Posted On 28 Aprile 2021 By In Sostenibilità With 39 Views

Il futuro del lavoro post-Covid

Il Covid ha sconvolto il nostro modo di lavorare. Dalle otto ore in ufficio, siamo passati a intere giornate chiusi in casa, oppure a giornate alterne tra casa e ufficio. Tanti hanno subito conseguenze anche più gravi, perdendo il lavoro e dovendo trovarne un altro in breve tempo, nel migliore dei casi. McKinsey ha dunque elaborato un report che analizza il futuro del lavoro post-Covid. Nello specifico, l’impatto della pandemia sulla domanda di lavoro, il mix di occupazioni e le competenze richieste in otto paesi: Cina, Francia, Germania, India, Giappone, Spagna, Regno Unito e gli Stati Uniti. Insieme, questi otto paesi rappresentano quasi la metà della popolazione mondiale e il 62% del PIL.

I lavori che prevedono prossimità fisica saranno i più interrotti

Il COVID-19 ha, per la prima volta, elevato l’importanza della dimensione fisica del lavoro. McKinsey ha fornito un punteggio “di vicinanza” per ogni area di lavoro, vediamole:

  • Cura medica: 83/100
  • Cura personale 87/100
  • Interazione con il cliente in loco 76/100
  • Viaggi e tempo libero 75/100
  • Assistenza domiciliare 70/100
  • Produzione indoor e warehousing  70/100
  • Lavoro d’ufficio a computer 68/100
  • Aula e formazione 68/100
  • Trasporto di beni 58/100
  • Produzione outdoor e manutenzione 54/100

I lavori con livelli più elevati di vicinanza fisica vedranno una maggiore trasformazione dopo la pandemia, innescando effetti a catena in altre arene lavorative.

  • Il settore di interazione con il cliente in loco in parte è migrato verso l’e-commerce e in altri casi versi le transazioni digitali, un cambiamento comportamentale che probabilmente rimarrà.
  • Per viaggi e tempo libero, con il passaggio al lavoro a distanza e la relativa riduzione dei viaggi d’affari, così come l’automazione di alcune occupazioni, possono ridurre la domanda di lavoro in questo campo.
  • Il lavoro d’ufficio su computer richiede solo una moderata vicinanza fisica e, ad oggi, rappresenta circa un terzo dell’occupazione. Quasi tutto il potenziale lavoro a distanza è all’interno di questo settore.
  • Per quanto riguarda la produzione e manutenzione all’aperto (cantieri, fattorie, terreni residenziali e commerciali e altri spazi esterni), il COVID-19 ha avuto scarso impatto perché sono tipologie di lavoro che  richiedono poca vicinanza e poche interazioni con gli altri.

Tre tendenze generali che modelleranno il lavoro di domani

Il lavoro a distanza e le riunioni virtuali continueranno, ma con meno frequenza rispetto all’inizio della pandemia

  • Circa il 20-25% della forza lavoro nelle economie avanzate potrebbe lavorare da casa da tre a cinque giorni alla settimana. Ciò rappresenta un grande salto nel lavoro a distanza che aumenta di grand lunga rispetto a prima della pandemia e potrebbe indurre un grande cambiamento nella geografia del lavoro, poiché gli individui e le aziende si spostano dalle grandi città verso la periferia e le piccole città.
  • Un sondaggio condotto da McKinsey su 278 dirigenti nell’agosto 2020 ha rilevato che le aziende in media avevano pianificato di ridurre lo spazio per gli uffici del 30%. Di conseguenza, la domanda di ristoranti e negozi al dettaglio nelle aree centrali e di trasporto pubblico potrebbe diminuire.
  • Il lavoro a distanza può anche intaccare i viaggi d’affari grazie all’uso massivo di call e tool digitali. Sebbene i viaggi di piacere e il turismo possano riprendersi dopo la crisi, McKinsey stima che circa il 20% dei viaggi d’affari, il segmento più redditizio per le compagnie aeree, potrebbe non tornare ai livelli prepandemici.
  • L’e-commerce e le transazioni virtuali stanno esplodendo come mai prima. Anche altri tipi di transazioni virtuali come la telemedicina, l’online banking e l’intrattenimento in streaming sono decollati. Questo passaggio alle transazioni digitali ha favorito la crescita dei lavori di consegna, trasporto e magazzino.

Vivremo una rapida adozione dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, specialmente nelle aree di lavoro con un’elevata vicinanza fisica

Storicamente le aziende ricorrono a due modalità per controllare i costi e mitigare l’incertezza durante le recessioni: l’adozione dell’automazione e la riprogettazione dei processi di lavoro. Molte aziende hanno implementato automazione e intelligenza artificiale in magazzini, negozi di alimentari, call center e impianti di produzione per ridurre la vicinanza fisica e far fronte all’aumento della domanda.

Il 25% dei lavoratori potrebbe dover cambiare occupazione, a causa della pandemia

Negli otto paesi analizzati, più di 100 milioni di lavoratori, o 1 su 16, dovranno trovare un’occupazione diversa entro il 2030, secondo i dati McKinsey. Se prima del Covid, solo il 6% dei lavoratori aveva bisogno di trovare lavoro in occupazioni con salari più alti, ora in questo scenario i numeri salgono. Una quota maggiore di lavoratori dovrà probabilmente uscire dalle due fasce salariali più basse e  la metà di loro in generale avrà bisogno di nuove competenze per accedere a fasce salariali più alte.

In Europa e negli Stati Uniti, i lavoratori con meno di una laurea, le minoranze etniche e le donne hanno maggiori probabilità di dover cambiare professione dopo COVID-19 rispetto a prima. In Francia, Germania e Spagna, l’aumento delle transizioni di lavoro richieste a causa delle tendenze influenzate dal COVID-19 è 3,9 volte superiore per le donne che per gli uomini. Allo stesso modo, la necessità di cambiamenti occupazionali colpirà i lavoratori più giovani più dei lavoratori più anziani e le persone non nate nell’Unione europea.

Le aziende possono aiutare a facilitare le transizioni della forza lavoro

  • Possono iniziare con un’analisi granulare del lavoro che può essere svolto in remoto.
  • Svolgere una riqualificazione dei lavoratori.
  • Concentrarsi sulle competenze di cui hanno bisogno, piuttosto che sui titoli accademici.
  • Arricchire la propria diversità rivolgendosi ai lavoratori che, per motivi familiari e altri motivi, non sono stati in grado di trasferirsi nelle città principali.

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