Posted On 13 Settembre 2021 By In Supply Chain With 42 Views

Blockchain e supply chain stanno bene insieme

La sostenibilità delle catene di approvvigionamento è uno degli obiettivi a lungo termine che ogni azienda dovrebbe raggiungere. Il procurement di oggi non può più trascurare il valore della sostenibilità e per tenere insieme questi due aspetti, occorrono tecnologie innovative per la piena visibilità su tutta la supply chain. Le reti di fornitori diventano sempre più complesse e difficili da gestire e allo stesso tempo garantire che tutti i prodotti siano sostenibili al 100% diventa quasi impossibile. Eppure, come abbiamo visto insieme in diversi articoli precedenti la blockchain potrebbe essere un importante alleato in questo percorso. 

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire in che posizione si trovano le catene di fornitura oggi. Innanzitutto dobbiamo partire dai clienti, che richiedono servizi sempre più veloci e a costi inferiori e, paradossalmente, le aziende per rispondere con prontezza, generano catene sempre più lunghe e complesse.

Primo grande problema da evidenziare è quindi la mancanza di trasparenza: come si può tenere traccia di qualcosa se è eccessivamente complicato e poco chiaro? Basta anche solo che uno o più fornitori non siano sostenibili per compromettere l’intero processo.

Accontentare i clienti, si sa, è da sempre la missione di ogni azienda e questa “reverenza” ha sempre inciso sull’osservazione più o meno attenta di quest’ultime nei confronti delle pratiche. E l’ambiente naturalmente. Prima di tutto  è necessario tenere sotto controllo l’operato dei propri fornitori per assicurarsi che ogni tassello della catena operi secondo le regole. In questo senso la blockchain potrebbe rappresentare uno strumento valido per trasformare le intenzioni in pratica effettiva.

La blockchain assicura la sostenibilità?

La tecnologia blockchain assicura trasparenza, consente di condividere informazioni con sicurezza all’interno di una rete affidabile. Nella maggior parte dei casi, si ricorre ad essa per la visibilità della catena di approvvigionamento e la tracciabilità dei prodotti, ma alcune realtà l’hanno applicata come strumento per semplificare le transazioni e accelerare il flusso di informazioni, beni e materiali.

Ma perché dovrebbe garantire trasparenza? Molto semplice. Come si spiega Procurious sul suo blog, una blockchain è accessibile da tutti all’interno della sua rete, portando ad alti livelli di trasparenza tra i partecipanti. Tutti i membri sono sono tenuti a raggiungere un accordo che definisca l’utilizzo di ciascuna catena. Tutti i dati raccolti in ogni fase della catena sono inoltre accessibili tramite una cronologia condivisa e possono essere visualizzati da tutti all’interno della rete. È così che si prevengono le transazioni fraudolente e la duplicazione di criptovalute senza la necessità di una terza parte o di un ente governativo.

Come aiuta il procurement

La tecnologia blockchain consente di tracciare elementi e materiali dall’origine al prodotto finale, una funzione che si rivela essenziale per qualsiasi funzione acquisti perché può fornire una registrazione completa, affidabile e sicura di un’intera catena di approvvigionamento, non importa quanto sia complicata. Inoltre, poiché si ha accesso alla propria copia dei dati, i problemi di trasparenza, tracciabilità e coordinamento si riducono notevolmente, se non del tutto. Sono diversi gli esempi di multinazionali che hanno già fatto riferimento a questa tecnologia per tenere traccia dei propri prodotti:

Il caso Unilever
Unilever possiede piantagioni di tè in Africa e utilizza una soluzione di blockchain, Trado, per migliorare la sostenibilità e combattere la contraffazione ma soprattutto per aumentare la velocità e l’efficienza dell’attività.

Trado è il risultato di una partnership tra Unilever, Sainsbury’s e Institute for Sustainability Leadership (CISL) dell’Università di Cambridge che partito come esperimento, ha portato ad un grande successo, rendendo più trasparente la filiera del tè e riducendo i costo di finanziamento degli incentivi alla sostenibilità.

Progetti Blockchain di Walmart

Walmart ha già intrapreso diversi progetti per la tracciabilità della catena di approvvigionamento tra cui:

  • Tracciare le origini dei manghi venduti nei punti vendita di Walmart negli Stati Uniti
  • Monitoraggio delle forniture di carne di maiale in vendita nei negozi dell’azienda in Cina
  • Una soluzione di comunicazione con droni basata su una piattaforma blockchain
  • Un nuovo progetto in collaborazione con KPMG, IBM e Merck per creare una soluzione blockchain per la tracciabilità dei prodotti nelle supply chain farmaceutiche.

Tra gli obiettivi di questi progetti c’è quello di consentire risposte rapide nelle rare occasioni in cui sorgono problemi di qualità nei beni di consumo confezionati, richiedendo che i lotti vengano identificati rapidamente e messi in quarantena.

L’altra faccia della medaglia…

La blockchain in quanto tecnologia ad alta intensità di dati per quanto “promuova” la sostenibilità grazie alla trasparenza e alla tracciabilità che assicura, non può essere definita sostenibile di per sé. Come spiega Andrea Daniele Signorelli sul blog di Eni, le aziende per assicurarsi che tutte le transazioni che avvengono sulla blockchain siano autentiche, collegano decine di migliaia di computer a questa catena digitale. Per il loro lavoro di controllo, i computer vengono ricompensati proprio con dei bitcoin.

Ogni volta che sulla blockchain un computer dà avvio a una transizione, quest’ultimo riceve un “premio”, dei bitcoin . Questo perché solo un computer potrà approvare la transazione, solo quelle che per primo riesce a risolvere un complicatissimo puzzle algoritmico. Si devono quindi immaginare decine di migliaia di computer collegati alla blockchain, computer sempre più potenti per aumentare le probabilità di vincere la gara e ricevere in cambio i bitcoin. la conseguenza? Un enorme consumo energetico generato da elettricità di origine fossile.

Per cercare di sopperire a questa insostenibilità si stanno cercando strade alternativa al bitcoin per validare le transazioni: proof of stake. E sempre il blog di Eni precisa: “un meccanismo che richiede meno dell’1% dell’energia impiegata dai bitcoin per ogni singola transazione e che peraltro permette alle monete digitali di aumentare notevolmente la quantità di transazioni gestite, passando dalle sette al secondo dei bitcoin a svariate centinaia”.

 

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