Posted On 21 Maggio 2019 By In Sostenibilità With 170 Views

“Diverse suppliers”, quando gli acquisti sostengono le minoranze

suppliers diversity

Perché adottare la strategia della diversità nella supply chain

Chi sceglie cosa acquistare all’interno di un’azienda si trova in una posizione privilegiata per esercitare un’influenza non solo sull’offerta finale che la società è in grado di offrire, ma anche sulla società in senso più ampio. Attraverso la scelta di un fornitore piuttosto che di un altro, infatti, è possibile sostenere il lavoro delle minoranze, etniche e di genere, e promuovere la diversità.

Il concetto di supplier diversity, spiega Oliver Pickup su Raconteur, è nato insieme al movimento per i diritti civili americano degli anni ’50 e ’60 e vede gli Stati Uniti all’avanguardia. Nel marzo 1969, meno di un anno dopo il Civil Rights Act, il neopresidente Richard Nixon firmò l’Ordine esecutivo 11458, il quale indicava alle agenzie governative e ai loro contractor di associarsi con aziende di proprietà di minoranze. Queste ultime hanno presto cominciato a venir certificate come tali da terze parti: il National Minority Supplier Development Council venne istituito nel 1971.

Un esempio di lunga data di supplier diversity è quello di General Motors, che è stata la prima Oem del settore automotive a istituire un programma ufficiale in questo senso nel 1968. L’azienda afferma di lavorare con più di 400 “diverse suppliers” e piccole aziende certificati negli Stati Uniti e in Canada.

Supportare la diversità tra i fornitori, oltre che beneficiare le comunità locali e la società in genere, ha anche un impatto positivo sulle aziende. Secondo un report del 2015 di Hackett Group, in media i programmi di supplier diversity aggiungono 3,6 milioni di dollari al bilancio per ogni milione nei costi di procurement, rendendo innegabile il ritorno d’investimento per l’azienda.

Il report del 2018 Delivering through Diversity di McKinsey & Company ha mostrato come le aziende nel primo quartile per la diversità di genere nei team esecutivi hanno il 21% di probabilità in più di avere prestazioni migliori nella profittabilità e il 27% in più di realizzare maggior valore. Inoltre, le aziende nel primo quartile per la diversità etnica e culturale nei team esecutivi hanno il 33% di probabilità in più di generare i maggiori profitti nel proprio settore. Questo dato rimarca ancora una volta come l’inclusione di individui molto diversi tra loro, nella moltitudine di modi in cui la diversità può manifestarsi al di là del genere (Lgbtq+, età/generazione, esperienza internazionale), possa essere una chiave di differenziazione tra le aziende.

Ma ci sono molte ragioni per creare e mantenere una supply chain varia che vanno al di là del bilancio. Secondo Laura Gibbons, coautrice della ricerca di Hackett Group Supplier Diversity Performance Study del 2016, la supplier diversity può essere molto più di una semplice questione di reputazione aziendale o di requisiti di Csr. Può diventare un abilitatore strategico per accedere a prodotti innovativi e quote di mercato presso comunità in via di sviluppo.

Dal punto di vista del rischio, secondo alcuni i fornitori più piccoli, caratterizzati dalla diversità, potrebbero non essere in grado di reagire in modo elastico a eventi improvvisi, mentre secondo altri proprio la diversificazione all’interno della supply chain crea una resilienza intrinseca, perché le aziende clienti non si affidano a un’unica fonte di approvvigionamento. I fornitori più piccoli, sebbene meno competitivi sul prezzo, possono entrare in gioco quando ci sono problemi in una produzione localizzata, senza la costrizione di un grosso ordine minimo; inoltre offrono un servizio più personalizzato.

In America, secondo uno studio del 2014 di Nmsdc, le aziende classificate come minority business enterprise (Mbe) generano più di un miliardo di dollari di flussi economici al giorno e 401 miliardi di dollari all’anno, dando lavoro a più di 2,2 milioni di persone.

Procter & Gamble ha lanciato il proprio Global supplier diversity program nel 2016. Il programma si concentra sulle aziende di proprietà di donne, anche grazie alla partnership con le due organizzazioni WEConnect International e UN Women. Inoltre, è parte del programma Broad-Based Black Economic Empowerment in Sud Africa.

La compagnia telefonica statunitense AT&T, invece, ha speso insieme ai propri fornitori più di 173 miliardi di dollari con aziende gestite da minoranze, donne, veterani e Lgbtq+ negli ultimi 50 anni. Ad aprile, l’azienda ha annunciato nuovi obiettivi in questo ambito per la fine del 2020, quando si prefigge di divulgare la spesa realizzata con i “diverse suppliers” e il numero di posti di lavoro assegnati a minoranze. Inoltre, ha preso l’impegno di investire 3 miliardi di dollari di spesa con fornitori neri negli Stati Uniti entro il 2020. Gli obiettivi del programma sono: fornitori diversificati, creazione di posti di lavoro caratterizzati dalla diversità e supportare la diversità nelle aziende e la crescita dei fornitori tier 2.

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