Posted On 11 Aprile 2022 By In Supply Chain With 75 Views

Conservare le risorse per mitigare l’inflazione e la carenza di forniture

Carenza di materie prime, inflazione, volatilità dei mercati: secondo Gartner i responsabili della catena di approvvigionamento dovrebbero adottare strategie di conservazione delle risorse per mitigare l’impatto dell’instabile situazione attuale.

Come affermato da Gartner in un suo recente articolo, a lungo termine sarà necessario che i Cpo e i loro team svolgano un lavoro proattivo nella gestione del rischio dei fornitori e della catena di fornitura. Ciò richiederà un approccio equilibrato tra strategia di approvvigionamento e progettazione della rete, piuttosto che la spinta incessante all’efficienza dei costi e al consolidamento dei fornitori che hanno dominato l’era della globalizzazione.

Sarah Watt, analista senior director di Gartner’s Supply Chain Practice, ha dichiarato: “I Csco prevedono che gli aumenti dell’inflazione e la continua carenza di forniture porteranno a ulteriori sfide di produzione e all’inefficacia delle spedizioni”.

Una serie di problematiche dovute da un lato alla domanda di beni in costante aumento, dall’altra all’offerta sempre più ridotta, nonché alla pressione crescente da parte di stakeholder interni ed esterni per rendere le reti di approvvigionamento più sostenibili.

La conservazione delle risorse è quindi un fattore chiave per mitigare queste criticità.

Gartner suggerisce tre strategie che i Csco – Chief supply chain officer possono implementare per far fronte alle sfide imminenti:

 

  1. Rallentare il consumo primario impiegando modelli di economia circolare

Come afferma Gartner, finora, il progresso economico si è basato sul consumo lineare e sul modello “prendere, produrre, smaltire”. Tuttavia, stiamo assistendo ad un lento ma costante spostamento verso modelli di economia circolare. A tal proposito, Sarah Watt sostiene: “L’economia circolare offre un’opportunità per disaccoppiare le materie prime dalla crescita. Le attività di economia circolare vanno dai modelli as-a-service, al ritorno incentivato e al consumo collaborativo”.

Un altro aspetto importante è rappresentato dalla proprietà dei prodotti dopo il loro utilizzo, soprattutto se contengono materie prime pregiate. Infatti, la Watt suggerisce l’importanza di prendere il controllo di questi materiali; così facendo le aziende possono diventare più resilienti contro la carenza di forniture, utilizzando materiali di “fine vita” come copertura contro problemi di inflazione e disponibilità.

Prima di intraprendere una strategia di economia circolare, Sarah Watt raccomanda di valutare gli impatti ambientali, finanziari e sociali a livello di prodotto e servizio, sostenendo la necessità per i Csco di definire i migliori “candidati” per la circolarità, per evitare di creare un maggiore carico ambientale anziché ridurlo.

 

  1. Trattare i rifiuti come un bene generatore di valore

Con i vincoli di fornitura che continuano a incidere sugli acquirenti, i Csco devono capitalizzare il valore potenziale dei rifiuti e considerarli una risorsa preziosa. La capitalizzazione del valore può essere ottenuta costruendo partnership ecosistemiche con appaltatori di rifiuti, fornitori e innovatori. Alla luce della nuova legislazione sulla responsabilità del produttore e le modifiche alla regolamentazione dei rifiuti, i professionisti della filiera dovrebbero cercare delle strategie per ottenere il controllo dei flussi di rifiuti e utilizzare questi materiali di scarto in modo efficace.

 

  1. Preservare il capitale naturale

Il capitale naturale è lo stock mondiale di risorse naturali che comprende geologia, suolo, aria e acqua e vegetazione, su cui le organizzazioni fanno affidamento per la produzione di alcuni beni e servizi. Senza scorte di capitale naturale, le catene di approvvigionamento non funzionerebbero.

Partendo da questa considerazione, i Csco devono cambiare le loro relazioni con il capitale naturale e concentrarsi su attività come la riduzione della perdita di biodiversità, la lotta alla deforestazione o l’esplorazione dell’agricoltura rigenerativa. “Il rischio oggi è che i Csco spendano le materie prime più rapidamente di quanto possano rigenerare e le catene di approvvigionamento devono assicurarsi che non distruggano la base stessa della loro attività”, ha concluso Sarah Watt.

 

 

 

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