Posted On 14 giugno 2016 By In Sostenibilità With 760 Views

Barilla sustainable farming, ovvero, patrocinare l’eccellenza del grano duro

Una grande azienda italiana, un gruppo internazionale presente in oltre 100 paesi, ma soprattutto un’impresa che della sostenibilità ha fatto un must. E lo Special Prize vinto ai Procurement Awards 2016 lo conferma….

Il nome Barilla non ha bisogno di presentazioni. Spesso, all’estero, è quasi un modo per dire Italia, per ricreare un’atmosfera tipicamente tricolore. Dove c’è Barilla c’è casa: proprio come recitava il fortunato claim pubblicitario. Ma che cosa c’è dietro a questo “fare casa”, che per noi Italiani vuol dire spesso ritrovarsi a tavola, davanti a un piatto di pasta fumante? Tradizione gastronomica, certo, ma anche una strenua attenzione alla filiera, perché il buon cibo nasce dall’armonica continuità fra ogni elemento della filiera, dal campo alla tavola.

«E qui sta il punto», dice Leonardo Mirone, Group Supply Chain Purchasing DirectorRaw Materials di Barilla. «Per fare buona pasta occorre avere grano duro di qualità ogni anno, mentre questa varietà di frumento è solo una piccola nicchia nel mondo dei cereali. Perché la coltivazione di grano duro non sia abbandonata a favore d’altre colture occorre che sia redditizia per gli agricoltori e Barilla, che è leader di mercato, ha sentito naturalmente la responsabilità di fare qualcosa per questa filiera.

Visto che il costo principale, per chi produce, è imputabile al fertilizzante, occorreva sviluppare un sistema che permettesse all’agricoltore d’ottenere grano duro di qualità utilizzandone la minor quantità possibile. Barilla lo ha fatto con Horta (spin-off della facoltà di Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore), sviluppando uno specifico Decalogo di buone pratiche agronomiche e un servizio on line di supporto alle decisioni così da aumentare la competitività delle imprese agricole e agro-alimentari. Peraltro, il minore uso di fertilizzante ha anche un impatto ambientale positivo: un effetto win-win da non sottovalutare».

Il manager Barilla spiega che il progetto ha avuto origine da un’intuizione nata nel 2008, quando ancora nessun’altra azienda del settore aveva ancora individuato il problema, che i primi test pilota in campo sono incominciati solo cinque anni fa e che questo è il terzo anno di raccolto effettivo. «Ma ci abbiamo creduto sin dall’inizio, questo progetto è assolutamente in linea con il modello della Doppia Piramide adottato come riferimento del modo di fare impresa del Gruppo. Oggi Barilla sustainable farming riguarda 1.300 agricoltori, 25.000 ettari di coltivazioni e 139.000 tonnellate di grano duro prodotto in tutt’Italia, con maggiore intensità in Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Toscana e Puglia.

Ed è veramente un progetto di corporate social responsibility: perché è aperto gratuitamente a tutti gli agricoltori che vogliano aderire, a qualsiasi cooperativa o consorzio appartengano, che possono poi vendere il loro prodotto anche ad altri acquirenti. Non un privilegio corporativo vincolato a un ristretto numero d’associati, dunque, ma un servizio agronomico studiato per la collettività e messo in opera per dare un contributo specifico ed essenziale a un processo produttivo di qualità sostenibile nel tempo».
i-Faber, main partner di The Procurement e Valeo-in nella realizzazione degli Awards, ha scelto questo progetto per il premio speciale: per la bontà dell’intenzione e dell’intuizione, coronate dall’indubbia positività sociale dei risultati. Del resto, “Una buona testa e un buon cuore sono sempre una formidabile combinazione”: lo aveva detto già Nelson Mandela…