Posted On 23 Gennaio 2023 By In News, Sostenibilità With 29 Views

Esg, come si posizionano le aziende italiane?

L’acronimo Esg è ormai ampiamente diffuso. Ma quanti conoscono veramente l’argomento? Sebbene tratti principalmente di educazione finanziaria, il rapporto Edufin 2022 del Comitato sull’educazione finanziaria del governo italiano ha analizzato tramite sondaggi la conoscenza dell’acronimo Esg in Italia. Dal punto di vista dell’adempimento degli impegni presi anche alcune realtà italiane sono ben posizionate nelle classifiche internazionali.

La conoscenza percepita è ridotta

La rilevazione mostra un livello di conoscenza percepita dei temi connessi alla sostenibilità molto contenuto soprattutto con riguardo ai fattori Esg (ambiente, società, governance). Solo il 22% degli intervistati dichiara di avere una conoscenza di base o avanzata dell’acronimo Esg mentre è maggiore la conoscenza dichiarata dello sviluppo sostenibile (46,7% degli intervistati) e della finanza sostenibile (32,7%).

Rispetto al 2021 si registra altresì una riduzione statisticamente significativa della conoscenza percepita di concetti legati alla sostenibilità: ‐9,7 punti percentuali per lo sviluppo sostenibile, ‐3,3 punti per la finanza sostenibile e ‐2,8 punti per ESG. Come afferma il rapporto, questo può essere collegato al quadro geopolitico e alla crescita dei prezzi dei beni energetici che, oltre a generare ansia finanziaria negli intervistati può avere influenzato le priorità e il livello di attenzione delle famiglie italiane.

La conoscenza percepita dei temi legati alla sostenibilità vede una associazione positiva con i giovani, il livello di istruzione e il reddito. Come già osservato nel 2021, nell’ambito della sigla Esg, i fattori ambientali sono quelli a cui viene attribuita maggiore rilevanza (indicati dal 54,2% degli intervistati), seguiti dai fattori sociali (37,2%) e di governance (8,6%).

Monitoraggio obiettivi e visione trasparente

Dal punto di vista aziendale, oltre il 90% delle società S&P 500 pubblica report Esg, che riflettono le crescenti aspettative di dipendenti, consumatori, investitori e autorità di regolamentazione.  In tutto il mondo, stiamo vedendo la legislazione Esg trasformarsi in regolamentazione, il che significa che gli operatori della supply chain devono preparare le loro operazioni di rendicontazione ora per evitare di apportare modifiche relative alla conformità in seguito. Tuttavia, molte organizzazioni stanno ancora cercando di capire quali sono i loro problemi più materiali, quali obiettivi vogliono e devono perseguire, come tenere traccia di tali obiettivi e come comunicare al meglio i progressi alle parti interessate.

Secondo un recente rapporto EY, il 58% dei leader della supply chain cita una maggiore visibilità nella propria supply chain come priorità assoluta nei prossimi due anni, e solo il 37% ha riferito di aver ottenuto una visibilità significativa. Questa lacuna mostra che c’è un reale bisogno di tecnologia e automazione per aiutare le organizzazioni a misurare, gestire e, in ultima analisi, eseguire con successo l’intera catena di fornitura per fornire risultati Esg tangibili come la riduzione delle emissioni. Senza un benchmarking del tuo stato attuale, è impossibile monitorare con precisione i progressi e pianificare in anticipo.

Il problema è che le prestazioni Esg nella catena di approvvigionamento sono spesso più critiche delle operazioni dirette. Per comprendere le prestazioni Esg dei fornitori, le organizzazioni devono prima mantenere una rigorosa raccolta, gestione e analisi dei dati. Quindi, identificare i Kpi necessari per avere successo e incorporare questi obiettivi nella loro supply chain. In definitiva, per realizzare gli obiettivi Esg, le organizzazioni otterranno maggiore visibilità e trasparenza tra i partner e le parti interessate della supply chain, integrando al contempo le attività Esg nel lavoro quotidiano in tutta l’azienda.

Classifiche Esg: a che punto sono le aziende italiane?

Sono due le classifiche principali che certificano gli impegni presi su temi Esg, valutando gli investimenti fatti in quella direzione (anche se indipendentemente dal tipo di business e dal livello di partenza). La prima è quella stilata da Corporate Knights e presentata al World Economic Forum di Davos. In questa classifica, spicca il ruolo di Intesa Sanpaolo come prima banca europea e unica in Italia, al 59esimo posto globale (su oltre 6.000 imprese analizzate in base a 25 indicatori Esg).

Tra le imprese italiane la prima è Erg, al 54esimo posto, valutata dalla società di rating Esg Sustainalytics come “Low Risk” con punteggio 14,6 rispetto al Medium Risk (20,7) registrato l’anno precedente, migliorando il profilo di rischio Esg del Gruppo, che si posiziona al quinto posto (su 75) tra gli Independent Power Producers a livello globale.

 

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