Posted On 3 Maggio 2022 By In Sostenibilità With 301 Views

Economia circolare: l’Italia è prima nel riciclo dei rifiuti

Il mese scorso il Circular Economy Network – CEN, ha rilasciato il 4° rapporto sull’economia circolare in Italia.

Il CEN, promosso da un gruppo di imprese e di organizzazioni in collaborazione con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, opera per sostenere la transizione a un’economia circolare.

Il rapporto sull’economia circolare in Italia fa il punto della situazione che nel 2022 sta segnando le sorti geopolitiche ed economiche europee. Per misurare il livello di economia circolare in Italia e fare una comparazione a livello europeo è stato composto un indicatore di sintesi sulla performance di circolarità̀ utilizzando dati Eurostat, ISTAT e ISPRA. Per ciascuno degli indicatori considerati è stata effettuata una comparazione con gli altri principali Paesi europei (Germania, Francia, Spagna e Polonia).

Stando ai dati, nel 2021 il rimbalzo dell’economia è stato molto più positivo delle aspettative, con una crescita del PIL italiano del 6,6% rispetto al 2020, ma questa crescita si è scontrata con la carenza di materie prime. Anche il nostro paese, infatti, non ha centrato l’obiettivo del disaccoppiamento tra crescita economica e uso delle risorse, che è l’obiettivo strategico dell’economia circolare e del Green Deal europeo.

In questo contesto, sottolinea il rapporto, la conversione verso modelli di produzione e di consumo circolari è sempre più una necessità, non solo per garantire la sostenibilità dal punto di vista ecologico, ma per la solidità della ripresa economica, la stabilità dello sviluppo e la competitività delle imprese.

L’Italia rimane un passo avanti rispetto ai suoi competitor europei: è al primo posto, assieme alla Francia, nella classifica delle 5 principali economie europee. La classifica complessiva di circolarità dell’UE è basata su 7 indicatori:

– il tasso di riciclo complessivo dei rifiuti, urbani e speciali;

– il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo;

– la produttività delle risorse;

– il rapporto fra la produzione dei rifiuti e il consumo di materiali;

– la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo totale lordo di energia;

– la riparazione;

– il consumo di suolo.

 

I principali risultati italiani rispetto all’Europa

  • Produttività delle risorse

Nel 2020 per nessuno dei cinque principali Paesi europei si è registrato un incremento nella produttività delle risorse. In Europa nel 2020, a parità di potere d’acquisto, per ogni kg di risorse consumate sono stati generati 2,1 euro di PIL. L’Italia è arrivata a 3,5 euro di PIL (il 60% in più rispetto alla media UE).

  • Tasso di utilizzo circolare di materia

Il tasso di uso circolare di materia è definito come il rapporto tra l’uso circolare di materia e l’uso complessivo (cioè l’uso proveniente da materie prime vergini e da materie riciclate). Nel 2020, ultimo anno disponibile di dati, nell’Unione europea il tasso di utilizzo circolare di materia è stato pari al 12,8%. In Italia il valore ha raggiunto il 21,6%, secondo solamente a quello della Francia. Interessante osservare come per questo specifico indicatore l’Italia si attesti in quarta posizione rispetto a tutti e 27 i Paesi UE.

  • Consumo di energia rinnovabile

Per quanto riguarda la quota di energia rinnovabile utilizzata sul consumo totale lordo di energia, in Europa si è registrato un trend crescente di circa il 5% tra il 2010 e il 2019, arrivando all’ultimo anno di analisi al 19,7%. Tra i cinque Paesi osservati, quello con la quota maggiore di energia rinnovabile sul consumo totale lordo di energia è la Spagna (18,4%), seguita dall’Italia con il 18,2%.

 

Riciclo di tutti i rifiuti: in Italia la percentuale più elevata dell’Unione europea

In Italia la percentuale di riciclo di tutti i rifiuti ha raggiunto quasi il 68%: è il dato più elevato dell’Unione europea. La Francia è a +8%, mentre Polonia e Spagna hanno peggiorato le loro prestazioni. Inoltre, tra le cinque economie osservate, l’Italia è quella che al 2018 ha avviato a riciclo la quota maggiore di rifiuti speciali (quelli provenienti da industrie e aziende): circa il 75%. Per quanto riguarda i rifiuti urbani (il 10% dei rifiuti totali generati nell’Unione europea) l’obiettivo di riciclo è del 55% al 2025, del 60% al 2030 e del 65% al 2035. Nel 2020 nell’UE è stato riciclato il 47,8% dei rifiuti urbani; in Italia il 54,4%. Sempre nel 2020 i rifiuti urbani avviati in discarica in tutta l’UE sono stati il 22,8%. Dopo la Germania, le migliori prestazioni sono quelle di Francia (18%) e Italia (20,1%).

I punti deboli

  1. Consumo di suolo

  2. Ecoinnovazione

  3. Riparazione di beni

In questi tre settori l’Italia è in netta difficoltà.

Per quanto riguarda il consumo di suolo, nel 2018 nell’UE a 27 Paesi risultava coperto da superficie artificiale il 4,2% del territorio. La Polonia era al 3,6%, la Spagna al 3,7%, la Francia al 5,6%, l’Italia al 7,1%, la Germania al 7,6 %. Anche per l’ecoinnovazione siamo agli ultimi posti: nel 2021 dal punto di vista degli investimenti in questo settore l’Italia appare al 13° posto nell’UE con un indice di 79. Paesi leader sono Germania, Finlandia, Svezia, Slovenia e Lussemburgo. Infine, la riparazione dei beni: in Italia nel 2019 oltre 23.000 aziende lavoravano alla riparazione di beni elettronici e di altri beni personali (vestiario, calzature, orologi, gioielli, mobilia, ecc.). Siamo dietro alla Francia (oltre 33.700 imprese) e alla Spagna (poco più di 28.300). In questo settore abbiamo perso quasi 5.000 aziende (circa il 20%) rispetto al 2010.

 

 

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