Posted On 3 Maggio 2019 By In News, Supply Chain With 170 Views

Come i cambiamenti politici stanno modificando le supply chain globali

supply chain globali

Eventi come la Brexit o la guerra dei dazi hanno il potere di cambiare la geografia degli approvvigionamenti

L’ultimo Supply Chain Risk Insights Report dell’azienda di servizi e consulenza Bsi evidenzia un’interessante conseguenza dei cambiamenti geopolitici che si sono susseguiti in tutto il mondo durante lo scorso anno. L’instabilità provocata da eventi come l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e le nuove presidenze inaugurate in Messico e Brasile potrebbero, secondo il report, avere degli impatti significativi nelle supply chain globali.

La Brexit ha già creato una situazione di incertezza per gli approvvigionamenti globali, portando alcune aziende a trasferire la propria produzione o le sedi locali altrove, oppure a cercare nuovi fornitori, o a stoccare alcune merci, come i farmaci. Anche la guerra dei dazi ha portato cambiamenti nella scelta dei fornitori o ricollocamenti delle supply chain in paesi più sicuri sotto questo aspetto, ma che potrebbero nascondere altri rischi non preventivati. Il report sottolinea come il neoeletto presidente del Brasile Jair Bolsonaro abbia introdotto politiche che potrebbero mettere a rischio i diritti delle minoranze, o avere un impatto negativo sui problemi ambientali del paese, ad esempio la deforestazione. Questi elementi sono un rischio dal punto di vista della corporate social responsibility, della continuità del business e della reputazione aziendale.

Un effetto importante di questi nuovi elementi nell’assetto politico mondiale è il ruolo che l’Africa potrebbe vedersi assegnato. L’Africa, afferma il report, è spesso considerata uno degli ultimi mercati non sfruttati, frontiera di espansione per il business di attività manifatturiere e non solo. Questo potrebbe essere il momento in cui l’interesse delle aziende globali si concentrerà sempre più su questo continente. Da una prospettiva geopolitica, la Cina e la Russia hanno accresciuto di molto la propria presenza in Africa. Si pensi alla Belt and Road Initiative, il gigantesco programma di investimenti cinese che coinvolge circa 70 paesi: la maggior parte di tali investimenti è concentrata in Africa, solitamente nella forma di progetti di infrastrutture.

Anche se altri paesi in Asia rappresentano interessanti alternative ai problemi causati dallo scontro commerciale tra Cina e Stati Uniti, l’aumento dei salari e le persistenti sfide rispetto ai diritti umani potrebbero portare le aziende a rivolgersi invece all’Africa per una questione di economicità. Tuttavia, mette in guardia il report, queste aziende dovrebbero considerare la possibilità di incontrare rischi che non sono tipici delle supply chain dell’Asia e che riguardano sia la sicurezza e la continuità del business che la responsabilità sociale d’impresa.

In particolare, il report individua nel terrorismo il principale rischio che differenzia l’Africa dai paesi dell’Asia. Benché anche questi ultimi siano oggetto di attacchi terroristici, i paesi dell’Africa sono sede di circa il 23% di tutti gli episodi di terrorismo nelle supply chain nel mondo. Inoltre, le condizioni economiche unite alla scarsa capacità di controllo aumentano le possibilità di violazioni del diritto del lavoro in molti paesi africani. Anche se questo rischio è presente in percentuali simili in Asia, in Africa la salute e la sicurezza dei lavoratori è messa in pericolo anche dal frequente rovesciamento di regimi politici in molti paesi e dalla corruzione diffusa.

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