Posted On 13 Settembre 2021 By In Sostenibilità With 56 Views

Perché si parla di “soft” skill?

Un tema su cui spesso ci soffermiamo e a cui dedichiamo anche un numero del nostro magazine ogni anno è quello delle competenze, o come si preferisce chiamarle, skill. Normalmente suddivise in hard e soft, le skill sono il carburante di ogni professionista e ne definiscono il carattere. In un team acquisti valgono le stesse regole e molta importanza viene posta soprattutto su quelle soft legate all’aspetto relazionale e di comunicazione, negoziazione, sensibilità.

Il procurement negli ultimi anni è cambiato molto, si è evoluto e ha ampliato il proprio raggio d’azione e la sua missione. Negoziazione e gestione dei contratti non sono più le sole e uniche attività del CPO. La gestione del rischio, l’utilizzo di strumenti tecnologici, la capacità di condurre analisi sofisticate, le relazioni con i fornitori (Supplier relationship management), la ricerca a livello globale delle fonti di approvvigionamento, l’utilizzo delle migliori pratiche per la gestione dei progetti e non solo.

Oltre alle skill sopra menzionate è importante affiancare un comportamento in linea con le attitudini personali, definite soft skill, come: spiccate doti relazionali, problem solving, gestione dello stress, resilienza, spirito di squadra e customer attitude. Ma per quanto nel linguaggio comune ormai sia dato per definitivo l’aggettivo “soft”, morbido, effettivamente, queste competenze sono davvero così “soft”?

Una riflessione interessante sul tema arriva da Procurious che già nel 2016 rifletteva proprio sull’aggettivo “soft” e sulla necessità forse di cambiare dicitura. Definire infatti le abilità traversali e meno tecniche come “morbide” in parte svilirebbe il set di competenze proprio perché nel procurement questa componente personale deve necessariamente essere molto sviluppata.

Come è nato il termine “soft skill”?

Secondo Procurious il concetto avrebbe fatto il suo ingresso nel mondo del lavoro già nel lontano 1936 quando uscì il libro di self help di Dale Carnegie “How to Win Friends and Influence People” in cui venivano presentate a livello generale le competenze trasversali senza definirle con questo termine specifico. Possiamo dire, in un certo senso, che è la prima trattazione teorica delle soft skill, senza che l’autore stesso le chiami in questo modo.

Molto probabilmente, come asserisce l’autore dell’articolo su Procurious, la nascita di questo termine sia nato come alternativa alle hard skill, un contrario. Marcando, naturalmente, così sull’approccio morbido che tale abilità possiedono: influenza piuttosto che confronto diretto, suggerimento e non ordine impartito. Tutte motivazioni valide che in ogni caso sembrano togliere un po’ di carattere e potere a queste competenze che sono tutto, fuorché “soft”.

Chi infatti possiede la capacità di negoziare, leggere le persone e abile nel comunicare sarà naturalmente un avversario più forte, un abile professionista, per niente “morbido”, una persona che sa gestire davvero il cambiamento, ha capacità di leadership, tutti aspetti difficili da imparare se non si possiedono per natura. La tendenza ultimamente da parte di molte aziende è proprio quella di assumere talenti con una componente di soft skill marcata e importante, proprio perché caratteristiche tali sono di gran lunga più importanti rispetto alle competenze tecniche che, nel tempo, possono comunque essere acquisite.

Ma ormai sembra che per quanto il significato sia fuorviante, non si uscirà mai da questa definizione. Ciò nonostante Procurious ha ipotizzato tre alternative a “soft skill”:

  • Competenze essenziali
  • Quoziente di intelligenza emotiva
  • Competenze delle persone

Le soft skill nel procurement

Secondo Efficio sarebbero queste le competenze “morbide” che i professionisti del procurement devono assolutamente possedere:

  • Capacità di influenzare e guidare
  • Coraggio di mettere in discussione il pensiero convenzionale
  • Innovazione, creatività e problem-solving
  • Integrità finalizzata ad accettare la responsabilità
  • Flessibilità e agilità nella gestione dei cambiamenti in atto
  • Determinazione e orientamento ai risultati
  • Capacità di analizzare i dati e individuare i dettagli
  • Consapevolezza, pianificazione e monitoraggio della strategia
  • Capacità di pensare a lungo termine e gestire le complessità
  • Capacità di collaborare internamente ed esternamente
  • Consapevolezza culturale e capacità di adattamento
  • Capacità di instaurare relazioni e risolvere conflitti

Le competenze trasversali devono diventare parte integrante della formazione ma dovranno anche essere praticate e perfezionate in maniera costante nel contesto dello sviluppo professionale. La tecnologia non basta se non abbinata a professionisti competenti. Il modello operativo del procurement del futuro richiederà sempre di più soft skill, creatività, capacità di leadership e mentalità da investitore, insomma un profilo di competenze del tutto nuovo. In poche parole puntare sul fattore umano.

 

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