Posted On 1 febbraio 2017 By In Sostenibilità With 463 Views

Impresa sostenibile: strumenti legali a supporto di un’etica consapevole

Riportiamo di seguito un estratto dell’articolo di Alessandra Nisticò, pubblicato sul magazine “The Procurement” (Anno 2 Numero 4) a proposito di imprese sostenibili e legalità. 

Il concetto di “sostenibilità”, comparso nella prima conferenza ONU sull’ambiente nel 1972, ha avuto un’eco solo di recente in virtù della presa di coscienza collettiva dell’impatto della società industriale sul pianeta.

La complessità del mondo contemporaneo ha imposto una rilettura del concetto di “sostenibilità”, che da condizione di equilibrio ambientale di un ecosistema e capacità di adattamento ai mutamenti (resilienza) è diventato un concetto più ampio, comprendente anche profili di sostenibilità economica e sociale. In altre parole, sono emersi i costi (e i benefici) derivanti dalle esternalità prodotte dalle relazioni tra ambiente, impresa e società. In un mondo di risorse sempre più limitate, il risparmio sui costi e l’ottenimento di benefici derivanti dallo sfruttamento delle esternalità ha reso più attrattivo anche alle imprese il concetto di “sostenibilità”.

Sul punto, il legislatore si è mosso con notevole ritardo. In un primo momento, scelte di politica liberista hanno suggerito un intervento minimo sul mercato, attraverso l’introduzione di norme a salvaguardia di beni rilevanti quali l’ambiente, la salute, la sicurezza dei lavoratori e dei consumatori. Le ricadute legali derivanti da tale approccio sono state di due ordini: # 1. Divieti; # 2. Specifici obblighi di fare. In entrambi i casi, a presidio dell’effettività, sono state poste sanzioni amministrative e penali, a seconda della gravità della lesione del bene giuridico.

Esempi in tal senso sono il T.U. Ambiente, fino all’adozione della L. 68/2015 che ha introdotto nel codice penale un intero Titolo dedicato ai reati ambientali, per enfatizzare la rilevanza del bene giuridico ambiente, oppure le normative, poste a presidio di soggetti considerati “deboli”, che hanno imposto alle imprese una serie di obblighi in tema di sicurezza dei prodotti e dei luoghi di lavoro. Tuttavia le sanzioni, sebbene inasprite nel tempo e financo collegate alla normativa in tema di responsabilità amministrativa degli enti da reato (D.lgs 231/2001), non si sono rivelate sufficientemente efficaci, pertanto si è reso necessario stimolare comportamenti virtuosi volti alla creazione di un ambiente ecologicamente e socialmente sostenibile.

Tra gli aspetti più innovativi, in tema di sostenibilità ambientale, vi sono le norme contenute all’interno del nuovo codice degli appalti pubblici (D.lgs 50/2016) che, recependo le direttive europee (2014/23/UE, 2014/24/ UE e 2014/25/UE), introducono la sostenibilità tra i requisiti preferenziali ai fini della contrattazione con la Pubblica Amministrazione. In tale direzione va la riduzione della cauzione a sostegno dell’offerta per i soggetti muniti delle c.d. Eco-label (art. 93). Altresì, sul fronte della scelta del contraente, nel criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, il Codice dà rilievo ai costi legati al ciclo di vita del prodotto (art. 96) e a quelli legati al possesso di certificazioni ambientali, che entrano anche all’interno della valutazione del rating di legalità delle imprese (art. 95). Molte novità, inoltre, emergeranno dalle norme soft law che verranno adottate da ANAC.

La sollecitazione di comportamenti virtuosi porta a influenzare la governance dei processi aziendali, attraverso il ricorso ad alcuni strumenti quali:

# 1. L’adozione di un codice etico che esalti il valore della sostenibilità;

# 2. Un modello di gestione che prediliga processi sostenibili;

# 3. L’inserimento nella contrattualistica aziendale di clausole che impongano la condivisione dei predetti valori di sostenibilità da parte dei fornitori (evitando che le esternalità negative si trasferiscano lungo la filiera), anche eventualmente attraverso appositi audit;

# 4. Il ricorso a enti terzi di certificazione, accreditati presso Accredia, che possano valutare le scelte aziendali conferendo un marchio di sostenibilità che certifichi l’impatto dell’azienda sull’ambiente.

Tali scelte possono trasformarsi in opportunità di riduzione dei costi (minori risorse di cui necessita la produzione) e apertura di nuove possibilità di business date dal green-procurement. Accanto a queste misure, volte a incentivare un ripensamento del paradigma produttivo delle aziende, il legislatore ha cercato di stimolare scelte aziendali volte a rendere socialmente sostenibile il rapporto tra impresa e società, promuovendo politiche di work-life balance.

Da ultimo, come linea di tendenza dell’ordinamento, si evidenzia che il recepimento della direttiva 2014/95/ UE determinerà, a partire dal 2017, l’adozione obbligatoria del bilancio di sostenibilità da parte delle grandi imprese. Il terzo dei consideranda di tale direttiva statuisce che: “La comunicazione di informazioni di carattere non finanziario è fondamentale per gestire la transizione verso un’economia globale sostenibile coniugando redditività a lungo termine, giustizia sociale e protezione dell’ambiente. In tale contesto, la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario contribuisce a misurare, monitorare e gestire i risultati delle imprese e il relativo impatto sulla società.”

Tale previsione, pur non riguardando al momento le PMI, sembra tracciare la rotta di quella che sarà l’economia del domani, in cui la sostenibilità da valore etico diventerà un requisito di legalità.

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Alessandra Nisticò

Iscritta all’Albo degli Avvocati del Foro di Milano, dal 2013 è partner dello Studio Legale Faotto – Tricarico, oggi con sede in via Lamarmora n. 36 a Milano, fondato dagli Avvocati Luca Faotto e Melissa Tricarico; ne sono partner anche gli avvocati Pierluigi Ferri, Paola Rizzi e Desirée Arioli. L’avvocato Nisticò si occupa di diritto civile e, in particolare, di contrattualistica e consulenza alle aziende, prestando assistenza sia in ambito stragiudiziale che giudiziale. Ha partecipato, in qualità di relatore, a convegni e seminari sulle tematiche della Marcatura CE. Si interessa di temi legati al diritto dell’informatica, l’innovazione e le tecnologie.