Posted On 28 gennaio 2016 By In Know-how With 588 Views

Come sono le filiere sostenibili in Italia

I fornitori italiani, insieme a quelli cinesi e statunitensi sono i più vulnerabili.

Queste filiere mostrano un forte disallineamento tra l’alta esposizione ai rischi climatici e le iniziative messe in atto per farvi fronte, che mostrano ampi margini di miglioramento.

L’Italia insegue i propri partner europei e globali in termini di rendicontazione delle emissioni ed è al di sotto della media nella definizione di obiettivi di riduzione. Solo il 54% dei fornitori italiani infatti rende disponibili i dati sul proprio impatto ambientale rispetto al  60% delle realtà globali, mentre le aziende che hanno all’attivo piani di diminuzione delle emissioni sono il 33% del totale contro il 48%.

Meno della metà dei fornitori italiani adotta strategie integrate di mitigazione del cambiamento climatico (48% contro una media globale del 62%) e il numero delle realtà che investe in queste attività è diminuito rispetto al  55% dell’anno precedente

L’Italia è l’unico mercato in cui tutti i fornitori sono impegnati nella gestione del rischio idrico (a fronte di solo 50% delle imprese a livello globale). Le imprese italiane inoltre investono in percentuale maggiore rispetto alla media globale (28% contro il 22%) in singole iniziative per aumentare la propria sostenibilità, in particolare attraverso l’impiego di fonti rinnovabili.

Sono alcuni dei principali risultati emersi dal report “Supply Chain Sustainability Revealed: A country Comparison” realizzato da CDP, organizzazione no profit internazionale che incentiva lo sviluppo sostenibile dell’economia, e Accenture, azienda globale di consulenza direzionale. La nuova edizione prende in considerazione le informazioni fornite dai fornitori di 66 multinazionali per un totale di 3.396 aziende di tutto il mondo, che rappresentano il più ampio database sul livello di sostenibilità della filiera a livello mondiale.