internet of Things.
E in Italia? Intesa Sanpaolo e UniCredit fanno parte del consorzio R3Cev, formato dalle 40 principali banche al mondo, e proprio questo consorzio sta lavorando con le autorità centrali per poter utilizzare Blockchain nel regolamento di transazioni monetarie; al contempo, gli istituti del consorzio sperimentano l’utilizzo della tecnica per l’emissione, il trading e la redemption di obbligazioni a breve termine, in partnership con Microsoft Azure, I, e Amazon Aws per i servizi di cloud.
Reply, la società di consulenza quotata in borsa dal 2000, ha dedicato alla blockchain tecnology un gruppo interdisciplinare forte di cinquanta professionisti circa; è partner dell’Osservatorio Digital Finance del Politecnico di Milano e supporta il centro di ricerca e innovazione per la banca gestito da Abi. Fra l’altro, prevede per il futuro svariati utilizzi extrafinanziari: dal sistema delle biglietterie dei trasporti pubblici alla gestione delle ricariche per auto elettriche nelle città, dalle pratiche assicurative in caso di sinistri al controllo antifrodi. Per sapere se Blockchain è qui per restare e per crescere, insomma, basterà qualche anno; ma le premesse sembrano positive.