Posted On 19 Maggio 2021 By In Sostenibilità With 86 Views

Procurement e marketing raccontano storie

Più volte si è detto come il ruolo dell’ufficio acquisti sia cambiato nel corso del tempo. Più volte abbiamo parlato di “ordinificio” per definire quella che fino a qualche anno fa rappresentava la principale definizione della funzione. E più volte infine abbiamo fatto marcia indietro raccontando come da quella primordiale rappresentazione come ordinificio, il procurement in azienda di strada ne ha fatta, e anche tanta. Pur con le differenze del caso, in base alla dimensione e strutturazione interna dell’organizzazione, la sua importanza è cresciuta e oggi in molti casi siede al tavolo delle decisioni, è strategico, fondamentale. La sua centralità lo porta a intessere solide relazioni con gli stakeholder interni, e tra questi anche la funzione marketing. Oltre a essere suo cliente, il reparto marketing è colui che può comunicare esternamente l’operato degli acquisti, un esempio? Raccontare le modalità di approvvigionamento sostenibili, le pratiche green e le storie dei propri fornitori. Ma le storie non potrebbero diventare di pubblico dominio o finire sulle pagine dei giornali senza che la funzione acquisti si relazioni con il marketing. Si apre così la strada per una vera partnership, speciale.

Il procurement racconta, il marketing comunica

Come anticipato, tutte le buone pratiche portate avanti dall’ufficio acquisti in azienda non sarebbero conosciute senza una spinta da parte del marketing che nel concreto si occupa della narrazione e veicola i messaggi nel modo più corretto e lungo i canali più efficaci. Ma perché un’azienda dovrebbe far sapere come organizza la sua catena di approvvigionamento? Secondo Kevin Lyons, professore associato di pratica professionale presso la Rutgers Business School-Newark e New Brunswick, le aziende che mettono in risalto le parti migliori della loro catena di fornitura vengono premiate in termini finanziari ma anche di fedeltà dei clienti. Evidenziare la sostenibilità di un’organizzazione e le pratiche rispettose dei diritti umani può aiutare effettivamente l’impresa in generale ad attirare clienti consapevoli e fidelizzarli. E anche i dati lo confermano.

Uno studio di IBM e National Retail Federation ha rivelato che il 57% dei consumatori è disposto a cambiare le proprie abitudini di acquisto per ridurre gli impatti ambientali con il 71% che ha affermato che la tracciabilità è un elemento distintivo per cui è disposto a pagare di più. Un’attenzione questa che sicuramente era già presente ma che la pandemia, che ci ha abituato a ritmi e a necessità diverse, ha amplificato e tradotto in un trend.

Tra le informazioni che i consumatori ci tengono a conoscere si evidenziano i valori dei fornitori e la filosofia dell’azienda, insieme all’offerta di prodotti e servizi consapevoli. E il procurement allora deve selezionare i supplier e i processi che vale la pena raccontare, al resto ci penserà il marketing. Qualche spunto?

  • fornitori con storie di fondatori interessanti
  • iniziative ambientali
  • pratiche di sostenibilità
  • politiche di inclusione

Costruendo un’immagine pubblica forte ma basata su attività responsabili veritiere, protegge l’azienda anche da eventuali attacchi negativi nel caso in cui si dovessero scoprire alcune “mele marce”. La pratica di eliminazione di fornitori poco virtuosi è necessaria per presentarsi forti sul mercato e nel caso in cui si presentassi una situazione di questo tipo, è l’ufficio acquisti che deve risolvere il problema in primis. A seguire poi, il marketing deve essere messo nella condizione di raccontare la storia su come l’azienda sta risolvendo il problema. L’alleanza tra procurement e marketing oggi è fondamentale e un grande valore aggiunto nel selezionare i fornitori e nel valutare il reale ritorno degli investimenti in comunicazione e pubblicità.

 

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