Posted On 3 ottobre 2017 By In Sostenibilità With 421 Views

Rifkin, la Terza Rivoluzione Industriale (e sostenibile) è alle porte

Economista di fama internazionale e da anni consulente in materia per l’Unione Europea, Jeremy Rifkin è tra i maggiori esperti in assoluto nel Vecchio Continente per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile, un tema tra i più attuali e importanti non solo per l’Ue o per l’industria, ma prima di tutto per l’umanità stessa: fabbisogno di energia, crisi, disoccupazione e inquinamento

sono infatti ormai problemi mondiali e condivisi sui quali una svolta sostenibile potrebbe davvero impattare in maniera positiva, ma si tratta di un processo complicato e lungo al quale Rifkin si riferisce con l’appellativo di Terza Rivoluzione Industriale.

Tutti noi conosciamo bene la Seconda, iniziata in Inghilterra nel 1800, che grazie all’uso dei combustibili fossili come primaria fonte di energia ha garantito all’umanità un’evoluzione rapida come mai prima nella storia e aperto di fatto le porte della modernità, ma allo stesso tempo ha portato con sé uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e creato il problema dell’inquinamento che, come noto, oggi grava come una ghigliottina su tutta la popolazione mondiale. Infatti le emissioni provocate dai combustibili fossili provocano il famoso effetto serra che aumenta la temperatura media terrestre in maniera forse impercettibile, ma ogni grado in più di temperatura media significa 70% di assorbimento in più dell’umidità a terra da parte dell’atmosfera, e per questo motivo bastano davvero 3 gradi in più per devastare il mondo e provocare un’estinzione di massa di piante e animali, un danno immenso per il quale l’ecosistema avrebbe bisogno di 10 milioni di anni per ritrovare un pur parziale equilibrio. Secondo l’opinione diffusa degli scienziati ed esperti inoltre il punto di non ritorno sarebbe già stato largamente superato, e in questo senso una prova è stata certamente fornita dalle centinaia di eventi sismici, alluvionali e vulcanici ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni e ai quali continuiamo ad assistere ora.

Terza rivoluzione industriale sostenibile

Insomma si parla non solo del progresso ma della sopravvivenza del genere umano, una causa che difficilmente può lasciare indifferenti. Ma come applicare nella pratica questo principio di sostenibilità? La risposta passa inevitabilmente attraverso lo sviluppo di un nuovo modello economico che sia basato sulla convergenza di nuove e più pulite forme di produzione e distribuzione dell’energia, ma anche sulla volontà condivisa di produrre e vivere secondo logiche più rispettose dell’ambiente. Non si tratta tuttavia neanche solo di un sogno ecologista, ma di un saggio investimento a lungo termine in quanto tutti i combustibili fossili sono rari, limitati e di difficile estrazione, e come tali destinati a esaurirsi prima o poi. Insomma come appunto sostiene Rifkin il mondo ha bisogno di nuovi modelli di sviluppo economico che siano basati su nuove e più pulite forme di energia da produrre e distribuire, una vera e propria terza rivoluzione industriale green che avrà una struttura simile a quella della rete internet, ovvero interconnessa, immediata e condivisa.

L’energia per le case e la aziende arriverà quindi nel futuro da sole, acqua, vento e terra, fonti rinnovabili, gratuite e disponibili in enorme quantità in natura che sostituiranno già nei prossimi anni i tradizionali combustibili fossili: a molti questa previsione potrebbe sembrare inverosimile, ma si pensi che la stessa Unione Europea ha intenzione di coprire il 20% del suo fabbisogno energetico con fonti rinnovabili entro il 2020, un obiettivo forse utopistico ma che se dovesse essere raggiunto rappresenterebbe un vero punto di svolta per il mondo intero. Ovviamente a questo progetto dovranno poi adattarsi anche le aziende e società del Vecchio Continente, che in questo senso sono tra le prime interessate da questa innovazione sostenibile. Ricavare, immagazzinare e distribuire energia rinnovabile sarà infatti obbligatorio tra non molti anni per le aziende d’Europa, che grazie a queste fonti potranno risparmiare ingenti capitali e ottimizzare le proprie strutture in maniera green ed eticamente giusta.

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