Posted On 20 settembre 2018 By In Sostenibilità With 225 Views

La tecnologia riduce lo spreco di cibo nella supply chain – II parte

frutti di avocado

Dai software alle biotecnologie, quattro sistemi ideati dalle startup

 

Prosegue dalla prima puntata l’approfondimento sulle tecnologie che possono ridurre i rifiuti alimentari lungo la supply chain. Di seguito altre due soluzioni analizzate da Emma Cosgrove su Supply Chain Dive.

  1. Le immagini aiutano a prendere decisioni più rapide e precise

Immagini avanzate e ancor più avanzati sistemi di analytics possono offrire ai vari attori della supply chain una marcia in più. ImpactVision è una startup con sede a San Francisco che è in grado di determinare il grado di maturazione di un avocado senza toccarlo o forarne la buccia.

Frutta e verdura rappresentano il 40% dei rifiuti alimentari, secondo Refed, e gli avocado sono i principali responsabili. Ad oggi, il loro grado di maturazione è testato soprattutto con il tatto o scalfendo il frutto.

ImpactVision usa le immagini iperspettrali per identificare la quantità di materia secca in un avocado. Le fotocamere iperspettrali emettono un particolare spettro di luce che va dallo spettro visibile quasi fino agli infrarossi, e in seguito crea un’immagine dalla luce che viene rimandata indietro, mostrando la composizione chimica. Applicando data analytics avanzati e il machine learning, ImpactVision può vedere la materia secca negli avocado. Più materia secca significa un frutto meno maturo.

Nei prodotti freschi, le decisioni devono essere veloci più che in ogni altro ambito. Più a lungo un pallet di frutti di bosco rimane sul banco di ricevimento merce di un negozio di alimentari, più tempo rimane fuori dal frigorifero.

AgShift usa la tecnologia deep learning, la stessa usata nelle auto a guida autonoma, in una app per mobile che può essere usata in qualsiasi punto della supply chain quando è necessaria un’ispezione. Pur usando le immagini tradizionali che un qualsiasi cellulare può catturare, l’app può determinare la freschezza, le ammaccature, il colore e la dimensione, il tutto molto più rapidamente delle misurazioni effettuate attualmente.

  1. L’IoT monitora contenitori e pallet

Applicare l’internet of things ai frigoriferi è abbastanza semplice. La temperatura può essere misurata e registrata, e un semplice modello avvisa quando devia dal suo normale abbassamento e rialzo.

Maersk Line sta facendo esattamente questo con il suo software di Remote Container Management, che permette ai clienti di monitorare i container refrigerati in tempo reale durante il trasporto. L’azienda ha anche supportato FoodTrack, un acceleratore di startup focalizzato sullo spreco di cibo.

Per quanto riguarda indici più effimeri della temperatura, Freshurety, una startup della Florida, misura letteralmente la freschezza. Nei processi di ispezione tradizionali, una confezione viene rimossa dal pallet, e analizzata visivamente dall’occhio umano. Con la tecnologia di Freshurety, dei sensori vengono sparsi in un pallet e comunicano ai ricevitori quali pallet sono più maturi, così che si possano destinare appropriatamente i frutti a differenti utilizzi (possono venir tagliati, venduti interi, oppure usati nella preparazione di cibi ecc.) per minimizzare lo spreco. Freshurety ha sperimentato la tecnologia con i frutti di bosco di Driscoll’s e AmazonFresh.

Ridurre lo spreco di cibo non significa necessariamente usare tecnologie all’avanguardia. Ci sono altre leve efficaci, come una gestione migliore dell’inventario e l’espansione della cold chain. La tecnologia, però, può essere un grosso aiuto nel ridurre i rifiuti alimentari al di fuori del raggio d’azione dei consumatori e dei rivenditori.

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