Posted On 27 ottobre 2016 By In Sostenibilità With 555 Views

Filiera responsabile: il valore aggiunto per lavoratori e clienti

Una filiera produttiva più responsabile genera senza dubbio valore. Valore per l’azienda, per i suoi fornitori e dipendenti, ma anche per i consumatori, l’ambiente e la società.

Patagonia, Benefit Corporation internazionale di abbigliamento outdoor, ne è un esempio con la sua partecipazione al programma Fairtrade che ha permesso di avviare una vera e propria partnership di produzione responsabile.

Nella sua semplicità, il meccanismo è tanto trasparente quanto innovativo: per ogni prodotto certificato Fairtrade venduto da Patagonia, l’azienda paga un premio alimentando direttamente uno speciale fondo cui hanno accesso i propri lavoratori.

Sono i lavoratori a scegliere come impiegare i soldi del fondo a seconda dei bisogni che ritengono più importanti per la propria comunità, come ad esempio educazione scolastica, soccorso a disastri ambientali, trasporti e assistenza sanitaria. I lavoratori possono anche scegliere di usare i soldi del fondo come bonus in busta paga: così facendo, dall’autunno 2014 ad oggi i lavoratori che realizzano capi d’abbigliamento per Patagonia, hanno guadagnato complessivamente 430mila dollari grazie alla partecipazione al programma Fairtrade.

Ma Patagonia non è l’unico caso virtuoso: i dipendenti di Natura USA (Los Angeles), aderendo al programma, hanno guadagnato un bonus pari a sei giorni di lavoro che hanno deciso di impiegare in assistenza sanitaria e in tasse universitarie per i propri figli.

Ancora, a Hirdaramani in Sri Lanka, i lavoratori hanno scelto di usare la somma del loro fondo speciale per la realizzazione di un asilo che fornisce servizio gratuito ai figli degli operai, oltre che per avviare un programma di salute e servizi sanitari per la comunità. Sempre in Sri Lanka alla MAS Leisureline, i dipendenti hanno scelto dei buoni sconto per acquistare cibo, medicine e articoli per l’igiene personale.

Il programma Fairtrade è dunque uno strumento dal duplice beneficio: da una parte la certificazione alza gli standard qualitativi della catena di produzione rendendola più sostenibile, dall’altra contribuisce a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e a garantire un’economia equa e solidale.

“The benefits of the program have exceeded our expectations. In addition to the premiums raising wages, our factories have reported improved worker morale and engagement. Since workers actively participate in the program, they understand and appreciate what Fair Trade can do.  Few social programs have such a sweeping impact.”

Thuy Nguyen, manager di responsabilità sociale e ambientale in Fair Trade

Il valore generato per i lavoratori e la loro comunità ha contagiato progressivamente i proprietari di fabbriche, arrivando ad essere percepito anche dal consumatore come un valore aggiunto del prodotto acquistato. Un cambio -o apertura- di mentalità che ha permesso a Patagonia di accrescere rapidamente la propria esperienza nel mercato equo e solidale.

Basti pensare che nell’autunno 2014 Patagonia offriva 10 tipologie di abiti certificati, tutti realizzati in una singola fabbrica. Ad oggi, l’azienda sta vendendo ben 192 tipologie di vestiti certificati, realizzati in sei fabbriche diverse. Per l’autunno 2017 le previsioni sono di proporre 300 capi certificati Fairtrade provenienti da 13 fabbriche produttrici.

Ottenere la certificazione Fair Trade significa intervenire a livello di supply chain, ottimizzandola secondo le rigorose norme internazionali previste dagli Standard Fair Trade, cui si devono attenere tutti gli attori della filiera (produttori, trader, trasformatori). Fair Trade International ha stabilito finora gli Standard per circa 300 materie prime secondo un processo che coinvolge in prima persona i produttori, con modelli in continua revisione e miglioramento.

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