Posted On 18 settembre 2018 By In News, Sostenibilità With 234 Views

La tecnologia riduce lo spreco di cibo nella supply chain

Arancia a fette

Dai software alle biotecnologie, quattro sistemi ideati dalle startup – Parte prima

 

Le statistiche sullo spreco di cibo sono facilmente equivocabili. Tra tutti gli stakeholder, i consumatori finali sono responsabili della maggior quantità di cibo sprecato – 27 milioni di tonnellate all’anno, il 43% del totale, secondo l’organizzazione non profit Refed. Da una recente analisi di Boston Consulting Group, tuttavia, emerge che il ruolo delle aziende del settore privato è quello più critico nella lotta allo spreco di cibo. La struttura e l’efficienza della supply chain potrebbero, da sole, ridurre la quantità di cibo sprecato di 270 miliardi di dollari; secondo la previsione del report, nel 2050 il problema sarà del valore di 1,5 bilioni di dollari.

Tra difficoltà nei trasporti e carenza di autisti, il livello di inefficienza nel settore alimentare, che pesa molto nella supply chain, può essere uno spreco di denaro o il punto di partenza per cogliere nuove opportunità. Supply Chain Dive riporta quattro esempi di tecnologie che le aziende lungo la supply chain possono usare per aumentare la durata della vita sullo scaffale dei prodotti (shelf life) e per consegnare il cibo ai consumatori più velocemente.

  1. Un software per tracciare e assicurare la freschezza

La manciata di startup che offrono software per gestire lo spreco di cibo è abbastanza varia, in base ai dati da inserire, al tipo di indicazioni fornite come output e a quanto è automatizzato il processo.

«Il primo passo per ridurre lo spreco di cibo in un’azienda è scoprire da dove arriva», afferma Alexandria Coari, Director of capital and innovation di Refed. «Nella value chain c’è una mancanza di coordinazione, che, oserei dire, si riflette anche all’interno dell’azienda stessa. I sistemi non si parlano tra loro. Solo quando riesci a capire la fonte del problema puoi fare qualcosa per risolverlo».

HelloFresh, la più grande azienda americana di meal kit (un servizio che offre a domicilio delle scatole con ingredienti già selezionati), usa il software Spoiler Alert in tutti i suoi centri di distribuzione negli Stati Uniti. Spoiler Alert ha, tra i suoi clienti, anche un gigante del servizio di ristorazione come Sysco. Il software analizza gli sprechi e suggerisce tattiche per ridurli. Inoltre, integra nel flusso di lavoro un sistema di donazione, così che in discarica finisca meno cibo possibile. HelloFresh in aprile ha dichiarato di aver ridotto la quantità di cibo destinato alla discarica del 65% in meno di un anno e di aver quasi raddoppiato il cibo donato.

Mentre Spoiler Alert richiede l’immissione manuale degli input da parte dell’utente, alcuni software hanno un grado di automazione maggiore. La startup Winnow, per esempio, usa una bilancia smart connessa a un tablet per pesare e codificare i rifiuti, in modo che il software possa analizzarli e sviluppare strategie di riduzione. Winnow è usata dalla americana Compass Group e da numerose catene alberghiere. Lo stesso sistema è usato da LeanPath, un’altra startup che produce software, che fornisce in aggiunta una fotocamera per archiviare le immagini di quello che viene buttato. Tra i suoi clienti, Ikea, Aramark, Sodexo e Google.

Wasteless ha come target i supermercati, e fornisce sistemi tra cui etichette digitali smart per gli scaffali che permettono di variare il prezzo a seconda della durata di esposizione sullo scaffale.

A marzo Walmart ha lanciato Eden, il suo programma interno per ridurre lo spreco, con l’obiettivo di risparmiare due miliardi di dollari in cinque anni. Partito come hackathon interno, il progetto vincitore ora è un software basato su una app che analizza più di un milione di foto di prodotti freschi con un “algoritmo della freschezza”. L’azienda ha dichiarato di essere così in grado di tracciare la temperatura e la freschezza lungo la propria supply chain, migliorare le ispezioni e il controllo qualità nei centri di distribuzione e prendere decisioni migliori sulla destinazione d’uso di un prodotto. Va detto che Walmart è stata citata in giudizio dalla startup Zest Labs, la quale rivendica la proprietà della tecnologia usata.

  1. Biotecnologie per conservare i prodotti

La startup Apeel Sciences è diventata una specie di star tra le tecnologie per ridurre lo spreco alimentare, grazie sia a finanziatori del calibro di Bill Gates e Andressen Horowitz, sia alla raccolta di un fondo di finanziamenti pari a 110 milioni di dollari. Apeel crea un rivestimento edibile e invisibile che, applicato ai prodotti freschi, rallenta l’evaporazione dell’acqua, alla base della degradazione del prodotto, ma permette il naturale scambio di gas, al contrario delle cere usate tradizionalmente.

Gli avocado ricoperti con Apeel sono diretti in più di 100 negozi Kroger questo mese. La startup lavora anche con Costco e ha un proprio negozio online.

Ancora più semplice di un rivestimento, Hazel Technologies ha sviluppato un piccolo pacchetto che può essere inserito nella confezione del prodotto per estenderne la durata della vita sullo scaffale. Questo avviene grazie all’emissione di un vapore che ritarda la maturazione e ferma la crescita di muffa e batteri. Al momento l’azienda ha prodotti specifici per meloni, frutti di bosco e gombo.

Prosegue qui l’approfondimento di altre due tecnologie che possono aiutare le aziende a ridurre gli sprechi alimentari lungo la supply chain.

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