Posted On 18 luglio 2016 By In Sostenibilità With 541 Views

Sviluppo sostenibile e innovativo, il binomio perfetto!

Articolo presente sul magazine “The Procurement” (Anno 2 Numero 2) a cura di Luca Guzzabocca (Right Hub). – Il mondo ha beneficiato dello sviluppo di tecnologie per uso comune più nell’ultimo secolo che nei quattro precedenti insieme…

Il telefono ha impiegato circa 76 anni per raggiungere la metà delle case Americane. Lo smartphone ha raggiunto lo stesso livello di penetrazione in meno di dieci anni. Il numero dei cosiddetti “digital native” (cioè coloro che attivamente e regolarmente utilizzano social media e i dispositivi digitali di comunicazione) è in rapidissima crescita: in UK, per esempio, il 61% dei consumatori sarà “digital native” entro il 2020 (17th Annual Global CEO Survey – 2014, PWC).
Il potenziale e le opportunità offerti dalle tecnologie sono impressionanti!
Anche la progettazione, l’implementazione, il governo e il miglioramento della sostenibilità ambientale, sociale ed etica della catena di fornitura, costituiscono un ambito in cui le tecnologie e le innovazioni possono essere di significativo supporto. E non solo.

Cerchiamo di comprendere come e perché, a partire da alcuni esempi.

  • I grandi retailer Inglesi (fra cui Marks & Spencer, Sainsbury, Tesco) hanno avuto la necessità di valutare e selezionare i propri fornitori per il loro livello di qualità e sostenibilità ambientale, sociale ed etica. La maggior parte di essi erano fornitori in comune, per i quali ognuno dei retailer effettuava audit e controlli attraverso proprie procedure e propri processi interni, investendo risorse umane ed economiche.

Ecco quindi che la formula del principio dell’economia di scala, combinata con il supporto tecnologico, ha dato vita nel 2004 a un’iniziativa chiamata Sedex, gestita da un’organizzazione non profit: un protocollo comune e una piattaforma informatica collaborativa offrono a tutti i retailer consorziati un sistema unico di dati per la gestione, il monitoraggio, il miglioramento e il reporting dei fornitori online a livello mondiale. Oggi più di 38.000 organizzazioni la utilizzano. 

  • Le imprese del settore chimico (fra cui Bayer, Lanxess, Basf, DSM) e delle Tlc (come Deutsche Telekom) hanno anch’esse dato vita a piattaforme informatiche collaborative che aiutano a governare la sostenibilità lungo le catene di fornitura con maggiore efficienza ed efficacia. Rispettivamente: per il settore chimico, nel 2011 è nata la piattaforma TfS (Together for Sustainabiliy), dalla volontà di 6 CPO delle più importanti imprese chimiche a livello mondiale; E-TASC (Electronics – Tool for Accountable Supply Chains) è stata invece promossa da GeSI (Global e-Sustainability Initiative) e dalle maggiori imprese del settore Tlc.

Entrambe le iniziative hanno come “motore tecnologico” il sistema di analisi e valutazione online del livello di sostenibilità ambientale, sociale ed etica dei fornitori creato dalla società Ecovadis.
Sono esempi, questi, di come la tecnologia informatica e in particolare internet aiutano a governare la sostenibilità della supply chain in modo efficace ed efficiente. Ma ce ne sono altri.

  • Uno dei temi più caldi quando si parla di sostenibilità ambientale è quello relativo al trattamento dei lavoratori (orario di lavoro, condizioni di salute e sicurezza, lavoro minorile, stipendio equo, etc.). Marks & Spencer dal 2014 ha iniziato a utilizzare la tecnologia dei telefoni cellulari per raccogliere informazioni, in forma criptata, da più di 60.000 lavoratori in 46 stabilimenti produttivi dei loro fornitori in 5 nazioni (Cina, India, Bangladesh, Sri Lanka e UK) riguardo alle condizioni di lavoro.
  • Più di 73 milioni di bambini nel mondo lavorano, in condizioni spesso disumane, nel settore abbigliamento. “Avoid” è un plugin che permette di analizzare le attività di ricerca su internet di prodotti associati allo sfruttamento dei minori, nascondendoli alla vista per impedirne l’acquisto. Sviluppato da un gruppo tedesco, Earthlink, l’applicazione utilizza in tempo reale i dati forniti dall’organizzazione Aktiv Gegen Kinderarbeit (Active Against Child Labour) che valuta i più popolari retailer – inclusi ASOS, Amazon, Google Shopping, Target, Macy’s e Yoox – relativamente ai brand commercializzati e conosciuti per le violazioni in materia di sfruttamento dei minori.
  • Making” è una app, progettata e resa disponibile dal 2013 da Nike, che aiuta progettisti e designer a creare prodotti di abbigliamento più sostenibili. È disponibile per il download su Contiene uno strumento che permette di valutare il posizionamento dei tessuti, e di altri materiali utilizzati nel settore abbigliamento, basandosi su quattro aree di impatto ambientale: acqua, chimica, energia, rifiuti. Attraverso la rapida comparazione dei materiali, i progettisti e designer possono semplicemente e velocemente analizzare e quindi valutare l’impatto dei materiali scelti. Già alcuni anni prima Nike aveva introdotto nella funzione ricerca e sviluppo un processo strutturato per l’innovazione sostenibile di materiali, denominato “Considered Design”, da cui successivamente è nato Making.
  • L’innovazione crea sostenibilità e opportunità di business: è il caso della collaborazione tra la Ford e il famoso gruppo alimentare americano Heinz. Questi due colossi industriali nel 2014 hanno unito le loro forze, e i rispettivi centri di innovazione, ricerca e sviluppo, per tramutare i resti della lavorazione dei pomodori in materiale bio-plastico da utilizzare nei veicoli. La conseguenza è stata per Heinz una riduzione sostanziale dei costi legati allo smaltimento degli scarti del pomodoro; per Ford, l’aumento significativo della percentuale complessiva di componenti, presenti nei veicoli, prodotti con materiali riciclati e bio-plastiche.

Perché c’è un legame così forte tra sostenibilità e innovazione? 

La Sostenibilità può fornire una “differente lente” per il ragionamento e aiutare le imprese ad approcciare le situazioni in modo differente. Ciò può significare sia pensare a nuovi e differenti aspetti (per esempio le emissioni di Co2), sia pensare in modo differente ad aspetti già esistenti (per esempio a come rendere più sostenibile la catena di fornitura). Pensare e ragionare in modo differente può scatenare il potenziale innovativo delle imprese; indurle a esaminare le situazioni da una prospettiva differente; stimolarle e elaborare nuove idee.

Ma l’aiuto della sostenibilità nel guidare l’innovazione può anche voler dire introdurre costrizioni, vincoli. Spesso l’obbligo di ottemperare a normative, regolamentazioni e restrizioni è visto come impedimento alla creatività, ma i vincoli imposti dalla sostenibilità possono invece servire per “forzare” le imprese a ragionare in modo differente. Quindi, a innovare. Un esempio? Le regolamentazioni sulle emissioni di CO2 concordate nella conferenza COP 21, che saranno un potentissimo fattore di stimolo a lavorare su idee nuove per il miglioramento dell’efficienza energetica e della mobilità sostenibile.