Posted On 10 Novembre 2015 By In Archivio Magazine With 57 Views

Speciale rinnovamento. Come evolve il procurement

The Procurement Magazine anno 1 n.1 Novembre – Dicembre 2015

L’editoriale

Una scelta di valore

Di Giulio Carloni

Un mio vecchio amico pubblicitario mi raccontava, qualche sera fa, della difficoltà di trovare una Unique Selling Proposition efficace per la miriade di beni e servizi che periodicamente si presentano al mercato. In una condizione di grande affollamento, è sempre più problematico trovare una chiara, concisa, semplice definizione del valore peculiare di una certa proposta, che la identifichi nella massa d’alternative possibili e che non possa essere agevolmente copiata dai concorrenti. La brand identity, che era stato un principio centrale della comunicazione anni ’80 e anni ’90, e in fondo anche nella prima parte degli anni 2000, ormai fa fatica a imporsi fra una massa di consumatori più attenti, più consapevoli e informati, che tramite il web sono in grado di scoprire vita morte e miracoli di qualsiasi marchio, e di condividere esperienze positive o negative con altri utenti.

Paradossalmente, il mondo della comunicazione b2c, che era sempre stato considerato la parte “alta” della comunicazione stessa, o quanto meno quella più doviziosa, contraddistinta da budget cospicui di cui il b2b non ha mai avuto disponibilità, sembra quasi guardare con un filo d’invidia i “cugini poveri” del business to business che da tempo hanno capito che il valore peculiare di ogni operatore del mercato, quello che nessun concorrente riuscirà a copiare nel breve periodo come può invece capitare con un brevetto, in ogni settore e in ogni parte del mondo, deriva dalle relazioni che si stringono e si consolidano con i partner.

Non sono un di più, le relazioni. Anche in un mondo sempre più tecnologizzato, in cui le “macchine intelligenti” giocano un ruolo via via crescente nella vita di ciascuno, tanto che si parla di rivoluzione industriale 4.0 – lo ha fatto per esempio Report, la trasmissione d’inchiesta di Milena Gabanelli, che il 25 ottobre ha dedicato una puntata alle nuove fabbriche in cui gli uomini dialogano con macchinari e prodotti, così che è possibile ora razionalizzare la produzione e personalizzarla realizzando merci in relazione alla domanda, evitando eccessi d’invenduto e stock di magazzino – e cioè di un cambiamento totale che arriverà a ridisegnare i centri di produzione come l’organizzazione sociale. Al contrario: sono molto più importanti oggi di quanto non siano mai state in passato, come afferma anche Larry Hochmann, uno degli esperti di business più noti al mondo, autore del recente “The relationship revolution”; perché le relazioni attengono alle persone, i cui valori restano assai più stabili di quanto non capiti ai processi, ai servizi o ai manufatti.

E le relazioni che s’incentrano su valori comuni – la concretezza, l’affidabilità, la lealtà, la ricerca costante di miglioramento, la volontà di costruire sinergie… – consolidano questi valori e creano valore esse stesse. Il senso della community ha il suo epicentro proprio in questo. Bene. Su questi valori, oggi, affonda le sue giovani radici The Procurement: una testata nuova che si sviluppa però su rapporti già stabili e duraturi, nell’ambito degli acquisti e della supply chain. Volevamo creare informazione e formazione di qualità, per il settore; rinnovarci, incominciare un nuovo tratto di strada con una nuova testata e un’attenzione costante per quel che accade anche in altre nazioni ci è sembrato il modo migliore per farlo.

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