Posted On 24 ottobre 2018 By In Sostenibilità With 87 Views

Una cultura machista impedisce alle donne di occupare posizioni senior nel procurement

persone che lavorano in ufficio

Secondo una ricerca, un approccio aggressivo e la necessità di viaggiare sono i maggiori ostacoli all’avanzamento di carriera

Lo studio Access denied, pubblicato nel Journal of Purchasing and Supply Management, ha mostrato che nel procurement vige ancora una cultura machista, più di quanto non accada in altre funzioni aziendali.

Secondo la ricerca, spiega su Supply Management Francis Churchill, un’altra barriera che impedisce alle donne di raggiungere ruoli senior nel procurement sono le condizioni di lavoro poco flessibili, in particolare la necessità di viaggiare.

Jennifer Lawrence, tra gli autori dello studio, ha affermato che molti degli ostacoli incontrati dalle donne nell’ottenere ruoli di grado più elevato sono trasversali alle varie funzioni aziendali, ma la cultura “machista e dominata dai maschi” e la grande necessità di viaggiare per lavoro sono risultate prevalenti nella funzione acquisti.

Lawrence ha dichiarato a Supply Management: «La cultura maschile spesso si manifesta in uno stile aggressivo, che di per sé può scoraggiare le donne. Il procurement si basa sulle negoziazioni, e la funzione acquisti è probabilmente la professione con le trattative più dure, quindi non sorprende che la cultura dominante sia fortemente maschile. D’altra parte, è nozione diffusa il fatto che anche le relazioni collaborative giocano un ruolo importante nel procurement. Statisticamente le donne possiedono queste “soft skills”, quindi nel momento in cui vengono escluse dalle posizioni dirigenziali viene meno un approccio equilibrato».

Lawrence ha dichiarato che sia gli uomini che le donne intervistati per lo studio hanno affermato che quando hanno intrapreso la strada del procurement sapevano che c’era questo tipo di cultura, e hanno indicato che non è stata una barriera per l’ingresso delle donne in questa professione. Ma sono state necessarie altre ricerche per stabilire se la cultura diffusa diventa maggiormente dominata dagli uomini con l’avanzamento di posizione lavorativa, oppure se diventa d’ostacolo ma mano che le donne diventano senior.

Lo studio ha scoperto anche che alcune donne sentono che il procurement è ancora un “club maschile” nel momento in cui c’è da prendere decisioni di alto livello. «Le decisioni si prendono all’interno del club, cosa che non è nelle modalità di lavoro dei rispondenti allo studio. Non è l’approccio collaborativo che le persone con cui abbiamo parlato preferiscono». E non soltanto le donne hanno provato questa sensazione.

Lawrence ha dichiarato che alcuni uffici acquisti sono più maturi, e che si può imparare da quelle aziende e capire in che modo agiscono diversamente. Tuttavia, ha aggiunto: «Ci sono alcuni settori in particolare dove si respira un’atmosfera più machista, e potrebbe essere che questo stile negoziale aggressivo funzioni meglio in quei settori».

I viaggi di lavoro sono un altro ostacolo per le donne che, secondo Lawrence, è quasi specifico del procurement. «In altre funzioni è probabile che viaggiare non sia strettamente necessario. Nel procurement invece, essendo oggi le supply chain globali, ci si sta muovendo verso un approccio più relazionale con i fornitori. Per ottenere questo è necessario un contatto di persona e costruire relazioni, quindi bisogna viaggiare molto». Secondo Lawrence, quasi tutti i partecipanti allo studio hanno dichiarato di viaggiare per lavoro, e questa necessità era quasi sempre tra le ragioni di coloro che non hanno potuto progredire nella carriera.

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