Posted On 20 Febbraio 2020 By In Sostenibilità With 298 Views

Parola della settimana: Mobilità Circolare

la parola della settimana

Il mondo sta vivendo una fase di transizione. A cavallo tra tradizione e innovazione, tra irresponsabilità ambientale e sostenibilità. E forse ci voleva Greta Thunberg per risvegliarci dal torpore. Fatto sta che già da tempo, molte realtà stanno adottando un approccio green e sostenibile, anche per le flotte aziendali. La mobilità circolare come pratica interna sta conquistando sempre più terreno in azienda, dimostrando una sensibilità crescente per la questione. 

Secondo una recente Survey sulle Imprese, condotta da Nomisma in collaborazione con  SIFÀ e BPER Banca e basata su un campione di 200 aziende del territorio nazionale, la mobilità circolare è di grande interesse per il mondo business. Ciò nonostante sembrerebbe che il ricorso a veicoli ibridi o elettrici sia ancora limitato: dell’83% delle aziende con parco auto, solo il 14% è dotato di veicoli ibridi mentre un misero 3% si rivolge al mercato dell’elettrico. Le percentuali migliorano per le aziende che non possiedono tali veicoli ma di cui fanno uso per spostamenti aziendali o per attività lavorativa, nello specifico 21% veicoli ibridi e 10% veicoli elettrici. 

Ultime news sulla mobilità circolare

Ma perché si sta andando verso la mobilità circolare? Sempre secondo la Survey sulle Imprese, a guidare le decisioni eco-friendly delle imprese è in primis l’attenzione nei confronti dell’ambiente (30%), ma anche motivazioni economiche, ça va sans dire. Vediamole nel dettaglio. 

Le flotte aziendali sono alla guida di una rivoluzione verde che sta risvegliando il mondo e che spinge quotidianamente le persone a partecipare alla lotta contro il cambiamento climatico. Ma come dire, dietro alla svolta si nascondono anche gli interessi delle aziende e degli incentivi che potrebbero investirle nel fare la cosa giusta. 

Il settore italiano delle auto aziendali, secondo i dati UNRAE, nel 2019 ha immatricolato 460.000 vetture, il 24% del totale del mercato italiano. 

Una tendenza che cambierà da metà anno, a quanto pare da luglio 2020, grazie al Governo italiano che ha disposto una nuova disciplina per la tassazione dei fringe benefit e quindi delle auto aziendali in base alle emissioni di CO2. Sembrerebbe che si dirà addio al diesel e  benvenuto alle flotte a basso impatto ambientale. Una mossa questa che incontra perfettamente il volere delle aziende che già da prima si erano rese conto della necessità di un’ondata green. Benché la survey di Nomisma definisca ancora limitata l’immatricolazione di veicoli ibridi o elettrici, si lascia intendere che in futuro, complice anche il Governo, le aziende propenderanno in questo senso. 

La tassa sulle auto aziendali prevista da luglio 2020 tiene conto di quattro fasce:

-fino a 60 g/km la tassazione del fringe benefit scenderebbe al 25%,

-da 61 a 160 g/km resterebbe all’attuale 30%

-da 161 a 190 g/km salirebbe al 40% per il 2020 e 50% dal 2021

-a partire da 191 g/km crescerebbe al 50% per il 2020 e 60% dal 2021.

N.B. Dal  2021 ci sarà un ulteriore aumento della tassa sui veicoli più inquinanti

 

 

Parola al fleet manager

Sì all’ibrido, nì all’elettrico, e il diesel tiene duro. Questo è quello che sembra emergere dalla ricerca di Top Thousand, l’Osservatorio sulla mobilità aziendale composto da fleet e mobility manager di 100 grandi aziende di diversi settori. A frenare l’adozione dell’elettrico, “limiti di autonomia, rete infrastrutturale ritenuta insufficiente e scarsa conoscenza del prodotto“. Per ora il diesel sembra avere ancora la meglio anche se secondo l’indagine 2 fleet manager su 10 mostrano apertura verso l’elettrico e affermano di ricorrervi nei 12 mesi successivi.

Il 68% dei fleet manager, nonostante tutto, non hanno le idee chiare sull’elettrico mentre il 22% vuole aumentare il numero di elettriche nel parco auto nel 2020 perché ne riconosce i vantaggi: 

  • riduzione delle emissioni (78% del campione)
  • libero accesso alle ZTL e agevolazioni nella circolazione (72%)
  • responsabilità sociale d’impresa (69%)
  • risparmio nei costi di carburante (63%).

I veicoli ibridi invece convincono fin da subito tanto da essere definiti “affidabili ed efficaci, strategici per la transizione verso la svolta elettrica“. Al primo posto le Full-Hybrid, seguono le Plug-in Hybrid Electric Vehicle e infine le Mild-Hybrid per le quali il 40% del campione ha affermato di volerne aumentare il numero nel loro parco auto entro il prossimo anno.  A parità di vantaggi con l’elettrico, l’ibrido raggiunge un picco del 70% per il plus delle agevolazioni per la circolazione ma i più scettici sottolineano la scarsa convenienza in autostrada e la mancanza di infrastrutture per la ricarica.

Mobilità del futuro

La mobilità entra anche nel mondo accademico grazie all’Università Ca’ Foscari di Venezia e Volkswagen che da marzo 2020 avvieranno un master in Mobility Innovation & Management. La mobilità verrà affrontata da diverse sfaccettature e declinata in chiave economica, sociale e ambientale. I macro trend del master si focalizzeranno su veicoli connessi, l’internet of things, la guida autonoma, la micromobilità e le infrastrutture. Tutto pronto per affrontare il futuro della mobilità e le sue sfide.


 

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