Posted On 12 Marzo 2020 By In Supply Chain With 230 Views

Brexit e competenze del personale non preoccupano gli imprenditori italiani: i dati di Eurochambres

brexit e competenze del personale non preoccupano gli imprenditori italiani secondo Eurochambres

L’Eurochambres Economic Survey 2020, condotto su 53.000 imprenditori – di cui il 90% PMI – di 28 paesi europei, ha rivelato che l’Italia è la meno preoccupata dalla questione Brexit e dalla mancanza di competenze dei lavoratori. Al contrario Germania, Irlanda, Malta e Cipro temono l’uscita del Regno Unito dall’UE.

In generale, il quadro globale che emerge è meno ottimista dell’anno scorso. Le sfide principali delle aziende europee evidenziate sono la domanda interna, la mancanza di lavoratori qualificati e i costi del lavoro. Al sesto posto si assesta invece la “questione Brexit”. 

Secondo lo studio, la dimensione della forza lavoro delle società europee diminuirà a causa dell’aumento dei costi del lavoro e della carenza di lavoratori qualificati: anche gli investimenti avranno la stessa sorte. 

I cambiamenti strutturali che stanno interessando il mondo del lavoro, il modo in cui beni e servizi vengono prodotti e commercializzati e lo stesso comportamento dei consumatori che cambiano velocemente non permettono al sistema dell’Istruzione di stare al passo con la tecnologia e le pratiche commerciali che delineano nel concreto la creazione di nuovi lavori. 

Solo l’11,8% degli imprenditori italiani si preoccupa delle competenze, la percentuale più bassa in assoluto. Anche la mancanza di lavoratori qualificati, per il 37,47% una grande urgenza, per l’Italia il problema sembra non esserci. Il Bel paese sembrerebbe preoccuparsi solo nel 12% dei casi.

L’impatto della Brexit è in sesta posizione. Questo dimostra che la preoccupazione è tanta per i futuri negoziati da stabilire riguardanti le relazioni commerciali. Il dato più alto lo registra l’Irlanda con il 76%. L’Italia al contrario risponde con appena l’1%.

Le richieste degli imprenditori europei all’Europa

Leggi a favore delle PMI

  • Semplici regole sulle origini e piani d’azione specifici per l’attuazione degli scambi dovrebbero accompagnare i regolamenti e gli accordi commerciali dell’UE per garantire un quadro giuridico favorevole alle PMI.
  • Le piccole imprese europee hanno bisogno di un accesso più facile ai fondi e di una maggiore conoscenza degli strumenti finanziari al fine di aiutarli ad espandersi. 
  • La disponibilità di fonti alternative di finanziamento, in particolare di capitale di rischio, deve essere ulteriormente promossa e facilitata.
  • Nuove opportunità di investimento. L’economia circolare rappresenta un’incredibile possibilità per le nostre piccole imprese di innovare. 

Un mercato unico più forte

  • Un mercato interno più forte renderebbe gli Stati membri meno dipendenti dalla domanda interna stimolando il commercio all’interno dell’UE. 
  • Nonostante le economie europee dipendano fortemente dai servizi, questo è il settore in cui sono stati compiuti meno progressi, sia in termini di nuove regole sia nell’attuazione delle norme esistenti.

Una politica commerciale ambiziosa

  • L’UE deve perseguire una “via europea” per plasmare la globalizzazione e dare l’esempio per adattarsi a un panorama geopolitico mutevole, nonché alle aspettative in evoluzione di imprese e cittadini. 
  • Dovrebbero essere promossi ulteriori accordi di libero scambio per facilitare le relazioni commerciali con i paesi terzi, ma tali accordi non dovrebbero compromettere le norme di sicurezza dei prodotti dell’UE o avere un impatto negativo su dei prodotti dell’UE o sui produttori europei. Questo vale ovviamente per trattative su futuri rapporti commerciali con il Regno Unito.

Dipendenti qualificati

  • Uno strumento di previsione delle competenze a livello europeo potrebbe alimentare efficacemente la progettazione e la consegna dei programmi di studio.
  • La formazione professionale con una forte componente di apprendimento basata sul lavoro deve essere promossa come un percorso efficace per i giovani dall’istruzione secondaria o terziaria a tempo pieno al mercato del lavoro
  • Incentivare la formazione fornita dalle imprese, in particolare per quei settori fortemente interessati dalla digitalizzazione e dall’automazione. Ciò può essere ottenuto creando incentivi fiscali specifici o migliorando la cooperazione tra istituti di istruzione e società specializzate. 

Nuova opportunità di investimento

  • Nel settore digitale, gli investimenti in nuove tecnologie, in particolare nell’intelligenza artificiale, darebbero la possibilità alle imprese europee di essere all’avanguardia e competere con economie più forti come la Cina e gli Stati Uniti. 

 

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