Posted On 28 Ottobre 2020 By In Supply Chain With 66 Views

Come se la cavano le PMI con il COVID-19

lettere in legno che compongono la scritta PMI

Una recente ricerca firmata da McKinsey, condotta nell’agosto 2020 e rivolta a un campione di oltre 2.200 PMI di cinque paesi europei – Italia compresa – parte con un dato sconcertante: più della metà delle imprese afferma di temere di non essere più in attività nei prossimi 12 mesi.

A motivare questa prospettiva negativa, la consapevolezza di ricavi diminuiti e dei conseguenti effetti a catena che hanno colpito circa il 70% delle PMI. Una su cinque teme di dover licenziare nel breve periodo mentre il 28% annullerà progetti di crescita, nonostante una percentuale di essi abbia usufruito degli aiuti del governo.

PMI e Covid-19, dati alla mano

Come accennato, molte aziende hanno vissuto un calo importante dei ricavi, soprattutto Italia e Spagna, rispettivamente per il 30% e il 33 %, mentre la Germania ha registrato un 23%.
Ciò nonostante alcune realtà sembrano essere più positive sul possibile miglioramento della situazione in tempi brevi, sempre in Germania dove si prevede che l’economia si contrarrà meno che altrove, il 39% delle PMI tedesche ha valutato l’economia da un po’ forte a estremamente forte; in Italia al contrario si raggiungeva uno scarso 10%.

Progetti di crescita a rischio

Il 28% degli intervistati è preoccupato di dover rimandare i propri progetti di crescita, una cifra che sale per le PMI spagnole (37%) e inglesi (30%). I settori più colpiti saranno il settore alberghiero, i servizi di ristorazione, l’arte, l’intrattenimento e il tempo libero, secondo l’indagine. Quasi il 40% delle PMI in questi settori ha affermato che sospenderanno i progetti. Lo stesso avverrà solo al 20% delle PMI nei settori come la salute, l’agricoltura e l’edilizia.

Aiutare le PMI

Sebbene molte PMI abbiano dichiarato di non sapere se saranno ancora in affari nei prossimi 12 mesi, il loro futuro sarà nelle mani dell’andamento incerto della pandemia. Nel sondaggio, a questo scopo, è stato chiesto ai partecipanti di valutare il loro comportamento in 3 diversi scenari: ricavi diminuiti, stabili, aumentati.

Ecco i risultati:

  • Se i ricavi dovessero rimanere stabili, il 55% delle PMI teme di poter chiudere entro settembre 2021.
  • Se i ricavi diminuissero di un ulteriore 10-30%, il 77% delle PMI ha dichiarato che potrebbero chiudere l’attività entro settembre 2021.
  • Se i  ricavi aumentassero dal 10 al 30 %, il 39% delle PMI ha dichiarato che potrebbero comunque cessare l’attività entro settembre 2021.

Queste possibilità potrebbero modificarsi se le PMI continuassero a ricevere sostegni da parte del governo. Una grande fetta di PMI prevede ancora di richiedere misure di sostegno: ad aggiungersi al 20% di quelle che hanno già usufruito degli aiuti, si prevede che un ulteriore 30% prevede di farlo. In Francia e in Italia, più del 35% ha ancora intenzione di candidarsi, mentre nel Regno Unito e in Germania la cifra è rispettivamente del 20% e del 25%.

Il futuro delle PMI

I governi adotteranno approcci differenti per supportare le proprie PMI per garantire loro sopravvivenza immediata e forza a lungo termine. Mano a mano che la crisi perderà potenza, le autorità potrebbero decidere di rafforzare la resilienza delle aziende, aiutandole a trovare nuovi mercati o progredire nella digitalizzazione. Il potenziale c’è, basterebbe non sprecarlo. La sorte dei paesi è nelle mani dei singoli governi.

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