Posted On 10 Aprile 2019 By In News, Sostenibilità With 272 Views

Le piantagioni di tè in Sri Lanka sono indagate per violazione dei diritti dei lavoratori

donna intenta a raccogliere foglie di tè

La Rainforest Alliance e la Fairtrade Foundation stanno investigando nel distretto di Nuwara Eliya

La Rainforest Alliance, una Ong che lavora per conservare la biodiversità e garantire condizioni di vita sostenibili, e la Fairtrade Foundation, organizzazione non profit che promuove il marchio Fairtrade per i beni realizzati nel rispetto dei piccoli produttori, stanno indagando nelle piantagioni di tè dello Sri Lanka e hanno dichiarato che, qualora venissero alla luce violazioni degli standard etici del marchio, la certificazione verrebbe sospesa o cancellata, riporta Lucy Patchett su Supply Management.

L’azione investigativa ha preso avvio in seguito alle rivelazioni della Thomson Reuters Foundation (Trf), secondo la quale lo stipendio dei lavoratori viene ridotto senza consenso, arrivando a una paga media di 1,54 dollari al giorno. Secondo la Trf, in media, il 74% delle riduzioni della paga è avvenuto negli Stati certificati Fairtrade e il 65% delle detrazioni è stato applicato ai lavoratori dei territori certificati dalla Rainforest Alliance.

La Trf ha indagato nelle piantagioni di tè all’interno del distretto di Nuwara Eliya raccogliendo 17 buste paga da nove piantagioni certificate Rainforest, sei delle quali erano anche certificate Fairtrade.

I gestori e i dipendenti delle piantagioni hanno rivelato alla Trf che sono state introdotte sanzioni per i lavoratori, consistenti nel dimezzamento della paga se raccolgono meno di 18 chili al giorno o arrivano 15 minuti in ritardo, cosa che viola le leggi sul lavoro.

Il rispetto dei diritti dei lavoratori nelle piantagioni di tè è stato portato all’attenzione anche dalla campagna dell’organizzazione Traidcraft Exchange “Who Picked my Tea, che ha chiesto a sei grandi marchi di rendere pubblici i nomi dei propri fornitori. A partire dal lancio della campagna, Yorkshire Tea, Twinings, Tetley e Clipper hanno pubblicato la lista dei propri fornitori. Anche Unilever ha pubblicato una lista delle piantagioni di tè che riforniscono i propri brand, inclusi Lipton, PG Tips e Tazo, come riferisce Rich Weissman su Supply Chain Dive. L’unico a non aver risposto all’appello è Typhoo, dichiara Traidcraft Exchange.

Molti marchi di tè inglesi, si legge sulla pagina dedicata alla campagna, si riforniscono dallo Stato di Assam, in India. I lavoratori delle piantagioni, però, vivono in condizioni di povertà. Molti abitano in case danneggiate, non hanno accesso a servizi igienici funzionanti, acqua pulita o alle cure mediche.

Lo conferma un reportage della Cnn condotto da Swati Gupta, dove vengono descritte le condizioni di vita dei lavoratori nelle piantagioni di tè di Assam, in particolare delle donne incinte. Infatti, è lo Stato indiano dove è più rischioso partorire. Mentre nel resto del paese la mortalità delle madri è in media 130 su 100mila, in Assam la cifra raggiunge quota 237 (come termine di paragone, negli Stati Uniti è 14). Le donne in gravidanza hanno spesso complicazioni durante il parto, perché lavorano in piedi per molte ore e hanno scarso accesso alle cure mediche.

L’india è il secondo produttore di tè al mondo, dopo la Cina, e l’Assam è il primo Stato produttore di tè del paese, con circa 800 piantagioni. L’export del tè di Assam ha un valore stimato di 250 milioni di dollari e va a riempire le tazze di tutto il mondo. La stessa India è uno dei maggiori consumatori: rappresenta il 19% del mercato globale.

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