Posted On 17 Dicembre 2018 By In News, Sostenibilità With 111 Views

McDonald’s vuole ridurre gli antibiotici nella supply chain del manzo

L’annuncio della nuova policy risponde alle preoccupazioni per lo sviluppo di batteri resistenti alle cure

McDonald’s ha annunciato la propria intenzione di ridurre l’uso di «antibiotici importanti per la salute dell’uomo» lungo l’85% della propria supply chain della carne bovina. La nuova policy dell’azienda giunge in risposta alle crescenti preoccupazioni per la salute pubblica, poiché l’uso di antibiotici nell’allevamento può portare allo sviluppo di batteri resistenti ai medicinali che possono infettare anche l’uomo.

Il problema della resistenza agli antibiotici è tra le principali sfide della medicina odierna, e le autorità sanitarie stanno ponendo l’attenzione sui rischi legati all’uso di questi medicinali a scopo preventivo nell’allevamento. Si tratta di una pratica che ha cominciato a diffondersi negli anni ’50, spiega Emma Cosgrove su Supply Chain Dive, ed è solo in anni recenti che l’opinione pubblica è diventata consapevole delle conseguenze.

In un comunicato, la catena di fast food ha dichiarato di voler usare il proprio peso sul mercato (McDonald’s ha 37mila punti vendita nel mondo) per aiutare a preservare l’efficacia degli antibiotici per la salute umana e animale nel futuro. Un processo che era iniziato già nel 2003, quando l’azienda aveva sviluppato per la prima volta una posizione riguardo l’uso responsabile degli antibiotici. Nel 2016, McDonald’s Usa ha raggiunto l’obiettivo di servire solo pollo «non trattato con antibiotici importanti per la medicina dell’uomo».

D’altra parte, l’azienda ammette che ridurre l’uso generale di antibiotici nell’allevamento bovino è un’impresa complessa e non rapida da realizzare. Infatti, fino al 2020 non sono nemmeno previsti specifici obiettivi di riduzione. L’approccio strategico consiste in tre fasi. In un primo momento, l’azienda lavorerà in partnership con i propri fornitori di manzo nei suoi 10 principali mercati di approvvigionamento, tra i quali compaiono Francia, Germania, Irlanda, Polonia e Regno Unito, per monitorare e studiare l’attuale uso di antibiotici nella supply chain. Per la fine del 2020 verranno stabiliti degli obiettivi di riduzione per quei mercati e, a partire dal 2022, verranno comunicati i progressi rispetto agli obiettivi prefissati.

Nonostante l’annuncio arrivi dopo dichiarazioni simili da parte di aziende concorrenti come Wendy’s e la policy stessa ponga obiettivi molto a lungo termine, gli effetti di questa scelta potrebbero non essere da poco nell’ambito degli Acquisti. Secondo Emma Cosgrove, si tratta di un segnale forte ai fornitori sulla presenza di un grosso cliente interessato a comprare carne bovina allevata senza l’uso di antibiotici non necessari. In questo modo, le aziende interessate a cambiare i propri metodi di allevamento ora sanno che potranno avere un acquirente come McDonald’s, e che ne seguiranno probabilmente altri.

Il procurement sostenibile spesso si trova bloccato in un circolo vizioso, poiché le aziende del food pensano di non poter sostenere delle scelte di acquisto alternative e, a loro volta, i fornitori sostenibili non raggiungono la dimensione che permetterebbe ai propri prodotti di diventare più accessibili economicamente.

Jonathan Owen riporta su Supply Management  la dichiarazione del direttore della supply chain di McDonald’s Uk Connor McVeigh: «Dieci anni fa, [i clienti] parlavano della velocità del servizio, della qualità e della pulizia. Oggi richiedono di conoscere l’origine del cibo, standard sul benessere degli animali e ambientali». I consumatori sono attenti a nuovi fattori nel momento in cui si avvicinano a un prodotto e molte aziende stanno cercando di raccogliere questi input per agire di conseguenza.

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