Posted On 10 Settembre 2016 By In Archivio Magazine With 122 Views

Speciale Sostenibilità

MAGAZINE 4-2016

I tre parametri per dare al business una prospettiva di lungo periodo

The Procurement Magazine anno 2 n.4 Settembre – Ottobre 2016

L’editoriale

Non è più un’opzione

di Giulio Carloni

Nel momento in cui scrivo, le cronache traboccano ancora di servizi sul terremoto che il 24 agosto ha raso al suolo interi centri abitati fra Lazio, Marche e Umbria. Terra ballerina, si sapeva, e proprio per questo diversi edifici erano stati sottoposti a opere di rafforzamento che ne avrebbero dovuto garantire la tenuta. E invece, sappiamo com’è andata: ospedali e scuole in rovina, non solo abitazioni private ma anche edifici pubblici annientati dal sisma, quasi 300 morti e 400 feriti; e il solito balletto di distinguo, i rimpalli di attribuzioni, le certificazioni di strutture a norma non regolari, le inchieste che non daranno sollievo alle famiglie delle vittime.

Intendiamoci, un sisma è un evento straordinario che moltiplica all’ennesima potenza rischi ed effetti di scelte sbagliate (acquisti e incarichi mal gestiti, controlli carenti, salvaguardia preventiva praticamente nulla…), ma troppe sono state le decisioni dissennate.

Involontario profeta, il climatologo Luca Mercalli, al Festival dell’acqua di Milano dello scorso anno, aveva affermato: “Sostenibilità vuol dire assicurarsi una qualità della vita per noi, per i nostri figli, per i nostri nipoti. E non è uno scherzo, perché a fare la guerra con la natura vince sempre lei”.

Insomma, la sostenibilità non è una tendenza radical chic, ma una necessità, un’esigenza collettiva. Ormai è chiaro a tutti. Ciò vale anche per il procurement, e a tutto tondo; è fondamentale presidiare la supply chain in ogni aspetto della sostenibilità: sociale, ambientale ed economica e non solo, perché il termine sostenibilità riguarda anche i temi di gestione del rischio, di collaborazione e innovazione. Governare i potenziali rischi della catena di fornitura e pensare a innovative forme di collaborazione tra gli attori coinvolti, per facilitare la creazione di nuove opportunità di business, è un riflesso dell’approccio sostenibile alla professione degli acquisti.

E confrontarsi con politiche di gestione responsabile a fronte degli scenari da affrontare globalizzazione produttiva, alterazioni climatiche, processi di integrazione e alleanze – risponde alle richieste etiche provenienti da una società via via più consapevole che preme sulle imprese col suo giudizio e con le sue scelte attive affinché vengano rispettati determinati principi circa i diritti umani e le politiche ambientali. Se negli anni ’70 la celebre affermazione di Milton Friedman “the business of business is business” era diventato un mantra per gli economisti convinti che il solo obiettivo delle imprese fosse fare profitto, nel 2002 Grayson & Hodges ribattevano “Today the business of business is everybody’s business”. La coscienza degli stakeholder ha recepito la teoria della Triple Bottom Line, elaborata dall’organizzazione internazionale SustainAbility, secondo la quale l’impresa, per generare risultati e avere un vantaggio competitivo nel medio periodo, deve impostare la propria strategia tenendo conto di tre variabili, le cosiddette “3P”: Profitto, Pianeta e Persone. Insomma: il vento della responsabilità ha spinto le aziende dai territori dell’immagine a quelli della reputazione e della relazione. La CSR non è più un tool di comunicazione, ma va considerata un fondamento del DNA aziendale.

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