Posted On 10 Febbraio 2016 By In Archivio Magazine With 270 Views

Speciale Risk Management

Prevedere, prevenire, gestire, minimizzare i rischi.

The Procurement Magazine anno 2 n.1 Febbraio – Marzo 2016

L’editoriale

Ottimisti, comunque

di Giulio Carloni

In certe regioni, l’addio all’anno vecchio e il benvenuto al nuovo si celebra con un grande falò in cui, idealmente, si bruciano con i rami e gli sterpi anche le antiche ferite, le cattive notizie, gli eventi infausti dei dodici mesi appena passati, per far tabula rasa e lasciare spazio al nuovo che avanza. Di questo 2015 appena trascorso vorremmo certamente ardere il senso d’insicurezza che ha azzannato l’Occidente il 13 novembre, con gli attentati di Parigi.

Sarà che Parigi è vicina a noi, anche culturalmente, che è Europa, che è “come casa”, fatto sta che le cronache degli atti terroristici hanno invaso all’istante e per giorni tutti i mezzi di comunicazione. I 224 passeggeri schiantatisi con l’aereo russo caduto nel Sinai il 31 ottobre o i 43 morti di Beirut del 12 novembre hanno fatto molto meno scalpore. Ma le 130 vittime in sei attentati diversi e pressoché contemporanei che hanno colpito la capitale francese sono state un colpo così forte da incidere profondamente sulle nostre abitudini. L’istituto Piepoli, pochi giorni dopo, su incarico de “La Stampa” ha condotto un sondaggio da cui emergeva un cambio d’abitudini per metà degli Italiani: in maniera moderata (27%) o più radicale (23%), una persona su due ha dichiarato d’evitare le situazioni affollate come le manifestazioni pubbliche, gli stadi, i concerti, ma anche i mezzi di trasporto come gli aerei, i treni, i metrò.

Più contenuti gli effetti sulle Borse. Del resto, gli analisti economici di Credit Suisse han fatto subito notare che lo scenario economico conseguente agli attentati di Madrid, nel 2004, o a quelli di Londra nel 2005, aveva accusato tutto sommato un impatto modesto e di breve durata, anche se si trattava di eventi drammatici. Peraltro, la percezione del rischio produce effetti diversi su diversi settori economici. La conseguenza è senz’altro negativa sul turismo: compagnie aeree, alberghi, servizi per la ristorazione e l’intrattenimento pubblico sono stati penalizzati.

A Parigi, il crollo delle prenotazioni è stato verticale, nei giorni immediatamente seguenti gli attentati; e i tempi per tornare alla normalità potranno essere più lunghi del solito, dato che nel mirino dei terroristi c’erano luoghi comuni e passanti indistinti.

Sono state coinvolte anche altre grandi città come Londra o Roma perché il “tour delle capitali europee”, così amato dai viaggiatori giapponesi e cinesi, è stato inevitabilmente compromesso, come ha fatto notare il presidente di Federalberghi Roma Giuseppe Roscioli.

Al contrario, è tempo di spinta al rialzo per l’ambito della difesa, della sicurezza personale e per l’edilizia, oltre a quello dell’informazione e dell’home entertainment.

Potrebbe trarne vantaggio anche l’industria dell’automobile: quando treni e metropolitane sono ritenuti pericolosi, a incrementare è il traffico privato, complice anche la generale diminuzione dei prezzi del carburante. Sicuramente ne hanno goduto nel breve Finmeccanica, Thales, Loockeed e Rheinmetall: non solo la Francia, ma anche altri Paesi hanno chiesto sforamenti del patto di stabilità alla UE per investire in sistemi di controllo e armamenti.

Con tutto ciò, nell’ultimo sondaggio effettuato dall’Istituto Piepoli per “La Stampa” nel dicembre 2015, il 65% degli Italiani ha espresso stime positive per il 2016, mentre il 26% ha prospettive negative e il 9%, infine, non ha risposto. La diffusa sensazione di rischio, insomma, non ha cancellato l’ottimismo.

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