Posted On 13 settembre 2018 By In News, Supply Chain With 143 Views

Aglio: al cuore della supply chain lavorano i prigionieri

Aglio

La Cina detiene l’80% dell’export mondiale, ma in parte è illegale

 

Jinxiang è la capitale cinese dell’aglio. Più di metà dell’export mondiale di aglio viene dalle campagne di questa zona. Nonostante sia una regione piccola per gli standard cinesi, il report del governo locale sul raccolto di aglio può far oscillare il prezzo dell’aglio nel mondo. La Cina è di gran lunga il più grande produttore di aglio al mondo, con una coltivazione di 20 milioni di tonnellate annua e l’80% dell’export mondiale.

Ma dietro a questa produzione da record c’è un sapore amaro: parte di questo aglio è sbucciato da detenuti. Nell’ultima decade, mentre l’economia cinese si è sviluppata e le paghe sono aumentate, le aziende che esportano si sono rivolte ai prigionieri in quanto forza lavoro a basso costo. Il Financial Times, in un reportage di Yuan Yang, mostra i filmati delle telecamere di sicurezza in cui si vedono file di prigionieri che sbucciano l’aglio. Non hanno possibilità di scelta, poiché rifiutarsi di lavorare può significare venir picchiati dalle guardie, secondo le testimonianze di ex detenuti.

Il lavoro nelle carceri è comune e legale in Cina. E il Financial Times ha individuato almeno 55 società coinvolte nel lavoro dei detenuti del paese. Ma esportare beni prodotti dal lavoro in carcere è vietato dalle stesse leggi cinesi. E importare beni prodotti dal lavoro forzato, incluso quello nelle prigioni, è contro la legge in molti paesi del mondo.

Le aziende straniere hanno rapidamente integrato i lavoratori cinesi nella propria supply chain. Molti lavorano, immagazzinano e trasportano aglio con un impiego regolare, ma per altri la situazione è diversa. Spesso le aziende non sanno chi sono i lavoratori della propria supply chain, o a quali condizioni sono ingaggiati. In Cina, nel cuore delle catene di fornitura mondiali, le multinazionali devono fare il necessario per assicurarsi di conoscere l’origine dei propri profitti.

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