Posted On 9 Settembre 2020 By In Sostenibilità With 244 Views

Anche la moda contribuisce al cambiamento climatico

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La moda fornisce un contributo considerevole al cambiamento climatico. La ricerca di McKinsey mostra che il settore è stato responsabile di circa 2,1 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra  nel 2018, circa il 4% del totale globale. Nello specifico,  l’industria della moda emette circa la stessa quantità di gas serra all’anno delle intere economie di Francia, Germania e Regno Unito messe insieme.

Per rimanere in linea con le direttive dell’Accordo di Parigi del 2015, la moda dovrebbe ridurre le sue emissioni di gas serra a 1,1 miliardi di tonnellate di CO2  entro il 2030 ma secondo le stime di McKinsey sembrerebbe che, al contrario, il settore rischia di superare il limite a meno che non metta in atto ulteriori azioni di abbattimento.

L’analisi ha preso in rassegna l’intera catena del valore, dalle fattorie e fabbriche, ai marchi e ai rivenditori, ai responsabili politici, agli investitori e ai consumatori e ha evidenziato come tutti i partecipanti in tutte le fasi della catena del valore abbiano un ruolo da svolgere nel guidare la decarbonizzazione.

Affrontare il cambiamento climatico

Un previsto aumento dei volumi potrebbe spingere le emissioni di carbonio a circa 2,7 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2030 se non verranno intraprese azioni di abbattimento. Se l’industria continua ad abbracciare le iniziative di decarbonizzazione al suo ritmo attuale, limiterà le emissioni a circa 2,1 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2030, più o meno come lo sono oggi.
Tuttavia, anche con questi sforzi, le emissioni raggiungerebbero quasi il doppio del livello massimo che consentirebbe all’industria della moda di seguire il percorso di limitazione del riscaldamento globale a 1,5 gradi.

Dunque l’industria dovrebbe intensificare le sue azioni di abbattimento e aumentare gli sforzi di decarbonizzazione esistenti.

  • Il 60% della riduzione aggiuntiva delle emissioni potrebbe essere ottenuto nelle operazioni a monte, attraverso iniziative come miglioramenti dell’efficienza energetica e una transizione verso le energie rinnovabili, con il supporto di marchi e rivenditori.
  • Un altro 18% delle emissioni potrebbe essere risparmiato attraverso miglioramenti operativi da parte dei marchi di moda
  • Un ulteriore 21% attraverso i cambiamenti nel comportamento dei consumatori.

Molte delle azioni necessarie per un abbattimento accelerato possono essere realizzate a costi modesti. Quasi il 90% delle misure identificate costerebbe meno di $ 50 per tonnellata metrica di emissioni di GHG ridotte. Inoltre, circa il 55% delle misure porterebbe a un risparmio netto sui costi per il settore.

Le restanti azioni richiederebbero incentivi per plasmare la domanda dei consumatori o regolamenti per ottenere un abbattimento. Sarebbe necessario un capitale iniziale per finanziare il 60% delle misure.

Anche i marchi e i rivenditori devono collaborare con altri nella catena del valore per investire per benefici sociali e ambientali a lungo termine. Non solo possono effettuare cambiamenti nelle proprie operazioni, ma possono anche supportare gli sforzi di decarbonizzazione in altre parti del settore e aiutare i consumatori a fare scelte di acquisto più sostenibili.

3 aree chiave su cui concentrare le proprie azioni: 

  • Riduzione delle emissioni dalle operazioni a monte

i produttori di fibre potrebbero fornire il 60% dell’abbattimento accelerato (di cui abbiamo parlato prima) decarbonizzando la produzione e la lavorazione dei materiali, riducendo al minimo la produzione e gli scarti di produzione e decarbonizzando la produzione di indumenti.

  • Ridurre le emissioni dalle attività dei marchi

i marchi potrebbero migliorare il loro mix di materiali (ad esempio, attraverso un maggiore utilizzo di fibre riciclate), aumentare il loro uso di trasporti sostenibili, migliorare i loro imballaggi (con materiali riciclati e più leggeri), decarbonizzare le loro operazioni di vendita al dettaglio, minimizzare i resi e ridurre la sovrapproduzione (solo il 60% dei capi è attualmente venduto senza sconti).

  • Incoraggiare un comportamento dei consumatori sostenibile

le leve principali in questo sforzo sono un aumento dei modelli di business circolari che promuovono l’affitto, la rivendita, la riparazione e il rinnovamento di indumenti; una riduzione del lavaggio e dell’asciugatura; e un aumento del riciclo e della raccolta per ridurre i rifiuti in discarica e spostare l’industria verso un modello operativo basato sul riciclo a circuito chiuso.

I governi e le autorità  dovrebbero promuovere pratiche sostenibili e consumo consapevole e fornire incentivi per sostenere misure di decarbonizzazione con un elevato potenziale di abbattimento. Gli investitori possono dare il loro contributo incoraggiando iniziative di decarbonizzazione, trasparenza delle emissioni e innovazione incentrata sulla sostenibilità tra le società nei loro portafogli.

Dopo il 2030, la sfida diventerà ancora più grande. La moda dovrà andare oltre la riduzione accelerata, di cui abbiamo esposto sopra le azioni principali, e impiegare tutta la sua ingegnosità e creatività per essere sostenibile.

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