Posted On 27 Luglio 2020 By In Sostenibilità With 38 Views

La necessità di una moda sostenibile

Il coronavirus ci ha dimostrato che possiamo fare qualcosa per salvare il mondo. Lavorare da casa, scegliere di muoversi in bici e non con l’auto, produrre meno ma meglio sono tutte piccole azioni che in questi mesi hanno, anche se solo per un momento, permesso alla Terra di prendere una sana boccata d’aria, prima di ripartire. Se non cambiamo qualcosa nell’immediato, rischiamo di peggiorare la situazione e giungere a quel momento in cui non ci sarà più niente da fare. Uno dei settori a cui i consumatori stessi stanno richiedendo a gran voce di essere più sostenibili è quello della moda che, soprattutto per la fascia del fast fashion, è ad oggi tra i più grandi inquinatori del mondo. A questo proposito, McKinsey ha condotto un sondaggio nell’aprile 2020 su circa 2000 consumatori inglesi e tedeschi per capire quale sia il punto di vista sulla tematica della moda sostenibile. 

Uno dei primi risultati a saltare all’occhio è che circa i ⅔ del campione afferma che è diventato estremamente importante limitare gli impatti sui cambiamenti climatici con il 57% che ha anche apportato delle modifiche al proprio stile di vita e un 60% che conferma di acquistare esclusivamente imballaggi ecologici e di riciclare il più possibile. 

Ora che l’industria della moda ha riavviato la produzione e sta escogitando diversi stratagemmi per portare avanti le collezioni e mostrarle al pubblico attraverso fashion week digitali ed eventi fisici in location outdoor, dovrebbe anche ripensare davvero a come responsabilizzarsi da un punto di vista sociale e ambientale. Il 67% dice di tenere conto dell’uso di materiali sostenibili al momento dell’acquisto e il 63% ritiene che la promozione della sostenibilità sia un fattore determinante per affidarsi a quel brand. 

Questa presa di posizione del consumatore fa ben intendere che i marchi dovranno dimostrare di essere realmente etici e mostrare trasparenza nei confronti del pubblico per continuare a vendere, come conferma il 70% degli intervistati.

 

Il comportamento di acquisto

Con la crisi l’atteggiamento del consumatore è cambiato e circa il 60% riferisce di aver cambiato atteggiamento nei confronti della moda, spendendo meno e continuando a farlo anche dopo la crisi. Ma è probabile che le categorie che subiranno questo arresto saranno i cosiddetti “accessori” come gioielli, borse, cinture piuttosto che calzature e abbigliamento. Uno dei grandi cambiamenti è stato anche quello di migrare verso i canali online, il 43% del campione, mentre il 28% ha confermato che comprerà meno nei negozi fisici, soprattutto la fascia di popolazione composta da Millennial e Gen Z. 

 

Quello che si evince dall’intera survey di McKinsey è che il consumatore medio non è legato al ciclo della moda e che il settore potrebbe, per questo motivo, allentare la presa e guidare una minore stagionalità nel sistema. Il 65% del campione afferma di sostenere i marchi che ritardano il lancio di nuove collezioni e di acquistare capi più durevoli mentre il 57% vuole riparare gli articoli per prolungarne l’utilizzo – il mercato dell’usato e seconda mano sta avendo un’impennata (il 50% dei Millenial e Gen Z del campione).

 

Il Coronavirus potrebbe rappresentare una grande occasione per i brand per stimolare le azioni sostenibili e accelerare il cambiamento. Dovrebbero solo cogliere l’attimo. 

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